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Imparare con il corpo: il processo cognitivo è influenzato dalla postura

Uno studio americano dimostra per la prima volta che l’apprendimento e la memoria sono influenzati dalla postura corporea

12859362674_476c75794b_zRICERCA – Un gruppo di studiosi del processo cognitivo dell’Indiana University ha scoperto che la postura è fondamentale nelle prime fasi dell’acquisizione di nuove conoscenze. La ricerca, recentemente pubblicata sulla rivista PLoS ONE, aveva come obiettivo la determinazione del ruolo svolto dalla posizione del corpo nella capacità del cervello di associare e memorizzare i nomi degli oggetti.

I ricercatori hanno applicato un approccio innovativo: usando un modello robotico che simula i meccanismi di apprendimento e memoria del cervello dei neonati, sono stati in grado di studiare come gli “oggetti della conoscenza”, cioè le parole o la memoria degli oggetti fisici, siano legati alla posizione del corpo. Gli studiosi hanno dimostrato la propria tesi attraverso una serie di esperimenti: posizionando gli oggetti da memorizzare sempre nella stessa posizione, e quindi facendo assumere al corpo sempre la stessa postura, sia i robot che i bambini hanno imparato ad associare correttamente gli oggetti al proprio nome. Al contrario, quando l’oggetto è stato mostrato in posizioni ogni volta differenti né i robot né i bambini sono stati in grado di apprendere correttamente, associando oggetto e nome con una probabilità statisticamente molto simile all’associazione casuale. Lo studio dimostra quindi che la coerenza tra la postura del corpo e la relazione spaziale dell’oggetto nel momento in cui viene mostrato e nominato ad alta voce sono critiche perché la connessione tra l’oggetto e il nome avvengano con successo.

Numerosi studi avevano finora suggerito che la memoria è strettamente legata alla posizione di un oggetto ma finora nessuno aveva dimostrato che anche la posizione del corpo è fondamentale per l’apprendimento o che, se si sposta l’oggetto, lo si può dimenticare. Osservando il comportamento dei bambini, gli studiosi hanno inoltre concluso che i neonati usano la posizione del proprio corpo nello spazio per collegare le idee.

La creazione di un modello di robot per l’apprendimento infantile ha implicazioni di vasta portata in quanto può essere sfruttato anche per capire come lavora il cervello dei giovani. Non solo: lo stesso approccio può essere utilizzato anche per approfondire il rapporto tra il cervello, il corpo e la memoria e soprattutto contribuire alla ricerca sui disturbi dello sviluppo, in cui le difficoltà di coordinazione motoria e sviluppo cognitivo sono ben documentati, ma poco conosciuti.

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Donnie Ray Jones, Flickr

Laura Mosca
Laureata in Biologia Molecolare e PhD in Translational and Molecular Medicine presso l’Università di Milano-Bicocca. Ho lavorato presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano e il laboratorio di Biologia Molecolare dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano partecipando a studi relativi alla caratterizzazione molecolare di neoplasie oncoematologiche. Attualmente collaboro come scientific writer presso alcune riviste online in ambito salute e benessere.

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