lunedì, Luglio 22, 2019
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L’influenza dei cambiamenti climatici sulla domanda energetica

Un pianeta più caldo significa anche maggior consumo di energia, soprattutto elettrica. L'aumento della richiesta oscillerà dall'11 fino al 58% in base alle temperature future.

Se da una parte la nostra produzione e il nostro consumo di energia influenzano i cambiamenti climatici (secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, l’uso di energia rappresenta la principale fonte di gas serra dovuta all’attività antropica), dall’altro la richiesta energetica è uno degli aspetti che più profondamente saranno influenzati proprio dagli stessi cambiamenti climatici. Gli scienziati si aspettano che, ad esempio, l’aumento delle temperature determinerà una maggior richiesta di energia per il raffreddamento durante le stagioni più calde e una minor richiesta di riscaldamento durante le più fredde.

È dunque cruciale riuscire a capire come i cambiamenti climatici influenzeranno la nostra richiesta energetica e, con essa, lo sviluppo e il benessere della nostra specie. Un nuovo studio, recentemente pubblicato su Nature Communication, ha condotto una delle analisi più complete sul tema tenendo in considerazione diversi modelli di previsione per i cambiamenti climatici e gli scenari socio-economici. Ciò che emerge dai risultati del lavoro è un aumento della richiesta energetica intorno alla metà del nostro secolo, anche negli scenari con gli aumenti di temperatura più modesti.

L’aumento della domanda energetica

Studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sul fabbisogno energetico della popolazione non è semplice, perché richiede di considerare diversi fattori quali la crescita economica, il ritmo di sviluppo tecnologico e l’aumento della popolazione globale. A questi si aggiungono due ulteriori fattori d’incertezza, ossia la tempistica e l’intensità dei cambiamenti futuri delle temperature, sia a livello globale sia a livello più locale. Per i decisori politici, chiamati a prendere decisioni che avranno conseguenze nei prossimi decenni, conoscere la dimensione e le interazioni tra questi fattori d’incertezza è particolarmente importante.

La maggior parte delle ricerche condotte finora si è concentrata su aree specifiche (una nazione, un continente) e su singoli settori energetici. Un altro limite di questi lavori è che sono basati su uno o pochi modelli di previsione dei cambiamenti climatici. Lo studio appena pubblicato è invece riuscito a tenere in considerazione 21 diversi modelli di previsione delle temperature per il 2050, integrandoli con i dati di previsione della popolazione e dell’economia di cinque diversi scenari di previsione socio-economica. Queste informazioni sono quindi state usate per calcolare, attraverso un modello statistico, i cambiamenti della richiesta energetica globale che si presenteranno intorno al 2050.

In particolare, gli autori hanno considerato i cambiamenti riguardanti la domanda di tre fonti di energia (l’elettricità, il petrolio e i prodotti derivati, e i gas naturali) in quattro settori economici (agricoltura, industria, residenziale e commerciale).

Secondo quanto emerge dai risultati dello studio, rispetto a uno scenario in cui la richiesta energetica dipende solo dalla crescita della popolazione e del reddito, la richiesta energetica sarà aumentata dal riscaldamento globale, soprattutto per quanto riguarda l’elettricità, e in percentuali significative. Gli autori dello studio hanno infatti calcolato che l’aumento sarà tra l’11% e il 27% negli scenari con il minor aumento delle temperature e tra il 25% e il 58 % nel caso di un più vigoroso aumento. In particolare, la richiesta energetica aumenterebbe di oltre il 25% in Europa, Cina, nei tropici e nelle regioni meridionali degli Stati Uniti.

L’influenza socio-economica

Un risultato che può determinare l’instaurarsi di un circolo vizioso. «Se aumenta l’utilizzo di energia e questo comporta una maggior emissione di gas serra, mitigare il riscaldamento diventerà più difficile e più costoso», spiega in un comunicato Sue Wing, ricercatrice all’Università di Boston e co-autrice dell’articolo. «Per quantificare questo rischio è necessario capire come la richiesta di energia da parte dei diversi consumatori sarà influenzata dai cambiamenti climatici nei diversi scenari di riscaldamento. I risultati del nostro lavoro potranno essere usati in futuro per calcolare come le dinamiche del mercato dell’energia determineranno, in definitiva, i cambiamenti nel suo consumo e nelle emissioni».

Ma i dati emersi dallo studio hanno anche implicazioni sull’ineguaglianza e la vulnerabilità sociali. «Minore è il reddito per persona, maggiore sarà la parte che ciascuna famiglia dovrà spendere per adattarsi a un tale aumento di richiesta energetica. Alcuni degli scenari previsti dal nostro studio assumono una crescita continua della popolazione; in questi casi, l’aumento delle temperature potrebbe esporre mezzo miliardo di persone dei Paesi più poveri del Medio Oriente e dell’Africa a un aumento del 25% della richiesta energetica, o anche superiore», spiega Bas van Rijiven, ricercatore presso l’International Institute for Applied System Analysis in Austria e primo autore dello studio.

«E il problema non è solo economico: nelle aree con forniture di elettricità inaffidabili, o in cui manca una rete elettrica, le persone sottoposte all’aumento delle temperature incorreranno più facilmente in alcune malattie». Tra queste, come ha evidenziato il report del 2018 “Lancet Countdown: tracking progress on health and climate change”, pubblicato a dicembre dello scorso anno, vi sono malattie cardiovascolari, stress termico e malattie renali, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   Fotografia Pixabay

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

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