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Le minoranze che decidono

Qual è la soglia oltre la quale una minoranza può fare in modo che il suo punto di vista si diffonda anche nel resto della popolazione? Perché (e quando) un gruppo, inizialmente d'accordo su una posizione, cambia idea?

RCERCA – Studi teorici sulle convenzioni linguistiche, stimano che la soglia necessaria a creare una massa critica si collochi intorno al 10% della popolazione. Studi osservazionali sul coinvolgimento delle donne nella politica, invece, hanno calcolato una soglia pari al 40%. Per capire meglio questo meccanismo e stimare una dimensione critica, un gruppo di ricercatori della University of Pennsylvania e della University of London ha adottato un approccio sperimentale, descritto in un articolo pubblicato su Science. L’obiettivo è stato quello di creare un sistema artificiale di convenzioni sociali e inserire poi un gruppo di minoranza, in grado di alterare questo equilibrio.

I ricercatori, guidati da Damon Centola della University of Pennsylvania, hanno reclutato online circa 200 volontari e li hanno divisi in gruppi. All’interno di ciascun gruppo, sono state formate delle coppie ed è stato chiesto ai due membri di assegnare dei nomi ad alcuni oggetti (ad esempio, una faccia). I giocatori si potevano coordinare con il compagno in tempo reale, proponendo delle alternative linguistiche. Quando i giocatori assegnavano lo stesso nome, ricevevano una ricompensa. I partecipanti non erano incoraggiati a ottenere un consenso “globale” ma solamente ad accordarsi di volta in volta con il partner. Questa dinamica riflette alcuni meccanismi che avvengono comunemente nelle comunità virtuali, dove i membri interagiscono e adottano convenzioni linguistiche e comportamentali che permettono di adattare le loro azioni alle aspettative degli altri. Nello studio, questo genere di interazioni ha portato rapidamente alla creazione di un linguaggio condiviso all’interno di ogni gruppo. Dopo aver stabilito questa convenzione tra tutti i partecipanti, i ricercatori hanno introdotto in ciascun gruppo una minoranza di “attivisti”. Il ruolo di questi nuovi membri era quello di proporre un’alternativa e rovesciare la convenzione già condivisa e accettata da tutti. Il numero di questi “elementi disturbatori” non era lo stesso nei dieci gruppi, ma variava tra il 15 al 35% del totale della popolazione di quel gruppo. Ripetendo una serie di esperimenti, i ricercatori hanno osservato come una minoranza inferiore al 25% del totale fosse in grado di influenzare solamente il 6% del resto del gruppo. Al contrario, quando questa soglia veniva superata, le minoranze potevano convincere dal 72 al 100% della popolazione rimanente ad adottare il punto di vista alternativo.

La soglia del 25% non si può considerare come un valore universale, valido per tutte le convenzioni sociali, spiegano i ricercatori nell’articolo. I risultati di questo lavoro, però, potrebbero essere applicati per studiare le dinamiche di alcune comunità online, come ad esempio quelle che riguardano il coinvolgimento di “complici” da parte di organizzazioni o governi, con lo scopo di influenzare comportamenti e credenze popolari. Altri ambiti di applicazione potrebbero interessare la definizione di convenzioni sociali online, come ad esempio lo standard minimo di educazione da utilizzare su Facebook, l’accettabilità di comportamenti bullistici nelle chat di gruppo tra adolescenti e l’appropriatezza della condivisione di informazioni con sconosciuti tramite i social media.

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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