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Nei boschi trentini con l’orso

Se lo incontri devi nasconderti o fare rumore? Dall'ultimo Rapporto Orso alle nuove cucciolate del Trentino, un po' di cose da sapere sul più grosso carnivoro d'Europa

C. Frapporti
APPROFONDIMENTO – Cattura e captivazione oppure abbattimento: è la sorte che aspetta l’orso che il 10 giugno a Cadine, frazione di Trento, ha aggredito un 45enne che stava camminando nel bosco insieme al suo cane, ferendolo gravemente. Pochi giorni prima un altro uomo aveva incrociato un orso a Zambana, nei boschi della Val Manara, e ne era uscito con una ferita al braccio. Due vicende che hanno fatto presto a riaccendere gli animi di entrambe le parti, fresca ancora la storia di Daniza e il punto sul LIFE Ursus per la reintroduzione dell’orso bruno (Ursus arctos).

La LAV già accusa la Provincia di agire sull’onda dell’emotività, facendo notare che l’uomo aggredito, Wladimir Molinari, ha detto di aver “alzato le braccia al cielo e urlato con tutto il fiato che aveva in gola”, proprio quello che gli esperti dicono di non fare davanti a un orso aggressivo, che così facendo reagirà perché si sente minacciato. Il 16 giugno i vertici della Provincia di Trento hanno incontrato a Roma il ministro dell’ambiente Galletti per parlare di una revisione del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali), includendo le regioni limitrofe per meglio gestire la popolazione ursina.

L’orso è la femmina KJ2 

Intanto l’orso problematico di Cadine è stato identificato: è KJ2, una femmina di 12 anni figlia di Kirka e Joze, due dei primi 10 plantigradi catturati in Slovenia e rilasciati in Trentino all’inizio del progetto LIFE. Kirka è arrivata nel 1999 (in foto il suo rilascio) insieme al maschio Masun, mentre Joze è stato rilasciato (insieme a Daniza e un’altra femmina, Irma) nel 2000. Riconosciuto l’orso si aprono nuove ipotesi legate al suo comportamento, perché proprio quest’esemplare fa parte dei tre investiti sulla strada nel corso del 2014. Come si legge sull’ultimo Rapporto Orso (consultabile per intero qui) KJ2 era stata investita in località Vecchio Mulino il 2 ottobre: nonostante un tempestivo intervento sul luogo con i cani da orso non è stato possibile seguirne le tracce, il che ha fatto supporre si fosse allontanata. Le sue condizioni di salute erano rimaste ignote.


In attesa di un prossimo tavolo tecnico, in Trentino si lavora per garantire la sicurezza di tutti, orsi e persone: sapere come comportarsi in presenza del plantigrado è fondamentale non solo per i turisti, anche per i locali. L’orso non vive più solo sugli stemmi e statue di comuni trentini come Andalo, ora è un simbolo al 100% perché sul territorio c’è davvero. Ma da questo punto di vista la situazione sembra essersi ribaltata: “se all’inizio del progetto tre persone su quattro erano d’accordo con la reintroduzione, ora i numeri sono l’esatto opposto specialmente nelle valli”, spiega a OggiScienza Claudio Groff del Servizio Foreste e Fauna della PAT. “E quando si parla di grandi carnivori, l’accettazione sociale è un punto cardine”.

Attenti all’orso. Ma quanti sono?

Quello che preoccupa le persone ora è la sicurezza del poter andare per boschi senza subire un attacco, motivo per il quale continua una campagna di informazione: cartelli che avvertono del pericolo e un decalogo sul cosa fare nei luoghi in cui l’orso è presente. “Si tratta di continuare a informare spiegando come si comporta l’orso e cosa dobbiamo fare noi quando è nei dintorni o ci ha visti”, commenta Groff. “Tutto quello che è successo dall’inizio del progetto era previsto, comprese le aggressioni e gli animali problematici, ma la gente è sempre più lontana dall’idea di natura. Quando l’orso fa l’orso, diventa un problema”.

Tra agricoltori e allevatori è diffusa l’idea che gli orsi siano diventati “troppi” e che il problema di gestione derivi da questo. La popolazione in realtà si colloca tra i 41 e i 51 animali -41 quelli riconosciuti con certezza dalle analisi genetiche su peli, feci o tessuti- e non è ancora vitale, ovvero non ha raggiunto il numero minimo di individui necessario per una sopravvivenza a lungo termine (40-60). Rispetto alle cinque del 2014, il 2015 è stato un anno da record per le cucciolate, che nascono tra gennaio e febbraio dopo sette-otto mesi di gestazione, quando la madre è ancora nella tana: ne sono state contate otto con 12-13 cuccioli, anche se due di questi insieme alla madre sono stati uccisi da un maschio che cercava di accoppiarsi. La seconda buona notizia portata dalle analisi genetiche condotte dall’ISPRA è che i due cuccioli di Daniza sono vivi: hanno superato l’inverno e ora hanno circa 16 mesi.

Dal 2014 la PAT ha iniziato a collaborare con la sezione di Zoologia dei Vertebrati del MUSE per approfondire alcuni aspetti legati all’ecologia e alle dinamiche di popolazione degli orsi. Uno studio basato sui dati delle hair snares, le 100 trappole per peli (piccoli “recinti” di filo spinato) presenti sul territorio, in cui rimangono impigliati i peli degli orsi e degli altri animali: hanno stimato l’home range delle femmine a circa 173 chilometri quadrati, quello dei maschi a oltre 2000. Sembra per ora che l’altitudine non influenzi in modo significativo la distribuzione degli orsi, anche se sappiamo che durante l’estate, quando è alta la disponibilità di specie erbacee come ombrellifere, graminacee e rosacee, gli orsi tendono a frequentare le zone a quote più elevate. Durante l’autunno, quando le temperature si fanno più fresche, l’orso scende vicino al fondovalle soprattutto se ci sono molti frutteti (nella valle dello Sporeggio, zona molto gradita agli orsi, si erano rifugiati nel 1997 gli ultimi tre esemplari sopravvissuti in Trentino. Erano anziani e incapaci di riprodursi).

Un po’ di numeri tra orso e recinzioni

“Il problema dell’accettazione sociale nasce ben prima di Daniza”, spiega Groff, “già nel 2011 la gente aveva cambiato idea”, complice l’influenza di quei partiti politici che hanno calcato la mano sui danni da orsi, persino quando per entità erano minori di quelli causati da altre specie come i cervi o i caprioli. C’è poi chi offre una prospettiva del tutto diversa sulla faccenda, come il trentino Elio Endrizzi, che da anni “incrocia” la strada degli orsi nella sua attività di apicoltore. “Dieci anni fa una mamma orsa è arrivata nei pressi del paese con i suoi tre piccoli, stavano di fronte alle arnie e lei insegnava loro come nutrirsi. Noi non abbiamo paura ma non eravamo abituati all’idea di dover recintare le arnie per proteggerle. Però è anche corretto dire che dall’orso ti difendi, dai pesticidi no”. Nel 2014 la squadra di emergenza istituita per l’orso è stata attivata 55 volte: tre interventi codice rosso per una possibile cattura, uno per un investimento su strada, altri 40 (il 72%) per seguire gli spostamenti di Daniza e informare la popolazione.

Nel 2014 gli indennizzi per i danni da orso liquidati dalla PAT, che gestisce efficacemente i risarcimenti ad allevatori e agricoltori locali, sono stati complessivamente 89.000 €. I dati raccolti confermano che ad attaccare bovini ed equini sono sempre orsi maschi. Nel 33% dei casi, grazie al materiale organico, le analisi genetiche hanno permesso di identificare l’identità dell’animale: tutti dati che vengono raccolti e tornano utili nel momento in cui bisogna stabilire se un orso è effettivamente problematico e come intervenire. 48.000 € invece (dei quali il 60% dai fondi europei per il progetto LIFE) la spesa sostenuta per opere di prevenzione come i recinti elettrificati, che per motivi gestionali non fanno il loro lavoro: il 67% di queste opere è stato controllato per verificarne il funzionamento e solo l’82% è risultato effettivamente installato, con il 42% di queste che aveva batterie scariche, non funzionanti o assenti. Il 26% delle recinzioni installate non era stato disposto nel modo corretto, lasciando spazio per intrusioni dell’orso.

Cosa fare se lo incontri?

Conoscere l’orso è la via per una convivenza sostenibile, per noi e per loro. Se lo si avvista a poca distanza (meno di 30 metri) è probabile che non ci abbia visti e che reagisca, colto di sorpresa, per autodifesa. Specialmente se è una femmina con i cuccioli. Perciò è importante fare rumore quando si va per boschi: la natura schiva dell’orso lo farà tenere alla larga. Assolutamente no ai movimenti bruschi, non è opportuno correre -l’orso si arrampica sugli alberi e raggiunge i 50 km/h. A meno che non si abbia un riparo come un automobile vicino non avrebbe senso- o muoversi in modo concitato. Colpirlo peggiorerebbe l’intensità del suo attacco perciò bisogna rimanere fermi, coricati a terra e proteggersi la testa con le braccia. Così capirà che non siamo una minaccia. Se si alza sulle zampe posteriori, per quanto impressionante, bisogna mantenere la calma: è curioso, non aggressivo.

Un altro punto fondamentale è ovviamente non disperdere rifiuti e cibo nell’ambiente e non tentare di attirare l’orso con del cibo per fotografarlo (non solo è pericoloso, è vietato dalla legge). Allo stesso modo l’orso potrebbe reagire male se ci avviciniamo mentre sta mangiando. Ultimo ma non per importanza, i cani vanno tenuti al guinzaglio: se sciolti potrebbero avvicinarsi troppo all’orso, allarmarlo e, nel ritornare da noi, portarlo con sé. Questo potrebbe scatenare un comportamento aggressivo. Chi chiamare: in caso di avvistamento dell’orso o delle sue tracce il numero da contattare al Servizio Foreste e Fauna PAT è lo 0461/495940. In caso di emergenza orso c’è invece il numero attivo 24h 335/7705966, per avere l’aiuto di una squadra di persone appositamente formate che potranno, se necessario, dissuadere o catturare l’animale.

L’orso non è né buono né cattivo, è semplicemente un animale selvatico. Per convivere con lui è quindi opportuno conoscere e osservare alcune regole (da Amico orso, Guide del Parco, Parco Naturale Adamello Brenta)

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Il ritorno del lupo in Lessinia

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: C. Frapporti, Provincia Trento

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

7 Commenti

  1. […] Come recita il sottotitolo, si tratta di un racconto trentino. Il Trentino infatti è co-protagonista insieme all’orso. Non solo per via di alcuni territori, seppur non molto estesi, che possono essere considerati luoghi di wilderness. “In Europa e in Italia di wilderness ce n’è poca – afferma l’autrice – e il Trentino non fa eccezione. Tuttavia qualcosa c’è e nel mio viaggio sono stata in zone così: per esempio alcuni sentieri nel tragitto verso il Santuario di San Romedio, alcuni scorci del lago di Tovel, oppure alcune zone dei monti Lagorai”. Il Trentino è protagonista anche perché ha un rapporto particolare con gli orsi: il Santuario di San Romedio, per esempio, ha ospitato e continua ad ospitare orsi. Il Trentino ha ospitato dal 1996 un programma di ripopolamento degli orsi nell’ambito del progetto europeo URSUS, finanziato con i fondi del programma LIFE (ne abbiamo parlato qui). […]

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