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Incentivi ambientali agli agricoltori, si o no?

Tra consumo d'acqua, di terra e fertilizzanti l'agricoltura ha un impatto ambientale enorme. Dei sussidi agli agricoltori per lavorare in modo più sostenibile potrebbero essere una soluzione

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AMBIENTE – Di recente ci siamo occupati spesso del connubio tra ambiente e agricoltura, sotto vari aspetti: le conseguenze del cambiamento climatico sulle coltivazioni europee, le buone pratiche per aumentare la sicurezza alimentare (a partire dai campi) senza distruggere la biodiversità, i sistemi di irrigazione che fanno risparmiare acqua e migliorano la qualità del prodotto finale. Una nuova ricerca pubblicata da poco su PLoS Biology “abbraccia” molte di queste tematiche partendo dal coinvolgimento degli agricoltori e delle grandi aziende agricole: e se tramite degli incentivi economici li convincessimo a mitigare il loro impatto sull’ambiente, si sono chiesti i ricercatori, rendendo la produzione più sostenibile?

Alcune delle proposte sono facili da intuire: ridurre l’utilizzo di fertilizzanti, per esempio, e non convertire tutto il territorio in terreni per le coltivazioni ma proteggere la biodiversità, promuovendo così la conservazione e la tutela dell’ambiente. A basse emissioni di gas serra.

Il gruppo composto da Andrew J. Tanentzap, Anthony Lamb, Susan Walker e Andrew Farmer, tutti ricercatori dell’Università di Cambridge, voleva provare per la prima volta l’efficacia di questa strategia, implementandola a livello nazionale: hanno scoperto che potrebbe funzionare, ma bisogna cambiare il sistema dalla base. Per esempio, spiegano, circa il 20% del valore della produzione agricola nell’Unione Europea viene finanziato dalle tasse dei cittadini. Eppure meno dell’1% è destinato “all’ambiente”, o meglio, a iniziative ambientali che possano rimediare alle emissioni e ai danni causati dalle attività agricole.

Questo, fanno notare i ricercatori, nonostante l’agricoltura sia il settore economico che più di ogni altro compromette l’ambiente.

E che dire dei fondi per l’agricoltura, con il modello in uso oggi? Lo studio guidato da Farmer li descrive come un perverso sistema di sussidi, che promuove nel breve e lungo termine solamente azioni negative per l’ambiente (e onerose per l’economia). Il consumo di acqua (l’irrigazione da sola conta per il 70% dell’utilizzo mondiale di acqua dolce) dovrebbe essere tassato, e qualsiasi sussidio andrebbe dato solamente a condizione che venga impiegato sia per tutelare la terra che per coltivarla. “I nostri risultati hanno mostrato che pagare gli agricoltori, affinché lavorino in modo da tutelare l’ambiente, sembra funzionare su scala nazionale”, spiega Andrew Tanentzap, leader dello studio. “Parte del lavoro di agricoltore deve essere proteggere le campagne, non solo lavorarle. Deve proprio cambiare l’idea di agricoltore”.

È difficile quantificare quanto si è fatto per l’ambiente, in questo caso, a livello nazionale, spiegano i ricercatori. I dati sono limitati e difficili da interpretare, ma in questo caso il gruppo di ricerca ha tracciato gli investimenti degli agricoltori in due macro-aree: il “risparmio” di terreno per la conservazione e la limitazione nell’uso di fertilizzanti. Così si sono resi conto che a cinque anni di investimenti in questa direzione corrispondevano un aumento delle popolazioni di uccelli sul territorio e ridotte emissioni di gas serra.

Ma portare queste buone pratiche a livello locale e mantenerle efficaci a lungo termine non sarà facile: se da un lato i governi continuano a finanziare la produzione agricola e, dall’altro, le sanzioni associate all’agricoltura non sostenibile sono di poco conto, a risentirne sarà sempre l’ambiente. Finché lavorare in modo poco sostenibile rimarrà una fonte di guadagno libera da problemi cambierà ben poco, e le conseguenze saranno devastanti. D’altra parte rimuovere i sussidi o la gestione del territorio in questo senso non è una soluzione praticabile, avverte Tanentzap: basta guardare alla Nuova Zelanda, dove mancano entrambi e, come risultato, il paese è diventato un’enorme caseificio per il mercato cinese.

@Eleonoraseeing

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: Matthias Ripp, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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