Festival di Sanremo, tra musica e acqua in bottiglia

Tra la pubblicità e la sponsorizzazione di grandi eventi le acque in bottiglia investono centinaia di migliaia di euro, ma sono veramente più sicure di quelle di rubinetto? Ne abbiamo parlato con Rosario Lembo del Contratto nazionale per l'acqua.

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L’Italia è tra i primi paesi al mondo per consumo di acqua in bottiglia, assieme a Emirati Arabi, Arabia Saudita e Messico. Crediti immagine: Ricardo Bernardo, Flickr

AMBIENTE – Dall’Expo di Milano al campionato di calcio, dal Giubileo della misericordia fino al prossimo Festival di Sanremo, le multinazionali dell’acqua minerale continuano a investire centinaia di milioni di euro nella sponsorizzazione di grandi eventi e nella pubblicità in tv e, a quanto pare, funziona. Secondo i dati di IRI Growth Delivered, nel 2015 sono aumentate quasi dell’8% le vendite annue di acqua minerale in Italia per un totale di 12,2 miliardi di litri, pari a 203 litri a persona all’anno. Ne abbiamo parlato con Rosario Lembo, presidente del Comitato italiano per il Contratto mondiale per l’acqua.

Tra pochi giorni la Rai parte con il Festival di Sanremo sponsorizzato da acqua San Benedetto, San Pellegrino ha conquistato l’Expo e il gruppo Norda addirittura il Giubileo della misericordia. Ormai l’acqua in bottiglia è proprio ovunque…

Il fatto che l’acqua in bottiglia sia stata tra le bibite ufficiali di Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita” o al Giubileo la dice lunga. E adesso tocca a Sanremo. Si cerca di avere massima visibilità a qualsiasi livello per promuovere il mercato dell’acqua che punta al benessere individuale e non certamente alla salvaguardia di un bene comune di tutti.

Sembra che per noi italiani l’acqua in bottiglia sia una “bevanda di necessità”, siamo tra i primi paesi al mondo per consumo assieme a Emirati Arabi, Arabia Saudita e Messico. Non ci si fida più dell’acqua di rubinetto?

Prima di tutto le aziende che gestiscono il servizio idrico non sono in grado di fare un’adeguata informazione e perché no anche una buona pubblicità. In Lombardia e in altre parti d’Italia, come Contratto mondiale dell’acqua, abbiamo proposto ai gestori di produrre un’etichetta accurata per spiegare qual è la qualità dell’acqua che arriva nelle nostre case. In questo senso però non sono stati fatti gli investimenti adeguati. D’altra parte le aziende dell’acqua minerale vivono di una pubblicità martellante. Il consumatore compra in funzione del prezzo e dell’idea che viene venduta attraverso la pubblicità. Ad esempio cerca un’acqua che gli dà l’idea di purezza e dello stare in forma ma magari non va a leggere sull’etichetta quando sono state fatte le analisi sull’acqua o quanti mesi l’acqua rimane in quella stessa bottiglia.

Quindi l’acqua di rubinetto è più controllata?

 L’acqua nel servizio idrico è più controllata perché c’è una responsabilità. Un gestore deve garantire per legge un servizio di pubblica utilità, deve fare delle analisi sulla qualità dell’acqua e garantire che quell’acqua è potabile e microbiologicamente pura. Se una persona invece sta male per colpa dell’acqua minerale in una bottiglia, l’azienda non si assume nessuna responsabilità perché può dire che quella bottiglia è stata manomessa o inquinata non per sua responsabilità.

Per essere chiari, le analisi delle acque in bottiglia vengono fatte da università che hanno convenzioni con le aziende delle acque minerali e possono essere anche di due o tre anni prima. Mentre gli enti gestori hanno i controlli continui delle Aziende sanitarie e delle Agenzie per l’ambiente regionali.

Per l’acqua pubblica esiste però il problema delle tubazioni spesso troppo vecchie…

Certo, esiste questo problema. In particolare per le tubazioni delle case più datate ma nei prossimi anni ci saranno delle novità. Entro il 2017 gli stati europei dovranno adottare una Direttiva quadro della commissione europea che rafforza ancora di più i controlli che i gestori devono fare sulla qualità dell’acqua non sono nei punti di prelievo o negli acquedotti ma fino ai punti di erogazione all’interno delle abitazioni dei singoli utenti. Purtroppo in questa direttiva non è prevista nessuna norma per chi mette l’acqua in bottiglia.

In Italia, quattro anni fa passa il Referendum abrogativo dell’obbligo di mettere a gara il servizio idrico che quindi boccia la sua privatizzazione. Oggi l’acqua minerale va a gonfie vele, tanto che nella ristorazione viene considerata “prodotto tipico”. Ma acquistando l’acqua minerale non siamo proprio noi i primi sostenitori del il sistema privatistico?

Di fatto è così perché queste società hanno in concessione un bene pubblico che lo pagano non in funzione del quantitativo d’acqua che proviene dalle fonti ma in funzione dell’estensione in ettari dello stabilimento di prelievo. Quindi c’è lo sfruttamento di una risorsa pubblica che si può esaurire sulla quale si fa profitto. Mentre il cittadino paga in funzione di quanto consuma e sborsa anche per il costo ambientale per la depurazione, chi imbottiglia acqua pubblica ottiene concessioni da parte delle Regioni a costi irrisori arrivando a profitti del 200%. È semplicemente un processo di appropriazione di un bene pubblico attraverso una concessione regionale.

Cosa ne pensa delle politiche dal governo italiano sulla gestione dell’acqua pubblica?

I governi che si sono succeduti dal 2011 hanno una grande responsabilità ovvero quella di aver ignorato uno degli strumenti di democrazia partecipativa come i referendum che al di là dell’abrogare l’obbligo di mettere a gara il servizio idrico, aveva posto due quesiti: l’acqua non è una merce, sull’acqua non si deve fare profitto. Il governo avrebbe dovuto emanare una legge che rispondesse a questi due quesiti, definisse il margine di profitto della gestione dell’acqua e sancisse che l’acqua in italia è un bene comune pubblico, anzi un diritto umano come definito da una risoluzione del 2010 delle nazioni unite. C’è una proposta di legge di iniziativa popolare che giace in parlamento dal 2009 e che è stata ignorata anche da questa legislatura.

E quindi come viene regolata la gestione dell’acqua?

La gestione idrica è stata affidata all’autorità garante per il gas e l’energia, snaturando di fatto lo spirito referendario. L’autorità per il gas e l’energia è un’autorità che regolamenta dei servizi che stanno sul mercato della concorrenza e quindi per il governo l’acqua è ancora una merce che ha libero mercato.

Leggi anche: Trivelle alle Tremiti: il referendum si farà

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