venerdì, Ottobre 18, 2019
SPAZIO

Luna, NASA rilancia la corsa allo spazio: ci torneremo entro 5 anni

La missione NASA Moon to Mars è un progetto da 21 miliardi di dollari per ritornare sulla Luna entro il 2024, poi rotta verso Marte.

La Luna vista dalla Stazione Spaziale Internazionale Credit: ESA/ISS/Astronauta Alexander Gerst

“Porteremo l’umanità sulla Luna entro il 2028”, ha detto l’amministratore capo della NASA Jim Bridenstine lo scorso 11 marso annunciando la nuova missione Moon to Mars. Una nuova corsa allo spazio che sostituisce il programma Apollo degli anni Sessanta. Il budget è stato stanziato: 21 miliardi di dollari per finanziare i nuovi piani di esplorazione spaziale. Poi il 27 marzo, dopo l’annuncio dell’agenzia spaziale Roscosmos che anche la Russia sta lavorando per costruire una base sul satellite, il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, rilancia e spinge sull’acceleratore: “Porteremo il prossimo americano sulla Luna entro il 2024”.

Un anticipo di cinque anni sulla tabella di marcia accolto con entusiasmo da Bridenstine, che commenta: “Siamo pronti per la sfida e torneremo per restare”.

Il grande ritorno sulla Luna

Il prossimo allunaggio potrebbe essere più vicino di quello che si pensa. “Un grande ritorno”, come l’ha definito su Twitter l’astronauta Buzz Aldrin, il secondo uomo a camminare sul suolo lunare ormai 50 anni fa. Solo un primo passo dell’umanità – e della NASA – verso un progetto ben più ambizioso: colonizzare Marte.

Se le missioni Apollo hanno portato gli astronauti sulla Luna, la nuova missione dell’agenzia spaziale americana punta a crearvi una colonia stabile. Il primo equipaggio di astronauti punta a rimanere sul suolo lunare per almeno sette giorni, un tempo maggiore di qualsiasi altra missione del genere. Un avamposto nel cielo da cui partire per destinazioni nuove e più lontane, quanto inesplorate. La prima impronta umana sulla Luna stavolta non sarà di un uomo, ma di una donna, come rivelato da Bridenstine nell’annunciare la missione.

Il budget è stato stanziato, i partner scientifici e commerciali scelti, ora non resta che progettare e realizzare gli strumenti e i veicoli necessari al prossimo allunaggio. Si parte dai nuovi lander e robot da portare sulla superficie lunare, 12 esperimenti che sono stati selezionati e vi arriveranno entro il 2019, per studiarne la composizione e scegliere il miglior punto dove atterrare. Si costruiscono le navicelle spaziali come Orion, che porteranno equipaggio e le apparecchiature necessarie alla loro sopravvivenza e attività di ricerca. Si progetta la Deep Space Gateway, la stazione spaziale orbitante intorno alla Luna, un avamposto da utilizzare sia per raggiungere il satellite che per rifocillarsi, in futuro, per le missioni verso Marte.

La NASA ha avviato anche i test sui prototipi di moduli abitativi per i futuri astronauti-coloni. Tutto, ora, sembra pronto e la Luna molto più vicina.

Da Apollo a Moon to Mars: perché tornare sulla Luna?

Negli anni Sessanta il programma Apollo ha portato la nostra specie per la prima volta sulla Luna, ispirando le nuove generazioni a oltrepassare i propri limiti. Il risultato non è stato solo scientifico, con lo studio dettagliato del satellite, ma ha richiesto anche lo sviluppo di tecnologie adeguate a compiere l’impresa, che hanno poi trovato una applicazione nella quotidianità. Ora la NASA punta a riaccendere la voglia di conquista dello spazio e con essa dare una spinta allo sviluppo di nuove tecnologie, dalla sinergia tra università, ricerca e aziende private.

L’obiettivo dell’agenzia spaziale americana per la prossima missione è creare un avamposto lunare, dove far sorgere una vera e propria base spaziale, dotata di centrali elettriche, depositi di carburante e mezzi di trasporto che permetta agli astronauti di permanere sul satellite prima per almeno sette giorni e poi per tempi sempre più lunghi. Questo permetterà di studiare come sfruttare le risorse minerarie e i bacini di acqua ghiacciata presenti in loco per la sopravvivenza di una colonia umana, ma anche di determinare come il corpo umano reagisce alla vita nello spazio, anche in previsione dei futuri viaggi verso il pianeta rosso e poi per lo spazio profondo.

Viaggio verso la Luna: Orion e il Deep Space Gateway

Prima di tutto, il viaggio. La NASA sta costruendo un nuovo veicolo spaziale per portare gli astronauti verso la Luna. Si tratta di Orion, una navicella progettata per il trasporto di un equipaggio di quattro persone, che sia in grado di affrontare un viaggio della durata di alcuni giorni e che possa essere riparato e controllato a distanza. Il primo volo di collaudo è stato eseguito senza equipaggio il 5 dicembre 2014 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, e si è concluso con successo.

La navicella spaziale per le future missioni verso la Luna sarà lanciata dallo Space Launch System (SLS) della NASA, il razzo più potente al mondo, e dovrà percorrere una distanza di oltre 384mila chilometri. Quasi mille volte superiore a quella della Stazione Spaziale Internazionale, che orbita a una quota di 400 chilometri intorno al nostro pianeta. Le principali caratteristiche che la sonda deve possedere sono un sistema che permetta all’equipaggio di respirare ossigeno e che rimuova il monossido di carbonio e l’umidità dal modulo abitativo.

Inoltre, deve poter resistere agli sbalzi di temperature e soprattutto al calore sprigionato dall’attrito con l’atmosfera nel rientro sulla Terra ad alta velocità. Orion dovrà poi essere dotato di un sistema di propulsione adeguato, che renda il modulo più stabile sulla sua traiettoria per assicurare agli astronauti a bordo il rientro a casa.

Infine, dovrà avere un appropriato scudo per proteggere l’equipaggio dalle radiazioni che si trovano nello spazio, dove le particelle del vento solare e i raggi cosmici non sono filtrati dal campo magnetico e dall’atmosfera della Terra. I contatti con la base a terra di Houston invece dovranno essere garantiti da un sistema di comunicazione e navigazione.

Un altro “pezzo” fondamentale per questa nuova missione NASA è la realizzazione della stazione orbitante Deep Space Gateway, un avamposto che proprio come la Stazione spaziale internazionale (ISS), non sarà solo un ponte per i viaggi verso la Luna e il pianeta rosso, ma sarà utilizzato anche come laboratorio per studiare lo spazio profondo. L’avamposto è in fase di progettazione in collaborazione con altre agenzie spaziali, tra cui l’European Space Agency (ESA), quelle di Giappone, Russia e Canada. L’inizio della costruzione è previsto per il 2022 e intanto la NASA cerca partner commerciali che vogliano investire nel progetto.

Verso la Luna con 12 nuovi esperimenti e le case lunari

Per prepararsi al ritorno sono stati selezionati 12 esperimenti che partiranno alla volta della Luna entro il 2019, assicurano dalla NASA. Gli esperimenti misureranno le radiazioni sulla superficie lunare, la sua composizione, i contenuti volatili presenti anche nell’esosfera e l’intensità del campo magnetico superficiale. Altri strumenti invece analizzeranno le caratteristiche della debolissima atmosfera lunare, un velo sottile, quasi inesistente, per valutare l’impatto che potrebbe avere sulla discesa di una sonda, l’atterraggio e la ripartenza.

Bridenstine ha spiegato in una conferenza stampa che “La Luna ha un valore scientifico unico e il potenziale per produrre risorse, come acqua e ossigeno. La sua vicinanza alla Terra la rende un terreno di prova particolarmente prezioso per le future esplorazioni dello spazio profondo”.

Dove abiteranno gli astronauti durante la loro permanenza sulla Luna? L’agenzia spaziale statunitense in collaborazione con cinque compagnie americane avvierà nei prossimi mesi i test a terra per cinque prototipi di moduli abitativi lunari. L’obiettivo è selezionare le caratteristiche migliori di ogni modulo, per poterne progettare uno che soddisfi tutte le necessità degli astronauti che si impegneranno nella missione.

Marshall Smith, che guida il programma di esplorazione lunare umana della NASA, spiega sul sito che “Questi test sono stati pensati per poter confrontare progetti anche molto diversi tra loro e decisamente innovativi proposti dalle industrie americane. Abbiamo scelto di non stabilire degli standard di progettazioni specifici per i moduli abitativi, in modo da poter esplorare le potenzialità di tutti i progetti e in futuro correremo meno rischi conoscendoli al meglio grazie ai test eseguiti“.

Ogni prototipo di habitat lunare sarà valutato sulla base del design interno e della sua funzionalità. Sebbene non siano stati fissati degli standard, ogni modulo dovrà garantire agli astronauti il controllo ambientale ed essere dotato di sistemi di supporto della vita, zone notte in cui dormire, una zona palestra in cui fare esercizio fisico e aree comuni. Tutti elementi necessari per permettere ai futuri coloni di costruire una routine quotidiana.

#Moon2Mars: restare sulla Luna, poi via verso Marte

L’obiettivo è l’allunaggio al polo Sud del satellite entro il 2024, mentre il lancio della Exploration Mission-1 del veicolo spaziale Orion sul razzo Space Launch System resta fissato entro il 2020. Per inviare i primi astronauti nell’orbita lunare, però, bisognerà attendere il 2022.

Bridenstine è convinto di poter rispettare la tabella di marcia: “Ci siamo attivati per poter raggiungere l’obiettivo. Abbiamo fatto un piano di esplorazione chiaro che si basa su tre aree strategiche, che sono la bassa orbita terrestre, la Luna e Marte, per poi proseguire verso lo spazio profondo. So che la NASA è pronta per questa sfida e andremo sulla Luna. Questa volta resteremo davvero, non lasceremo solo bandiere e impronte per poi tornare dopo 50 anni”.

Il conto alla rovescia per la partenza sembra essere già iniziato.


Leggi anche: Acqua ghiacciata nelle regioni polari della Luna: la conferma definitiva

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.    Foto anteprima: NASA, 20 luglio 1969, Buzz Aldrin alla Tranquillity Base fotografato da Neil Armstrong.

Veronica Nicosia
Aspirante astronauta, astrofisica per formazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Scrive di scienza, salute, ambiente e tecnologia per Blitz Quotidiano, Oggiscienza, 'O Magazine e Il Giornale.

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