Come il respiro influenza la paura e la memoria

Uno studio evidenzia un rapporto tra respirazione e le funzioni cognitive della paura e della memoria.

Secondo i ricercatori quando immettiamo aria stimoliamo neuroni di un’area del cervello che comprende l’amigdala, l’ippocampo e la corteccia olfattiva. Crediti immagine: Pixabay

SCOPERTE – Il modo in cui respiriamo potrebbe influire sulla nostra capacità di riconoscere le emozioni e di ricordare. È quanto evidenziato da un team di neuroscienziati della Northwestern University e pubblicato sul Journal of Neuroscience.

In una serie di esperimenti, i ricercatori hanno infatti osservato come i soggetti riuscissero a riconoscere più velocemente una faccia impaurita se in quel momento stavano inspirando.

Attraverso l’analisi dell’attività elettrica del cervello di un gruppo di pazienti epilettici, il team di ricercatori aveva inizialmente notato che durante l’inspirazione l’attività di alcune aree era particolarmente alterata. Tra queste aree, vi è l’amigdala, la regione del cervello coinvolta nell’elaborazione di emozioni, come la paura. Il team guidato da Christina Zelano ha quindi voluto indagare se anche le funzioni controllate da queste aree cerebrali fossero influenzate dal ritmo della respirazione. I ricercatori hanno osservato che la differenza tra la fase di inspirazione e di espirazione era evidente quando venivano mostrate facce spaventate, ma non quando le espressioni dei volti erano legate alla sorpresa.

Lo studio ha mostrato come anche la memoria fosse condizionata dalla respirazione: anche in questo caso, i partecipanti riuscivano a ricordare meglio gli oggetti se li avevano visualizzati mentre stavano inspirando. Le funzioni che controllano la memoria sono localizzate nell’ippocampo, una regione che, come l’amigdala, fa parte del sistema limbico. Secondo i ricercatori, quindi, quando immettiamo aria stimoliamo neuroni di un’area del cervello – il sistema limbico, appunto – che comprende l’amigdala, l’ippocampo e la corteccia olfattiva. Gli scienziati hanno osservato anche che questa attività cerebrale viene innescata se inspiriamo attraverso il naso, ma non quando l’aria passa attraverso la bocca.

Studi precedenti avevano già evidenziato un rapporto tra respirazione e funzioni cognitive. Sia gli animali sia l’uomo modificano il ritmo del respiro, per esempio quando esplorano un nuovo ambiente o in risposta ad altri stimoli emotivi o cognitivi. La nuova ricerca sembrerebbe dimostrare che questo meccanismo di controllo sia valido anche nella direzione opposta, e quindi che il ritmo della respirazione possa stimolare una diversa attività neuronale.

Per esempio – spiega Christina Zelano –  quando ci troviamo in uno stato di panico, il ritmo del nostro respiro diventa più veloce e questo potrebbe servire a rispondere più rapidamente a una situazione pericolosa. Il meccanismo potrebbe chiarire anche il funzionamento delle tecniche di rilassamento e di meditazione, che prevedono un controllo della respirazione. Secondo la ricercatrice, le inspirazioni permetterebbero di sincronizzare le oscillazioni dell’attività elettrica attraverso il sistema limbico.

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