AMBIENTE

A caccia di paesi fantasma nella Penisola

La storia di Fabio Di Bitonto, ghost town hunter

AMBIENTE – La stampa tedesca l’ha soprannominato “l’Indiana Jones italiano” ma a lui questo paragone proprio non va giù. Sì, perché Fabio Di Bitonto, classe ’83, non saccheggia città perdute come il noto professor “Indi” del grande schermo: le riporta in vita. Dal 2010 a oggi, infatti, l’impavido ragazzo campano che di professione fa il geologo, ha intrapreso un percorso molto singolare. Va alla ricerca di paesi e di luoghi abbandonati sparsi in tutta la Penisola. Dopo averli individuati, li fotografa, li mappa (senza mai rivelare con esattezza le coordinate geografiche, per preservarli da eventuali atti vandalici), e poi ne racconta la storia e le cause dello spopolamento sul suo sito Paesi fantasma. Una passione nata un po’ per caso, quella del giovane napoletano. Comune a molti, soprattutto oltreoceano dove i ghost town hunter – alla lettera “cacciatori di città fantasma” – sono migliaia, e sbocciata durante un’inaspettata escursione a Roscigno vecchia, in Cilento. «È stato il mio primo borgo abbandonato», racconta Di Bitonto, che oggi ha all’attivo la riscoperta di più di 1500 città italiane perdute su un totale di 6000 (inclusi stazzi e alpeggi), censite dall’Istat.

Un episodio isolato, quello di Roscigno, che trova seguito solo due anni dopo con la visita a Cavallerizzo di Cerzeto, in Calabria, nei pressi di Cosenza, dove si era recato per partecipare a un progetto universitario sullo studio delle frane. È qui che Di Bitonto decide di approfondire la propria passione, e le competenze ambientali acquisite giocano un ruolo fondamentale. «Quando vado in questi luoghi ritrovo i segni tangibili delle materie che ho studiato», ricorda il nostro ghost town hunter. Gran parte dei paesi abbandonati presenti in Italia e nel mondo, infatti, sono divenuti “fantasma” in seguito a dissesti idrogeologici, alluvioni e terremoti. Proprio come è accaduto nel borgo che ha iniziato l’attività del “cacciatore”, Cavallerizzo di Cerzeto, paese di origine albanese edificato nella metà del XV secolo e abbandonato nel 2005 a causa di una serie di episodi franosi che, nel tempo, hanno costretto i cittadini a delocalizzare il comune. Tuttavia, a esercitare un irresistibile fascino sugli amanti del genere non sono solo i borghi. Sul suo sito, Di Bitonto dedica una vera e propria sezione anche a edifici e strutture dismesse, come l’Ospedale dei dannati, in Puglia, la cava Henraux in Toscana o il manicomio di Collegno in Piemonte. Luoghi di cui Di Bitonto offre un’istantanea, un fermo immagine di ciò che resta dai tempi dell’abbandono e che consente ai lettori di tornare indietro con la memoria.

Ma perché questi posti ci intrigano così tanto? «La chiave dell’interesse verso i luoghi dismessi risiede nel fascino che l’occulto, l’ignoto e il misterioso esercitano su di noi», ricorda il geologo, che però sottolinea come la sua attività, pur tenendo conto dell’aspetto antropologico e culturale dei paesi rinvenuti, si discosti da leggende e credenze popolari. «È importante narrare aneddoti e circostanze legate alla riscoperta ma occorre non allontanarsi mai dal racconto fedele della storia del luogo: come è nato, la fase di crescita e, infine, la sua morte». Il sito Paesi fantasma diviene così un archivio, in grado di fornire uno spaccato storico di un’Italia che non c’è più.

Ma Di Bitonto non è un lupo solitario. «In Italia i ghost town hunter sono circa una decina. Ci scambiamo informazioni, spesso collaboriamo», racconta. Il contributo maggiore, poi, arriva dai lettori che attraverso foto e segnalazioni partecipano in prima persona al processo di riscoperta. Un processo che, tuttavia, non soddisfa ancora appieno le ambizioni del giovane geologo: «Mi piacerebbe poter fare di più per questi luoghi. Riuscire a riportarli davvero in vita, non solo con le parole».

@MillyBarba

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Fabio Di Bitonto

Milly Barba
Comunicatrice scientifica, social media manager e speaker radiofonica. Curo la rubrica #SenzaBarriere dedicata al tema disabilità.

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