Lo spazio rubato ai mammiferi

Gli esseri umani occupano il 50-70% della superficie emersa della Terra e questo è un problema grave per gli spostamenti degli altri mammiferi

ANIMALI – Secondo quanto afferma uno studio pubblicato su Science gli animali che vivono in ambienti antropizzati percorrono delle distanze inferiori di due o tre volte, rispetto a quelli che vivono in aree incontaminate. Il pattern è stato osservato in tutto il pianeta: dagli elefanti delle foreste africane allo scoiattolo antilope dalla coda bianca del Nord America, la presenza dell’uomo ha degli effetti sugli spostamenti degli animali, sia piccoli che grandi.

Allo studio, guidato da un gruppo del Senckenberg Biodiversity and Climate Research Centre di Francoforte, hanno partecipato più di 100 ricercatori che hanno fornito informazioni su 800 individui, per un totale 57 specie. Bruce Patterson, coautore dell’articolo e curatore presso il Field Museum di Chicago, ha fornito i dati relativi ai movimenti dei leoni del parco nazionale dello Tsavo, in Kenya, che in passato era una landa disabitata. Tra il 2002 e il 2009 il ricercatore ha seguito gli spostamenti di questi mammiferi, utilizzando collari ad alta tecnologia, in grado di tracciare i movimenti degli animali tramite GPS. Per trovare cibo, accoppiarsi e difendere il territorio, uno dei leoni ha perlustrato una superficie di 1400 Km2, pari allo spazio occupato dal comune di Roma.

Tutti gli organismi hanno bisogno di muoversi per svolgere le loro funzioni ecologiche, per trovare risorse per sopravvivere e partner per l’accoppiamento. Ai pipistrelli, ad esempio, serve spazio per trovare e consumare insetti e impollinare le piante. I predatori in cima alla catena alimentare devono potersi muovere per cacciare e controllare le popolazioni delle altre specie. Ma la modifica di un habitat (ad esempio, la distruzione di una foresta) o la frammentazione di un ambiente naturale (ad esempio attraverso la costruzione di una strada nella savana) possono avere dei gravi effetti su questi comportamenti. Se gli spazi diventano troppo piccoli o troppo isolati, infatti, gli animali non possono sopravvivere a quelle condizioni e i loro comportamenti si adeguano alla diversa situazione. Quando le risorse scarseggiano, essi attraversano territori più vasti per ottenere quello di cui hanno bisogno: se non c’è abbastanza cibo nel raggio di cinque miglia, si muovono in un raggio di dieci. Lo studio, tuttavia, mostra come questo spostamento non sempre sia sufficiente e a volte gli animali non riescano più a vivere in quell’ambiente.

Le conseguenze di questi cambiamenti riguardano l’intero ecosistema: il movimento degli animali è infatti importante per lo svolgimento di funzioni ecologiche, come il trasporto di nutrienti e di semi tra aree diverse, mentre gli spostamenti dei mammiferi permettono a specie diverse di trovarsi nello stesso posto, facilitando interazioni che sarebbero altrimenti impossibili. I ricercatori sperano che studi come quello pubblicato su Science possano guidare studi successivi e cambiare il nostro approccio all’uso della terra. Sarebbe utile – spiega Patterson – sapere quali sono le aree a rischio, nelle quali le risorse potrebbero rivelarsi limitanti per la presenza di qualche specie.

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Francesca Camilli ()
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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