Un piano d’attacco contro l’inquinamento dell’editoria predona

L'ambiente dell'editoria scientifica è sempre più inquinato da riviste disposte a pubblicare qualsiasi articolo a pagamento. Come intervenire per distinguere la qualità dalla quantità delle pubblicazioni accademiche?

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L’ambiente dell’editoria scientifica è sempre più inquinato da riviste disposte a pubblicare qualsiasi articolo a pagamento. Crediti immagine: Tommy Ellis, Flickr

IL PARCO DELLE BUFALE – Sul Fatto Quotidiano e sul sito di Roars, Marco Bella dell’Università La Sapienza denuncia l’editoria predona, gli indici gonfiabili e altre attività redditizie che consentono a chiunque di acquistare un’autorevolezza scientifica e magari una bella carriera accademica.

Sono in molti a misurare  l’inquinamento crescente dell’habitat e dei prodotti della ricerca, che ne risulta. Ormai troppi piccioni stanno sporcando il nido, come si dice a Oxford, forse è il caso di passare dal pianto greco a una ripulita delle scuderie di Augia.

Da ammiratrice del detersivo, di Clausewitz e della Contessa sua signora, la custode del Parco ha preparato un piano strategico che garantirebbe un minimo d’igiene. Sebbene vada ancora perfezionato, si permette di sottoporlo all’attenzione di Marco Bella e dei collaboratori di Roars.

Mossa 1 – procurarsi le armi, sottinteso: della critica.

Sono gli estensori delle spending review. Nello scontro con l’armata degli amministratori che premiano la quantità comunque venga raggiunta, avranno un ruolo decisivo. Sarà importante tenere alto il morale della truppa con accorgimenti precisati a parte.

Mossa 2 – colpire prima al centro

Mandare gli estensori a occupare la Corte dei Conti finché costringe il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca a finanziare uno studio sulle fonti di inquinamento sotto la supervisione di una potenza neutrale, per esempio Daniele Fanelli della Stanford University, esperto di distinzione quantitativa e qualitativa fra scienza e pseudoscienza.

(Il  preventivo è da ultimare. A occhio, circa 200 000 euro – una media di 2000 a nido – per il data mining, l’analisi della rete e dell’attrazione esercitata dai suoi nodi, talvolta ignari di essere stati appesi all’amo come bigattini, per dirla con il poeta. Anche meno, se università e centri di ricerca hanno già un elenco aggiornato degli acquisti propri e impropri in materie collegate a medicina ed energia, dove quelli impropri sembrano concentrarsi.)

Mossa 3 – detta “a tenaglia”

Onde evitare una rivolta nelle retrovie al grido di “Stiamo stufi degli esperti, vogliamo i Marcianò“, ripetere all’opinione pubblica – perché Ministra intenda – che lo studio non è una spesa, ma un investimento per identificare sprechi e rispettivi tagli. Governanti e parlamentari lo approveranno, consci del fatto che un risanamento ambientale è più popolare fra gli elettori del solito taglio ai fondi e posti di lavoro. I valutatori saranno costretti a tener conto dei risultati dello studio, pena una rivolta nelle retrovie al grido di “Siamo stufi dei Marcianò, vogliamo degli esperti!”

Mossa 4  – Nervos belli, pecuniam infinitam (nota 1).  

Ricordare al governo la sua promessa di ridurre gli sprechi e, attraverso media vecchi e nuovi, chiedergli di mantenerla destinando una parte del risparmio a bonus o palme al valor accademico, per i bibliotecari impavidi e competenti in grado di certificare la qualità delle pubblicazioni acquistate con fondi pubblici.

Alla custode sembra una strategia applicabile a breve, anche perché conosce bibliotecarie che Clorinda in confronto era una pappamolla. Ci sono ancora dettagli da definire, certo. Per esempio l’attacco a sorpresa della mossa 2 richiede guastatori che spezzino in tempo i bastoni che certi vostri colleghi – direttori, editori, consulenti, membri di comitati editoriali di riviste prive di pudore e/o di peer review, altri link a richiesta – vorranno metterci tra le ruote.

Sarebbe gradito ricevere presto un vostro parere. Per realizzarsi in ottobre, l’assalto al Palazzo d’inverno va preparato d’estate e il tempo stringe.

Nota 1. La mossa non è prevista in Della guerra, la custode non sa se perché avviene dopo la vittoria o per la morte prematura dell’autore.

Leggi anche: Valutare la ricerca: indicatori, revisori e open access

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.

6 Commenti su Un piano d’attacco contro l’inquinamento dell’editoria predona

  1. Per realizzarsi in ottobre, l’assalto al Palazzo d’inverno va preparato d’estate e il tempo stringe.

    Un sommesso suggerimento per accorciare i tempi: contattare la Sydney University, la Griffith University e la Swinburne University e chiedere loro in base a quali criteri abbiano stabilito che they will not allow academics to seek promotions or claim credit for publishing in so-called predatory journals.
    They are also asking academics to disclose if they had resorted to predatory journals in their annual reviews.

    Dal Sydney Morning Herald di oggi.

  2. Dora,
    tks sister, ma in Italia temo che non funzioni.
    Ogni volta che ho chiesto a un rettore come mai approvava l’acquisto di patacche con i nostri dané, mi ha risposto che non capivo niente: era tutto regolare, salvo errori involontari di editori, redattori o peer reviewer delle riviste. E me lo dicono perfino quando questi ultimi si vantano delle patacche comprate e/o vendute nel cv pubblicato dall’università…

  3. *sigh*
    Avevo il sospetto che fosse una soluzione troppo semplice e pulita per funzionare qui …
    Chissà se i magnifici rettori hanno contezza del fatto che le patacche che loro – naturalmente e sempre a loro insaputa – finanziano con i nostri danè non soltanto danneggiano i ricercatori per bene delle loro università, ma anche l’opinione pubblica, la società civile, in caso pure i malati, contribuendo alla diffusione della fuffa ben oltre il limite tollerabile? E, se lo sanno, se ne infischiano? – chiede Candide.

  4. Qualche magnifico ne ha contezza, Dora, e gli spiace tanto per bambini autistici usati come cavie – e relative pubblicazioni su rivista predona diretta dal loro autore nonché suo dipendente – ma non sono fatti suoi…

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