Il lungo viaggio dei ghepardi

La loro variabilità genetica è del 90-99% inferiore rispetto a un qualsiasi mammifero. Tra le cause c'è la lunga migrazione che hanno affrontato nel Pleistocene

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SCOPERTE – Il ghepardo, la specie Acinonyx jubatus, è l’unico superstite del genere Acinonyx e oggi vive principalmente sul territorio africano orientale e meridionale (ad esempio nel Serengeti), e nella zona centrale desertica dell’Iran. Ma non è sempre stato così.

Il suo viaggio parte da ben più lontano, parliamo di 100.000 anni fa, quando una migrazione lo ha portato ad allontanarsi dal Nord America causando un’enorme perdita di variabilità genetica. La scoperta, che ha ripercorso gli spostamenti della specie nel corso del tempo, è dei ricercatori della St. Petersburg State University russa, del BGI cinese e del CCF, in Namibia, che hanno sequenziato il genoma di sette ghepardi. La ricerca è stata appena pubblicata su Genome Biology.

L’areale di questi animali, che un tempo spaziavano anche in gran parte dell’Asia, è oggi molto ridotto a causa della perdita di habitat, dei conflitti con gli esseri umani e della competizione con altri carnivori per le prede. In Africa, oggigiorno, occupano quello che è un misero 10% rispetto all’areale di diffusione originario. La specie è considerata vulnerabile dalla Lista Rossa IUCN: in base agli ultimi dati a disposizione, oggi sopravvivono in natura circa 6.700 animali tra giovani e adulti, divisi in 29 popolazioni.

Il fattore principale ad aver portato a questa condizione critica sembrerebbe proprio la scarsa variabilità genetica: l’accoppiamento tra animali imparentati (inbreeding) ha determinato nel tempo una scarsa qualità dello sperma dei maschi, spesso difettoso e incapace di fecondare, riducendo di molto il successo riproduttivo e la sopravvivenza dei cuccioli. Nell’ultimo studio gli scienziati hanno identificato mutazioni in 18 geni diversi, con uno in particolare, AKAP4, che mostra mutazioni multiple. È proprio a queste ultime che potrebbero essere dovuti i problemi nel corretto sviluppo dello sperma dei ghepardi maschi.

Questa specie, che discende da un parente dei puma americani, ha dovuto riprendersi da due eventi bottleneck, collo di bottiglia, nei quali le popolazioni sono state ridotte drasticamente. Il primo, spiegano i ricercatori, ha avuto luogo 100.000 anni fa (nel tardo Pleistocene) quando tra una glaciazione e l’altra questi grandi felini si sono spostati in direzione dell’Asia attraverso il ponte di terra, lungo circa 1.000 chilometri, che collegava l’Asia al Nord America, il Bering land bridge. Una volta arrivati si sono spinti verso Sud, in direzione dell’Africa, ma la migrazione è costata cara al patrimonio genetico: si tratta di animali molto territoriali, il che ha probabilmente inasprito, durante il viaggio, accoppiamenti frequenti tra gli stessi individui. Il secondo collo di bottiglia è più recente, tra i 10 e i 12.000 anni fa, quando i ghepardi si sono estinti in Nord America e la loro variabilità si è ridotta ulteriormente.

Un ghepardo potrebbe vedersi trapiantata la pelle di un altro ghepardo come se si trattasse di un suo clone, spiegano i ricercatori. L’analisi del genoma suggerisce che questo sia la conseguenza della perdita di numerosi geni, tra i quali alcuni legati specificamente alla risposta immunitaria. La variabilità è talmente limitata da essere inferiore a quella osservata nei cani e nei gatti endogamici, ovvero quelli nati dall’accoppiamento di animali imparentati tra loro. Rispetto a un mammifero “normale” un ghepardo ha una variabilità genetica ridotta del 90-99%.

@Eleonoraseeing

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Leo Messana, Flickr

Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

1 Commento su Il lungo viaggio dei ghepardi

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