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Da grasso cattivo a grasso buono grazie al freddo

È presto per togliersi la giacca e correre in mezzo alla neve, ma in futuro potrebbe aprirsi la strada a un nuovo target per dei farmaci contro malattie come il diabete di tipo 2

10777659226_9cba260830_zRICERCA – In situazioni in cui la temperatura è molto rigida il tessuto adiposo bianco, quello “cattivo” che immagazzina le calorie di troppo, può diventare tessuto adiposo bruno. “Buono” ed efficiente nella creazione di energia. Il ruolo che entrambi svolgono è già stato ampiamente documentato in passato, ma finora non sapevamo che si potesse passare da una tipologia di grasso all’altra grazie al freddo. Una scoperta (anche se al momento limitata a uno studio sui topi) che potrebbe rivelarsi molto interessante nello sviluppo di farmaci per le malattie legate all’obesità.

I ricercatori hanno marcato delle specifiche popolazioni di cellule, sia indifferenziate che adipociti già differenziati, in un gruppo di topi. Poi li hanno esposti a un ambiente freddo, per controllare se le cellule in questione sarebbero diventate adipociti bruni nei vari tessuti adiposi che si trovano nel corpo.

Nel tessuto adiposo bruno le cellule progenitrici marcate dagli scienziati si sono divise come previsto, diventando tutte nuovi adipociti bruni tramite un processo mediato dal sottotipo di un recettore. Al contempo il 30% degli adipociti che erano bianchi prima che i topi fossero sottoposti al freddo è rapidamente diventato bruno.

“Gli adipociti possono avere molte tipologie di fenotipi metabolici, in base non solo alle condizioni fisiologiche ma anche alla loro collocazione nel corpo”, spiega James G. Granneman del Center for Integrative Metabolic and Endocrine Research della Wayne State University School of Medicine in Detroit, co-autore della ricerca pubblicata su FASEB Journal. “Il nostro obiettivo a lungo termine è comprendere a pieno questa flessibilità cellulare e metabolica, per poter trattare quei disordini metabolici che sono legati al grasso disfunzionale. Come il diabete di tipo 2”.

Ma non è ancora giunto il momento di togliersi la giacca e il maglione e affrontare il freddo per beneficiare la nostra salute, avvertono gli autori. Specialmente perché non sappiamo se sugli esseri umani si verificherà lo stesso cambiamento osservato sui topi, anche se è proprio in questa direzione che saranno orientate ora le ricerche. Verso nuovi target per i farmaci.

@Eleonoraseeing

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Jane Ramsden, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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