domenica, Settembre 27, 2020
CERVELLI ARTIFICIALI

iNaturalist, l’App per scoprire la biodiversità dietro casa

Un progetto di citizen science per conoscere e catalogare piante e animali. Appassionati di natura e esperti producono osservazioni che vengono catalogate grazie all'intelligenza artificiale

Settembre è alle porte e l’autunno è tra le stagioni migliori per organizzare qualche gita in montagna, una passeggiata nel bosco o per rilassarsi nel proprio giardino.

In ciascuna di queste attività potrebbe tornarvi utile iNaturalist, una piattaforma web che è anche un’applicazione per smartphone.

Nata nel 2008 come progetto di laurea di tre ragazzi iscritti all’Università della California, iNaturalist è oggi tra i più riusciti esperimenti di citizen science al mondo per mappare la biodiversità. Dal 2014 è infatti un progetto della California Academy of Science, un istituto di ricerca e museo di storia naturale tra i più antichi degli Stati Uniti. E dal 2016 si è unita anche la National Geographic Society, che fin dal 2013 aveva progetti aperti sulla piattaforma web.

Riconoscimento intelligente

Il funzionamento è semplice: una volta scaricata l’App, basta inquadrare l’essere vivente che si vuole catalogare, inserendo le informazioni in proprio possesso. Grazie a un algoritmo che sfrutta l’intelligenza artificiale, iNaturalist sarà in grado di individuare – con un grado di probabilità variabile – di che cosa si tratta.

Il software che identifica animali e piante si alimenta proprio grazie alla grandissima quantità di foto caricate (qui avevamo parlato di come funziona il machine learning). Il suo “giudizio”, però, dipende dalla qualità della foto e dalla rarità del soggetto fotografato. Per garantire un maggior livello di accuratezza, ogni immagine è sottoposta al giudizio della community: gli esperti di ogni materia si preoccuperanno quindi di validare il verdetto della macchina, oppure di correggerlo.

“Di solito con le piante l’identificazione è abbastanza accurata – spiega Salvatore Ferraro, ornitologo con una formazione da naturalista che si occupa di divulgazione e di attività con le scuole in Campania –, mentre la faccenda si complica con gli insetti, per esempio. In questo caso è molto difficile riconoscere la specie. Spesso l’intelligenza artificiale si ferma al genere, o, nei casi più difficili, alla famiglia”. E qui entra in gioco la componente umana che permette una classificazione più accurata. Una volta che la foto è stata validata, finisce nei database scientifici internazionali (per esempio su Global Biodiversity information Facility) e può essere utilizzata come base per gli studi di università e enti di ricerca.

“Grazie a iNaturalist sono state fotografate per la prima volta alcune specie – continua Ferraro –. Altre, invece, sono state osservate per la prima volta”.

Progetti scientifici

Sulla piattaforma chiunque può avviare un progetto chiedendo la collaborazione degli altri utenti. Le osservazioni raccolte possono poi essere commentate all’interno della community.

Uno dei progetti più interessanti si chiama First Known Photographs of Living Specimens: raccoglie le prime foto di specie conosciute ma mai catturate da una macchina fotografica, oppure le immagini di animali non ancora noti.

Un recente studio pubblicato su Plos One ha analizzato la qualità dei dati raccolti con iNaturalist per quanto riguarda le termiti, concludendo che, nonostante gli animali classificati siano numericamente inferiori a quelli dei registri universitari, hanno il vantaggio di poter essere aggiornati velocemente. Inoltre, coprono molte aree del mondo, permettendo di completare mappe che rimarrebbero altrimenti parziali.

Siccome la componente umana è ancora fondamentale, soprattutto nel caso di animali come le termiti, molto complesse da classificare, l’invito degli autori è di aumentare la collaborazione da parte degli esperti.

Visto che chiunque può lanciare il proprio progetto su iNaturalist, il portale è un ecosistema ricco di osservazioni. Rimanendo in Italia, si va dalla raccolta sulle specie esotiche lanciata dalla Regione Campania, al Bioblitz della Lombardia, fino alla proposta di Ferraro e del collega Ruben Bertolusso, Naturalinstagram. “Per passione ci occupiamo anche attraverso social di comunicazione della natura e divulgazione della biodiversità e abbiamo un piccolo seguito – racconta Ferraro – Abbiamo deciso di mettere insieme le osservazioni che queste persone ci mandavano privatamente, creando un piccolo archivio pubblico. Sui nostri canali social personali e su un canale Telegram dedicato, poi, approfondiamo i casi più interessanti. Crediamo molto nel coinvolgimento: aumentare curiosità e conoscenza verso la biodiversità è un primo passo per far crescere la sensibilità e le attenzioni verso le altre specie. Stiamo ovviamente parlando di un livello micro, ma raccontare che certi insetti che possono generare repulsione sono in realtà innocui, fa sì che ne vengano schiacciati meno. E a volte è incredibile scoprire quanti animali e piante popolino il bosco dietro casa”.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografia: Pixabay

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Michela Perrone
Appassionata di montagna e di tecnologia, scrivo soprattutto di medicina e salute. Curiosa dalla nascita, giornalista dal 2010, amo raccontare la realtà che mi circonda con articoli, video e foto. Freelance dentro e fuori, ho una laurea in Comunicazione e un master in Comunicazione della Scienza.
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