martedì, Agosto 3, 2021
LIBRI

“Finitudine”, di Telmo Pievani

Un mare di incertezze ed inquietudini tra scienza e filosofia, in un libro che trova un modo naturale per dare forza alla fragilità, valore alla libertà.

Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà (Raffaello Cortina Editore 2020, 16 €) è stato pubblicato a novembre, l’ha scritto Telmo Pievani. Esperto di teoria dell’evoluzione, l’autore è Professore Ordinario presso il Dipartimento di Biologia all’Università di Padova dove ricopre la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche e insegna Bioetica e Comunicazione della Scienza. Dal 2017 è presidente della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica. Ha curato mostre nazionali ed internazionali, è membro di diverse società scientifiche e comitati di redazione, autore di numerosi libri e direttore di Pikaia. Il portale dell’evoluzione.

Ambientato nel 1960, il libro è un dialogo immaginario tra Jacques Monod, premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1965, e Albert Camus, premio Nobel per la letteratura nel 1957. Entrambi furono figure coinvolte attivamente nella Resistenza al nazifascismo prima e dopo il conflitto mondiale. Negli anni della guerra, quando si faceva chiamare Marchal e poi Malivert, Monod fu uno dei capi della Resistenza armata di Parigi. Camus, invece, che si faceva chiamare Mathé poi Bauchard, sostenne la Resistenza lavorando per un giornale clandestino cubano. I due non ebbero contatti fino a quando non si presentarono ad un incontro con lo scrittore Jean Bloch-Michel nel 1948. Divennero poi buoni amici.

Come in un esperimento, Pievani immagina che l’incidente del 4 gennaio 1960 non sia costato la vita a Camus, che nella realtà quel giorno morì insieme all’editore Michel Gallimard. Nel romanzo Monod va a trovare il suo amico reduce dall’incidente nel Centre Hospitalier di Fontainebleau. Qui, in questa bella storia, mentre Pievani racconta del libro sulla finitudine che avrebbero potuto pensare di realizzare, i due personaggi dialogano ispirati dal nume di Lucrezio, che inaugura con le sue frasi la bozza di ogni capitolo. Nello svolgersi del discorso l’autore tiene conto di fatti storici realmente avvenuti, appunti privati, libri, archivi e conferenze, concedendo particolare attenzione ai testi lasciati incompiuti dalla morte dei due: L’ultimo uomo, di Camus, e L’uomo e il tempo, di Monod.

Non si può superare la finitudine

Pievani in Finitudine va a toccare un argomento caro a tutti noi: il tempo. O meglio, il passare del tempo, il perdersi di ogni vittoria come di ogni sconfitta, il tramontare di ogni cosa in ogni dove. Con una penna scientifica osserva attraverso Monod e Camus che alla luce della scienza la finitudine resta imbattuta. Ad esempio, dice, la conoscenza scientifica sostiene che tra un miliardo di anni il Sole sarà più caldo del 10% e non permetterà più la vita sulla Terra, farà evaporare gli oceani, e nei miliardi di anni successivi inghiottirà il pianeta, come Crono con i suoi figli, mentre diventa una gigante rossa. Molto prima, però, altre catastrofi potrebbero annientare la vita sulla Terra o quantomeno la vita della specie umana, come il deragliamento dell’orbita terrestre, o una guerra nucleare, o l’impatto di un meteorite di grosse dimensioni.

Monod e Camus indagano molte possibili soluzioni al problema della finitudine mostrandoci come i tentativi di allungare la vita umana e terrestre incontrano sempre un limite che appare invalicabile. Il trasferimento della popolazione su altri pianeti, la crioconservazione, il trasferimento della coscienza in una rete neurale artificiale, la clonazione, non sono solo per molti aspetti attualmente impraticabili, ma soprattutto sono destinati ad incontrare un limite. In qualsiasi livello della conoscenza di un animale o vegetale come di un pianeta, sistema solare, galassia o universo, si intravede la fine, la conclusione dell’esistenza. Con il dialogo tra Monod e Camus Pievani ci mostra quanto realmente avviene tra scienza e cultura, in quel mezzo in cui troviamo ciò che definiamo “natura”, la stessa natura con la quale dobbiamo confrontarci. Per quanto ne sappiamo è naturale che ogni evento, giusto o sbagliato, a un certo punto venga sgretolato dal tempo.

Monod e Camus riflettono molto su questa consapevolezza: ciò che facciamo da vivi non avrà per noi alcuna ricompensa né punizione quando saremo morti, e non solo, a lungo andare anche la traccia di ciò che avremo fatto verrà disintegrata. Nel dialogo vige quindi un’inquietudine esistenziale tipicamente umana. Come confrontarci con questa scienza naturale? L’autore risponde a questa domanda con energica decisione: sfidiamo la finitudine. Perderemo, questo è certo, dice, ma perderemo con onore se perseguiremo il bene nonostante la caducità di qualsiasi azione. Se cioè non lasceremo che l’immensità del tempo che tutto sommerge ci impedisca di costruire al meglio, e se ciò che andremo a costruire potrà essere considerato giusto da noi, alla faccia della finitudine. Costruendo vedremo come la cooperazione sia necessaria e profonda, fondamento fisico e morale della solidarietà. Questo è il messaggio che Pievani dispiega in questo libro dove inquieti si confrontano Monod e Camus sulla finitudine.

Una Terra speciale

Mentre indaga sulle incertezze dei tentativi di conservare la vita Pievani si concentra sull’idea di terraformare altri pianeti, ovvero innescare dei movimenti ecologici che riescano a riprodurre le condizioni ambientali terrestri altrove nell’universo. Questo valore della continuità della specie umana e delle altre non implica però la conservazione della vita individuale, la singola coscienza rimane quindi destinata a morire, ma a un certo punto, resta finita e destinata a morire anche qualsiasi altra particolare forma di vita collettiva. L’autore ci porta così a pensare a quanto sia importante l’ambiente in senso largo e ci mostra un’appartenenza che va ben oltre la specie biologica. Infondo, è l’intero ecosistema terrestre ad essere, almeno per noi, davvero speciale, una meraviglia oggi e per sempre. Nel cosmo, infatti, le caratteristiche più diffuse sono il vuoto, l’asfissia, il silenzio. Ma se, come insegna l’evoluzione, in questo spazio caduco la vita sulla Terra non si è generata per qualche senso superiore, se nessuna specie, nemmeno la nostra, ha un senso prestabilito, e se persino la morte non è una necessità biologica o di altro tipo, ciò non toglie che la vita ci dimostra di potersi rivelare meravigliosa e quindi rispettabile. Fragili, come siamo, non lasceremo che la natura della nostra finitudine ci affligga, ma procederemo con la luce, il calore e l’energia della libertà. Una libertà forte ed importante, come fu quella per la quale molte persone, tra cui Monod e Camus, rischiarono la vita per la Resistenza al nazifascismo. In una natura come quella lucreziana non c’è nessuna legge morale ma la libertà, valore laico della nostra fragile finitudine, ci mette di fronte alla profonda responsabilità delle nostre azioni.

Una specie nel tempo

Tutta questa riflessione di Pievani rispecchia molto bene la nostra umana capacità di viaggiare, per così dire, lungo il tempo. Siamo infatti una specie che si comporta con grande considerazione del tempo, in questo rappresentiamo come un caso eccezionale di evoluzione. L’evoluzione infatti, come in Darwin, procede sempre nel presente, non ha in vista alcun fine. L’evoluzione non si verifica per adattare in qualche modo l’esemplare al contesto, ma è passiva: l’adattamento si verifica per caso e viene selezionato dalle condizioni presenti. Noi essere umani, però, possiamo apprendere da una lunga storia passata e orientarci in modo cosciente verso il futuro. Possiamo quindi agire come navigando controcorrente, eppur navigando. Consapevoli della nostra capacità di far questo rimaniamo fragili perché mortali ma, in sfida alla finitudine, siamo liberi e responsabili delle strade che percorriamo.

Ognuno di noi morirà? La Terra finirà? L’universo scomparirà? Quello che facciamo oggi potrebbe continuare però domani, forse non tra un miliardo di anni, ma potrebbe continuare per secoli. Anche se solo temporaneamente quel tramandare nel tempo qualcosa di nostro ci allieta, come fosse per l’eternità. Non è però una questione meramente biologica, di trasmissione di geni e quant’altro, è piuttosto qualcosa di inerente ai modi di fare, o di essere, o di vivere, direbbe qualcuno. Questo libro, come la scienza, non dà risposte, semmai offre comprensioni e domande. Possiamo però utilizzare quell’inquietudine che resta sul fondo per continuare ad impegnarci nelle nostre ricerche ed azioni.

Durante una conferenza organizzata dal Rotary Club Bologna Est, a gennaio 2021, ho avuto l’occasione di incontrare Pievani e domandargli se,  avendo ogni cosa un opposto, allora al fianco della finitudine e del tempo ci siano l’infinito e l’eternità. Lui mi ha risposto che certo, siamo capaci di pensare e ragionare sull’esistenza di queste dimensioni ma alla fin fine, restiamo esseri mortali. “Camus dice che la scienza non basta perché ognuno nella sua esistenza deve confrontarsi con la finitudine della vita. Monod e Camus fanno riferimento a Lucrezio ma non sono d’accordo con la visione epicurea e con Lucrezio in un punto, quello per cui il saggio che capisce di essere finito, marginale e nulla nell’universo raggiunge attraverso questa comprensione la felicità, l’atarassia. Per Monod e Camus alla fine, invece, non c’è la serenità, l’atarassia, ma ancora il macigno di Sisifo, la sfida e la rivolta inquieta verso la finitudine umana.”

Come ha confermato Pievani durante un incontro del seminario permanente 3E (Evoluzione, Etica ed Ecologia) del Dipartimento di Filosofia della Sapienza Università di Roma, il libro mostra un notevole esistenzialismo ma si apre in chiave politica. Poi, certo, ad ognuno la libertà di interpretare.


Leggi anche: “Nove miliardi a tavola”, di Mauro Mandrioli

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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Gianluca Latagliata
Sono laureato in Scienze Filosofiche all'Università di Bologna. Ho pubblicato alcuni articoli su Pikaia. Sto cercando di migliorarmi come comunicatore della scienza. Sono interessato alla teoretica dell'evoluzione e alle relazioni tra scienza e società.
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