ricercaSCOPERTE

La più antica arte rupestre è firmata Neanderthal

In tre diverse caverne spagnole gli archeologi hanno trovato murali che precedono di molto l'arrivo di Homo sapiens in Europa

neanderthal-pittura-rupestre
“Sei un Neanderthal” è un modo di dire che usiamo per far sapere a qualcuno che non brilla per intelligenza, ma un nuovo ritrovamento potrebbe cambiare – ancora una volta – la percezione che abbiamo di questa specie. Fotografia: P. Saura

SCOPERTE- In quella che oggi chiamiamo Spagna, più di 110 000 anni fa, qualcuno dipingeva murali sulle pareti delle caverne mescolando pigmenti colorati. Ma… colpo di scena: era l’uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis), come ha mostrato uno studio su Science and Science Advances che ci porta – ancora una volta – a rivedere il nostro immaginario comune sul parente più prossimo della nostra specie sull’albero genealogico del genere Homo. I murali trovati dagli scienziati sono i primi che risalgono all’epoca dei Neanderthal, precedono l’arrivo di Homo sapiens in Europa e comprendono il più antico esempio di arte rupestre mai scoperto.

I murali, più di dieci, si trovano in tre caverne sul territorio spagnolo a centinaia di chilometri di distanza. Uno in particolare, nella Cueva de los Aviones, era accompagnato da conchiglie perforate e pigmenti che risalgono ad almeno 115 000 anni fa. Nonostante la nostra conoscenza dei Neanderthal sia andata crescendo negli ultimi decenni, mostrandoci una specie ben più avanzata di quanto le si fosse dato credito, la maggior parte degli scienziati restava cauta nell’ipotizzare che fossero capaci di creare arte simbolica di questo tipo. Altri ritrovamenti, soprattutto uno a Gibilterra nel 2014, avevano iniziato a puntare in questa direzione, ma non erano abbastanza lontani dall’arrivo di H. sapiens in Europa per poter escludere una “contaminazione” e considerarli con certezza una produzione originale dei Neanderthal.

Questi murali spagnoli invece “precedono tra i 20 e i 40 000 anni qualsiasi cosa lontanamente simile trovata in Africa. E sono stati fatti dai Neanderthal. Devo aggiungere altro?” ha commentato in un’intervista con National Geographic l’archeologo João Zilhão dell’Università di Barcellona, autore senior della pubblicazione che studia queste pitture rupestri spagnole da più di 10 anni. Secondo Zilhão e i colleghi siamo di fronte alla prova che H. neanderthalensis non aveva poi molto da invidiare alla nostra specie in termini cognitivi e culturali. I murali, datati sfruttando l’uranio e il torio accumulati nei minerali, coprono una finestra temporale che va dai circa 65 ai 115 000 anni fa, il che permetterebbe di escludere che a crearli sia stato un singolo gruppo di “artisti Neanderthal” particolarmente dotati.

Il caso vuole che, appena qualche giorno fa, un’altra pubblicazione avesse chiamato in causa le scarse capacità artistiche dei Neanderthal. Secondo Richard Coss, professore emerito di psicologia alla University of California Davis, la coordinazione mano-occhio coinvolta nella caccia con le lance e nell’arte rappresentativa potrebbe essere uno degli elementi chiave per spiegare la superiorità cognitiva dell’Homo sapiens rispetto ai Neanderthal.

Anche se nel DNA di molti di noi sopravvive tra l’1 e il 2% di geni Neanderthal, l’immaginario comune rende loro poca giustizia. Sono rappresentati come il classico uomo delle caverne, alto all’incirca 1 metro e 60, un bruto tozzo e muscoloso ma culturalmente “poco avanzato”. Viveva sul pianeta tra i 400 000 e i 40 000 anni fa, in un’ampia area che si estendeva tra la costa europea sull’Atlantico e l’Asia centrale. Ma l’uomo di Neanderthal era ben più sofisticato di quanto molti pensino, e non servivano forse le doti artistiche a dimostrarlo: indossava abiti e ornamenti, creava strumenti complessi a partire da osso e pietra, costruiva ripari per proteggersi, seppelliva i propri morti decorandone le tombe e faceva uso di “medicinali”.

Le conclusioni di Zilhão sono eclatanti: secondo l’archeologo possiamo ormai dire che le due specie, H. neanderthalensis e H. sapiens, sono indistinguibili dal punto di vista cognitivo, e che “Anche i Neanderthal erano Homo sapiens”. Più cauta è Margaret Conkey, archeologa di Berkeley specializzata nell’arte del Paleolitico superiore nei Pirenei francesi. Secondo Conkey valutare l’arte antica è una sfida complessa, come lo è valutare quanto è sofisticata la capacità di un artista. Le prossime ricerche, ha commentato in un’intervista, dovrebbero stabilire una connessione esplicita tra la datazione delle immagini e la presenza dei Neanderthal.

segui Eleonora Degano su Twitter

Leggi anche: Il grande cervello dei Neanderthal

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

2 Commenti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: