Scoperto l’entanglement biofotonico-telepatico

Il Dipartimento di Psicologia Generale dell'Università di Padova si contraddistingue per ricerche di punta in telecomunicazione basata sull'entanglement della mente di un suo docente, tra altri volontari, con programmi informatici e fotomoltiplicatori

IL PARCO DELLE BUFALE – La scorsa estate la custode ha riassunto la ricerca in energia psicotronica con la quale alcuni medium facevano esplodere criceti con la mente per conto dei servizi segreti dell’esercito americano e della CIA. Forse i lettori ne hanno tratto l’impressione che gli sforzi fossero terminati nel 1990, quando gli scienziati che li coordinavano avevano preferito dedicarsi alla fusione fredda.

Non è così. Gli studi parapsicologici e quelli più seri sono inseriti un registro per gli esperimenti, simile a quello usato per quelli clinici, una garanzia di rigore scientifico. Il registro è ospitato dal sito della dott. Caroline Watt, dell’Università di Edimburgo. Sui sedici esperimenti registrati tra novembre 2012 e agosto 2015, ben sette sono stati svolti da Patrizio Tressoldi dell’Università di Padova, principalmente con ingegneri, sociologi, informatici ed economisti dell’EvanLab di Firenze. Nel primo studio, i ricercatori hanno selezionato

Cinque maschi adulti sani, età media 35,5 (…) I criteri di inclusione erano un’amicizia di oltre 5 anni e la loro esperienza nel mantenere una concentrazione mentale focalizzata, risultante dalla loro esperienza di meditazione e da altre pratiche di attività di controllo mentale, per un periodo da 4 a 15 anni.

Collocati in coppia, ciascuno in una stanza diversa, in veste alternata di trasmittente e di ricevente, reagiscono a due stimoli  ripetuti per tre volte, intervallati da 2,5 minuti di silenzio. Per focalizzarne la mente, entrambi vedono la foto del partner seguita, nel caso del trasmittente, dal pianto di un bambino che il ricevente prova a captare. Durante i circa 15 minuti dell’esperimento, viene registrato il loro elettroencefalogramma. Stando all’analisi delle onde cerebrali alfa, le correlazioni per le altre essendo tutte negative,

il totale delle coincidenze è del 78%; con un intervallo di confidenza del 95%  = 72,87, molto in eccesso della percentuale di errore ed omissioni del 22%.

Siccome l’attività delle onde alfa è correlata all’attenzione, i cinque partecipanti riescono a sincronizzare l’attenzione reciproca almeno per qualche secondo in coincidenza con la durata del pianto. Lo captano addirittura al 100% la prima volta, dopo “l’entanglement mentale” va scemando.

In un articolo del 2014 uscito su NeuroQuantology (1), Patrizio Tressoldi et al. descrivono un esperimento pilota confermato da uno successivo in cui 34 partecipanti, dopo varie sedute di allenamento, sono “entangled” mentalmente con un computer che genera stringhe casuali di 0 e 1, e al quale forniscono impulsi. Di nuovo il risultato è molto soddisfacente:

Un’efficienza dell’80% circa, anche se non perfetta, sembra sufficiente a progettare modi per sfruttare l’effetto in dispositivi (2) per la comunicazione mentale.

Due mesi fa, Patrizio Tressoldi e quattro co-autori – di cui i quattro volontari dell’esperimento – hanno dimostrato di emettere lampi contenenti undici fotoni in più durante il loro entanglement mentale con un tubo foto-moltiplicatore distante “circa 7.300 km”, rispetto a quelli rilevati quando smettono di essere entangled. Anche in questo caso, statistiche raffinate consentono di superare il triplice ostacolo del numero ridotto di partecipanti, dell’assenza di osservatori esterni e di un gruppo di controllo. Il risultato

Approssimativamente 20 fotoni/secondo, equivalenti a un’energia stimata in 65eV, ad approssimativamente 788 THz, un’energia davvero non triviale

è tanto più soddisfacente che due esperimenti precedenti non erano riusciti a evidenziarla perché la rilevazione era avvenuta troppo presto. Diversamente dai fotoni, infatti, i biofotoni sono lenti. Quelli partiti dalla casa degli autori arrivavano al Rhine Center (3) di Durham, North Carolina, dopo “circa 35 minuti”. In compenso interagiscono con la materia presente tra Italia e USA ancora meno dei neutrini, quindi l’effetto a distanza avviene comunque:

Una spiegazione provvisoria è che essi siano generati da un processo di entanglement, tra i partecipanti e il tubo fotomoltiplicatore, che non implica la trasmissione di informazione e di energia.

Meno male: 65eV ad approssimativamente 788 THz potrebbero ammazzare un criceto.

Note:

(1) Pubblica unicamente interpretazioni alternative della fisica quantistica, come questa teoria chimico- biofotonica dell’interazione tra la mente e “la materia oscura (assioni)”.

(2) I dispositivi esistono già, per esempio 22 passi promuove un’app telepatico-chiromantica che si può scaricare gratuitamente.

(3) Alcune tesi audaci sono scomparse dal sito del Centro, ma sono state archiviate.

Leggi anche: Il Quarto Segreto: ultime notizie sulla fusione fredda

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Peter Maas

4 Commenti su Scoperto l’entanglement biofotonico-telepatico

  1. Mi fa venire in mente la più innocua bufala sull’amore ell’entanglement quantistico, che ho preso a mestolate qui: http://www.scientificast.it/2015/05/06/dimmi-qualcosa-di-romantico-amore-quantum-entanglement/

  2. La lunghezza d’onda dei biofotoni è stata calcolata in 380 nm medi, che fanno proprio 788 THz e 3,26 eV a fotone per cui i 65 eV sono cumulativi.
    Sono biofotoni UV e zio Alberto si starà rotolando nella tomba pensando che occorre buttare via la relatività. Ma forse sono riflessi dal sole o da Urano. Altrimenti non si spiega.

    Notevole comunque l’equivalenza tra i fotoni/secondo [Potenza] e l’energia di 65 eV.

  3. Ah, i biofotoni, che meraviglia, specie quando generano applicazioni pratiche di uso quotidiano per la cura di tanti malanni (soprattutto di tipo abrasivo)

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