WHAAAT?

Sicuri di sapere come si scrive la lettera g?

I ricercatori della Johns Hopkins University hanno chiesto a un campione di persone di scrivere o identificare la lettera g, che presenta due forme tipografiche diverse. I risultati potrebbero sorprenderci, e gettano nuova luce sull’importanza della scrittura con carta e penna

scrivere-la-lettera-g
Tutti pensiamo che guardare qualcosa, soprattutto dovendo prestare attenzione alla sua forma come nel corso della lettura, possa essere sufficiente per sapere com’è fatto. Questi risultati mostrano che non sempre è così. Crediti immagine: Pixabay

WHAAT? Il venerdì casual della scienza- Se state leggendo questo articolo, ci sono discrete probabilità che anche scrivere rientri tra ciò che sapete fare. Magari con calligrafia non perfetta, ma avrete tracciato con penna o matita ogni lettera dell’alfabeto un numero elevatissimo di volte. I ricercatori della Johns Hopkins University, però, si sono concentrati sullo scrivere la lettera g minuscola.

Sono arrivati alla conclusione che, per quante volte si possa averla vista, letta o scritta, la maggior parte delle persone non è consapevole dell’esistenza di due principali forme della lettera. Uno scritto più frequentemente a mano e il carattere tipografico stampato. Non solo: di quest’ultimo il più delle volte non si saprà nemmeno individuare la forma corretta in mezzo a quatto proposte tra cui scegliere.

scrivere-la-lettera-g
Una di queste “g” è scritta correttamente: quale? (Cortesia: Johns Hopkins University) *la soluzione alla fine dell’articolo

La scoperta pubblicata sul Journal of Experimental Psychology: Human Perception & Performance suggerisce quale ruolo chiave ricopra la scrittura nell’apprendimento delle lettere. Secondo Michael McCloskey, scienziato cognitivo della Johns Hopkins e primo autore dell’articolo, tutti pensiamo che guardare qualcosa sia sufficiente per sapere com’è fatto. Soprattutto dovendo prestare attenzione alla sua forma come nel corso della lettura e se si tratta di un compito come scrivere la lettera g. Ma questi risultati mostrano che non sempre è così.

A differenza della maggior parte delle altre lettere, la g minuscola presenta due forme nella versione a stampa. Una è più semplice, “a coda aperta” e termina in maniera simile a un amo da pesca. L’altra è più complessa, elegante e termina con un secondo cappio al di sotto del primo. Scrivere la lettera g nella seconda maniera è la tecnica più comune nel materiale stampato, presente in font come il Times New Roman. La g a uncino, invece, è più apprezzata nella scrittura a mano.

Per testare nelle persone la consapevolezza della g che sono soliti scrivere e di quella che incontrano nella lettura, i ricercatori hanno strutturato un esperimento in tre parti. Prima volevano sapere se i soggetti conoscessero l’esistenza di due versioni della lettera. Hanno così chiesto a 38 adulti di elencare quali lettere avessero due diverse forme nella stampa. Solo due hanno citato la g, e solo uno poteva scrivere la lettera g in entrambe le forme correttamente. Molti non ne avevano nemmeno idea, alcuni addirittura continuavano a insistere che non ne esistano due versioni anche dopo che i ricercatori glielo avevano comunicato.

Poi, a 16 nuovi partecipanti, è stato domandato di leggere mentalmente un paragrafo pieno di g “a doppio cappio”, pronunciando ad alta voce le parole che contenevano questa lettera. Subito dopo aver terminato, dopo aver prestato particolare attenzione alle 14 volte in cui compariva, è stato loro chiesto di scrivere la lettera g. La metà di loro ha tracciato la forma a uncino. Gli altri hanno tentato di scrivere la versione richiesta, ma solo una persona è riuscita a farlo.

Alla fine, i ricercatori hanno chiesto a 25 partecipanti di identificare la versione corretta della g a doppio cappio tra quattro opzioni: solo sette hanno risposto correttamente. Non sapevano come fosse fatta la lettera, anche se erano perfettamente in grado di leggerla.

Questo mostra come la nostra conoscenza delle lettere possa soffrire quando non le scriviamo. E poiché facciamo sempre meno uso di carta e penna, utilizzando dispositivi elettronici, i ricercatori si chiedono quali saranno le implicazioni per la lettura. Ancora non sappiamo se i bambini che imparano ora a leggere abbiano più difficoltà con la scrittura della lettera g in questa forma, perché non sono stati obbligati a prestarle attenzione scrivendola.

Questo studio, secondo McCloskey, mostra l’importanza che la scrittura ha anche per la lettura. La domanda di partenza può sembrare molto curiosa e difficile da immaginare, ma la risposta potrebbe farci venire qualche senso di colpa ogni volta che preferiamo pc e cellulare alla carta. E non per il suo profumo…

*Soluzione: quella in alto a destra.

Segui Giulia Negri su Twitter

Leggi anche: Abbiamo il ritmo della scrittura ancora prima di imparare a scrivere

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

2 Commenti

  1. Grazie per l’intesserante atricolo.
    Credo che abbiamo nel cevrello un sitsema aumotatico che idenfitica gli oggetti per la loro froma gerenale, e per la rolo pozisione nel cotensto, rispramiando così il tempo e l’attenzoine necessari a vefiricare ogni patricolare.
    Che cosa se ne fa poi del tepmo riprasmiato non si sa, spero che quando lo scropono ce lo fanno sapere.

    Ditinsti satuli.

    P

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: