ATTUALITÀ

Camicie e scienziati (e scienziate)

La camicia di Matt e il ruolo pubblico degli scienziati

retro-science-fiction-covers-20ATTUALITÀ – Perché Matt Taylor non doveva mettersi quella camicia?* Le risposte sono due, ed entrambe riguardano aspetti fondamentali del fare scienza oggi.

La prima è che le scienziate e gli scienziati hanno un ruolo pubblico che implica grandi responsabilità nei confronti della società. Questo ruolo e questa responsabilità sono un elemento imprescindibile della ricerca, tanto più in situazioni come quella del grande evento del contatto con la cometa, a cui hanno assistito milioni di persone da tutto il mondo. Matt Taylor in quel momento non era un cittadino come tanti altri ma rappresentava l’European Space Agency di fronte al mondo, e come tale ci si sarebbe aspettato un comportamento appropriato al ruolo. La sua camicia e il suo modo di parlare, con allusioni di gusto più che dubbio, non soddisfano certo questi requisiti. È possibile che lui nella vita privata apprezzi questo tipo di abbigliamento e sia considerato un gran simpaticone o magari uno stereotipato scienziato eccentrico. E nella vita privata chiunque dei suoi colleghi e conoscenti sarebbe libero di condividere o meno questo suo gusto. Ma non è vero, come certi sostengono, che ognuno è libero di presentarsi come preferisce, non quando svolge un ruolo pubblico e rappresenta un’istituzione. Ci si chiede anche: perché nessuno dell’ESA non l’ha obbligato a cambiarsi la camicia?

E la seconda risposta riguarda ovviamente la misoginia, espressione di un sessismo diffuso e più o meno latente in tutta o quasi la comunità scientifica dove le donne sono ancora molto discriminate. E questo, purtroppo, è un fatto (si veda al proposito i periodici rapporti europei She figures. Gender in research and innovation, o il recentissimo The Global Gender Gap Report 2014. La camicia decorata con fantascientifiche donne seminude in pose oscene diventa ancora più esplicita se si associa alle parole con cui Matt Taylor descrive Rosetta: “la missione più sexy che ci sia mai stata. Lei è sexy, ma non ho mai detto che sia facile” con ovvie allusioni sessuali (l’originale è “the sexiest mission there’s ever been. She’s sexy, but I never said she was easy.” Si noti l’uso del pronome “she” femminile). Anche qui la responsabilità dello scienziato è enorme e questo tipo di comportamenti hanno ricadute spaventose su intere generazioni di bambine e ragazze che continueranno a pensare che la scienza non è cosa per loro. Certo: chi si sentirebbe inclusa, rispettata e accettata in un ambiente in cui è ammesso ostentare pubblicamente immagini e parole di questo tipo? La conclusione è “Science is NOT a girl thing…”

Penso che agli scienziati e alle scienziate dovrebbero essere forniti gli strumenti (linee guida, corsi di formazione, istruzioni precise ecc.) per essere più consapevoli su questi temi così delicati e così importanti.

Shirts and scientists

Why did Matt Taylor have to put on that shirt?** There are two answers. And both relate to fundamental aspects of doing (this word looks strange – how about “fundamental aspects of being a science professional today) science today.

The first is that scientists, male and female, have a public role that involves great responsibility towards society. This role and responsibility are essential elements of research, especially in situations like that of the great event of the landing on the comet, which was watched by millions of people around the world. Matt Taylor at that time was not a citizen like any other but represented the European Space Agency to the world. Behaviour more appropriate to this role would have been expected. His shirt and his way of speaking, with allusions of very bad taste, do not meet these requirements. It is possible that in private life he appreciates this type of clothing and is considered a very funny guy or maybe a stereotypical eccentric scientist. Any of his colleague and acquaintances in private life would be free to share (or not) his tastes. But it is not true, as some claim, that everyone is free to show up in public life as he prefers – not when playing a public role and representing an institution. One wonders also why no one at ESA forced him to change his shirt?

The second response obviously relates to misogyny, an expression of widespread and latent sexism in all or most of the scientific community, where women are still discriminated. This, unfortunately, is a fact (see the periodic European reports She figures. Gender in research and innovation , or the recent The Global Gender Gap Report 2014).

Matt’s shirt was decorated with half-naked science fiction women in obscene poses and becomes even more explicit if you associate the words with which Matt Taylor describes Rosetta: “the sexiest mission there’s ever been. She’s sexy, but I never said she was easy.” (Note the use of the female pronoun “she”). The responsibility of the scientist is enormous and this type of behavior has dire consequences on generations of girls who continue to think that science is not for them. Of course: who would feel included, respected and accepted in an environment in which it is admitted in a public display images and words of this kind? The conclusion is “Science is NOT a girl thing …”

I think scientists should be given the tools (guidelines, training, clear instructions etc.) to be more aware of these issues that are so delicate and so important.

* Per chi non avesse seguito al vicenda, Matt Taylor uno degli scienziati principali della missione Rosetta che ha portato Philae sulla cometa, durante la presentazione pubblica in diretta ha indossato una camicia disegnata con donne seminude in pose oscene nonché ha mostrato ampi tatuaggi con temi simili. Ha suscitato polemiche in tutto il mondo.

** For those who haven’t followed the story, Matt Taylor, one of the leading scientists of the Rosetta mission that led Philae on the comet, during the live public presentation wore a shirt designed with half-naked women in obscene poses and shown large tattoos with similar themes. It has sparked controversy around the world.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

7 Commenti

  1. Quelle sarebbero pose oscene? Sono pose provocanti, a voler essere proprio maliziosi. Ma le donne latitano in scienza non perchè gli uomini le deridono. Le donne latitano in scienza perchè fin da piccole insegnano loro che le scienze, la tecnica e l’ingegneria sono affari da uomini, sono cose con cui ci si sporca le mani e i vestiti. Sembra una battuta da anni ’40 del secolo scorso, e invece è ancora tremendamente attuale questo pregiudizio.
    Io, da donna di scienza, ingegnere e appassionata di informatica sin da bambina, non mi sono MAI sentita discriminata in nessun momento della mia carriera.

  2. Non vi sembra un po’ eccessivo affermare che generazioni di bambine e ragazze non considereranno la scienza come una cosa per loro per il fatto che Taylor abbia dato una connotazione femminile (“She”) al nome della sonda (Rosetta, che per l’appunto è femminile)?
    Da donna che lavora nel mondo della scienza, onestamente, non mi sento affatto offesa nè dal modo di Taylor di descrivere la missione nè dalla sua camicia e nemmeno dal fatto che nel suo immaginario una donna sexy possa essere facile (visto il suo appunto). Forse il problema per la collettività nasce nel momento in cui vengono tacciate di misoginia situazioni del genere piuttosto che cose ben più gravi che avvengono negli ambienti di lavoro e che sono sotto gli occhi di tutti. Mettendo in evidenza eventi di questo tipo si educano le persone al pregiudizio.

  3. Scusate, ma dove sono le “pose oscene” nei disegni della camicia di Matt Taylor, fatta a mano da una sua amica? Io non riesco a vederle. Mi sembrano le tipiche pose da modelle pin-up, ben lontane dall’osceno, che letteralmente è qualcosa che “offende gravemente il senso del pudore”.
    Stiamo parlando del pudore del mondo arabo integralista o dell’occidente?
    Sì, per parlare in pubblico a nome di una istituzione quella camicia non è una buona scelta, ma non ci vedo una discriminazione sessuale.
    “intere generazioni di bambine e ragazze che continueranno a pensare che la scienza non è cosa per loro.”
    E perché mai?
    “Certo: chi si sentirebbe inclusa, rispettata e accettata in un ambiente in cui è ammesso ostentare pubblicamente immagini e parole di questo tipo?”
    Scusi, Simonetta, ma dato che immagini e parole di questo tipo ci circondano tutti i giorni e su tutti i media in tutto l’occidente, ci vuol far credere che le donne non si sentono incluse, rispettate e accettate in TUTTO L’OCCIDENTE?
    O è così, e allora il problema è enorme e non vedo come possa far differenza una camicia, oppure queste immagini e parole non danno fastidio nella vita quotidiana e su tutti i media, e quindi non dovrebbero dar fastidio neanche nel caso di Matt Taylor.

  4. Gioire del fatto che Fabiola Gianotti sia a capo del CERN con la chiave di lettura del “è una donna” è forse meno sessista? Continuare a scrivere che Samantha Cristoforetti è la prima donna italiana astronauta invece? Definire “donne nude in pose oscene” delle pin-up per nerd (nerd che portano lander sulle comete) è a dir poco eccessivo. Quando riusciremo a passar sopra a queste sciocchezze concentrandoci magari su Alessandra Moretti, che ha detto che far politica in modo femminile è andare dall’estetista, forse capiremo cosa mette in cattiva luce e scoraggia le donne davvero. O che i punti su cui concentrarsi sono forse altri come la questione dell’occupazione, dell’ottenere una maternità davvero tutelata. Concludo sottolineando quanto ho trovato nauseante la conclusione di un altro articolo critica alla famigerata camicia, quello di Anna Meldolesi: “Ma tu guarda come un uomo tanto intelligente può fare la figura del pirla, ho pensato io. A Fabiola Gianotti non sarebbe potuto accadere”. Chiamarla in causa in questo modo come se fosse una paladina rosa dei diritti delle donne e della sobrietà è mille volte più sessista di qualsiasi camicia.

  5. Il ruolo pubblico degli scienziati è di fare gli scienziati. La camicia di Matt Taylor non dice nulla sulla bravura dello scienziato che la indossa. E non dice nulla nemmeno della sua mentalità nei confronti del genere femminile. Sono solo disegni di donne in pose provocanti. Non sono disegni che incitano, per esempio, a discriminare donne nel mondo del lavoro perchè potrebbero rimanere incinte. Discriminazione che spesso viene attuata da uomini in giacca e cravatta.

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