STRANIMONDI

Vero e falso, la lezione di Wells e Welles

Sono passati 80 anni dalla celebre trasmissione radiofonica che fece credere agli ascoltatori di essere nel bel mezzo di un'invasione aliena.

STRANIMONDI – Il 30 ottobre 1938 andò in onda sulla radio americana Cbs un adattamento teatrale de La guerra dei mondi, scritto e diretto dal regista americano Orson Welles. Quella trasmissione fece la storia della radiofonia: l’adattamento puntò a far credere agli ascoltatori che l’invasione aliena fosse in atto proprio in quegli istanti.

Leggenda vuole che a seguito di quella trasmissione si scatenò il panico, ci furono disordini e caos: in realtà, come vedremo, le reazioni allarmate furono meno di quelle che si è soliti pensare. A distanza di 80 anni esatti da quella storica emissione radiofonica, la casa editrice tessere ha pubblicato il volume WWWW – Wars of Worlds of Wells and Welles, che ripropone l’adattamento radiofonico di Welles oltre al testo del romanzo dello scrittore inglese Herbert George Wells.

La pubblicazione è corredata dai saggi di approfondimento scritti da Marco Ciardi, professore di Storia della Scienza all’Università di Bologna ed Enrico Menduni, esperto di linguaggi radiofonici e televisivi, docente all’Università di Roma Tre.

Ciardi e Menduni indagano gli aspetti storici, letterari, radiofonici e politici delle opere di Wells e di Welles, mostrando come sia nel romanzo di Wells sia nell’adattamento teatrale-radiofonico di Welles, di fatto, tutto ruoti intorno a ciò che oggi chiamiamo fake news.

Tutto merito delle fake news

Riavvolgendo il nastro della storia che intreccia le vicende di Wells e Welles, possiamo affermare che la straordinaria trasmissione del 1938 sia frutto di una – anzi, di più – fake news. La prima notizia falsa a cui ci riferiamo è una notizia pubblicata dal New York Sun nel 1835 secondo la quale la Luna era abitata da creature e civiltà. Fonte? Il giornale citava direttamente John Herschel, importante scienziato, astronomo e chimico, figlio dell’astronomo Friederick William Herschel, anche lui celebre scienziato britannico dell’epoca.

L’autore degli articoli sul NY Sun, Richard Adams Locke, creò quella fake news affidandosi a due meccanismi che ancora oggi caratterizzano le bufale: rifarsi a un riconosciuto e popolare principio di autorità e creare la notizia in un ambito capace di stimolare le fantasie e la voglia di credere in qualcosa di straordinario da parte del pubblico. Nell’Ottocento la ricerca della vita extraterrestre era certamente un ambito sentito.

Una volta finita l’infatuazione con i presunti abitanti della Luna, l’attenzione si spostò sul nostro vicino più promettente: il pianeta rosso, Marte. Anche in questo caso, un ruolo determinante nel far crescere la febbre sugli abitanti del quarto pianeta dal Sole la ebbe una fake news. Ovvero, l’osservazione dei canali di Marte realizzata nel 1877 dall’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli.

L’astronomo, anch’egli decisamente autorevole, sbagliò nell’interpretare una serie di irregolarità (che Schiaparelli chiamava “canali”) che aveva notato sulla superficie del pianeta osservandolo con il suo telescopio, potente ma non abbastanza per cogliere dettagli così precisi. Una traduzione inglese aggravò il malinteso, diffondendo la convinzione secondo cui l’astronomo italiano aveva visto canali (canals) artificiali – quindi costruiti da esseri intelligenti – e non fiumi (channels) o comunque corsi d’acqua naturali.

Scienziati, letterati e pubblico iniziarono a familiarizzare con l’idea che Marte fosse abitato da esseri intelligenti e di conseguenza la fantascienza ne fu fortemente ispirata. Nel 1987 esce a puntate La guerra dei mondi, dove Wells cita esplicitamente Schiaparelli.

Welles gioca con la realtà

Se lo scrittore Wells scrive uno dei suoi capolavori in un ambito culturale e letterario che traeva linfa dalle conquiste della scienza, ma anche dai suoi abbagli – questo per sottolineare che le fake news possono avere anche risvolti inattesi – l’attore e regista Welles fa ancora di più. Welles è un vero e proprio decostruttore del reale, ci gioca, lo manipola a piacimento, lo mette in mostra e subito dopo lo nasconde. La sua creazione radiofonica è proprio una messa in scena che punta a rendere reale l’invasione dei marziani. Il radiodramma quindi non è un semplice recitare un libro sotto forma di teatro, ma è una ricostruzione dell’invasione come se stesse avvenendo in quel preciso momento.

Welles conosce perfettamente i meccanismi e i linguaggi della radio, e su di essi costruisce il proprio capolavoro. Come si suol dire, la tecnica migliore per nascondere una cosa è proprio quella di metterla bene in evidenza: è ciò che fa Welles, che esplicita sin dall’inizio del programma radiofonico il carattere fittizio del suo racconto, salvo poi concatenare ogni passaggio successivo con lo scopo di fare sembrare tutto assolutamente reale.

Infatti, il programma è un susseguirsi di normali avvenimenti radiofonici: sigle, musiche, quindi l’interruzione per una breaking news. Inoltre, la resa del colpo di scena è studiata su un carattere tecnico del linguaggio della radio, ovvero la non sequenzialità della fruizione da parte di chi ascolta. A differenza di ciò che accade in altri media – si pensi al cinema, dove solitamente si entra all’inizio del film e non a caso a metà della proiezione – la radio si presta molto di più a un ascolto non sequenziale, un po’ casuale, dettato anche dallo zapping mentre si cerca una canzone che ci piace: è proprio su questo tipo di utilizzo che Welles punta per dare corpo e piena veridicità alla sua beffa, per far sì che il pubblico si allarmi davvero su una fasulla invasione aliena.

Infatti, probabilmente solo una minoranza degli ascoltatori ha sentito in diretta l’annuncio iniziale che esplicitava la finzione narrativa; chi si mise all’ascolto durante l’emissione sentì linguaggi e ritualità tipici della radio, talmente tipici che anche un evento assai improbabile come una invasione aliena diventò, proprio in virtù del linguaggio, credibile, probabile, realistica. In ultima analisi, reale.

Non reale, a quanto emerge dal saggio di Menduni, è la convinzione sopravvissuta fino a noi che la trasmissione fu seguita da caos e disordini perché le persone si aspettavano di dover affrontare sul serio gli alieni. Qualche persona allarmata ci fu, ma non così tante come si è soliti dire. Il panico fu raccontato la mattina del 31 ottobre 1938 dai giornali che riportarono di reazioni scomposte (false) soprattutto per ricordare ai lettori che la radio – a quell’epoca era un media concorrente dei giornali – non era una fonte attendibile per informarsi, quanto piuttosto una pericolosa fabbrica di menzogne, o, come le chiameremmo oggi, di fake news.

A 80 anni di distanza, con il web al posto della radio nel ruolo del cattivo, la trasmissione di Welles è di una impellente attualità, poiché ci mostra come, media dopo media, fake news dopo fake news, non ci accorgiamo che stiamo combattendo sempre le stesse battaglie. O sempre gli stessi mulini a vento.

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Enrico Bergianti
Giornalista pubblicista. Scrive di scienza, sport e serie televisive. Adora l'estate e la bicicletta

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