domenica, Giugno 13, 2021
CERVELLI ARTIFICIALI

Intelligenza artificiale e università: due mondi in contrasto?

Chi oggi lavora nell’ambito dell’AI spesso è un informatico o un ingegnere. Oppure è un giovanissimo con una bella idea e tanta voglia di mettersi in gioco, come i 4 founder dell’Accademia del Test. Dal prossimo anno accademico, in Lombardia si potranno invece formare 180 esperti che, accanto alle competenze tecniche studieranno il marketing, le neuroscienze e gli aspetti etici.

L’intelligenza artificiale è sulla bocca di tutti e ormai viene utilizzata negli ambiti più disparati: dai suggerimenti di acquisto agli screening medici, dal supporto decisionale in ambito giuridico al riconoscimento facciale.

Proprio perché si tratta di una disciplina che è esplosa e che racchiude al suo interno diverse competenze, in Italia in questo momento mancano percorsi di studio codificati: chi si occupa di intelligenza artificiale tipicamente è un informatico o un ingegnere che ha continuato a formarsi in modo autonomo una volta finiti gli studi.

Oppure è un giovanissimo che ha deciso di mettersi in gioco per risolvere un problema. È il caso di quattro amici di Foggia, che durante il lockdown, complice il maggior tempo a disposizione, hanno realizzato un algoritmo per aiutare gli studenti a prepararsi al test d’ammissione per la facoltà di Medicina. In breve tempo, questa soluzione si è trasformata in un’azienda: Accademia del Test.

Superare il test di Medicina grazie all’intelligenza (artificiale)

“Sapevamo che ogni anno questo rappresenta un grande ostacolo per molti aspiranti medici – spiega Andrea Chirolli, 22 anni, studente di Economia in Bocconi e Ceo di Accademia del Test – così, partendo da un bisogno reale, abbiamo sviluppato una soluzione tech: un percorso personalizzato che segue a 360° e online chi sta studiando per l’esame di ammissione”.

Ogni anno infatti sono circa 70.000 i ragazzi che provano a superarlo: ne entrerà solo 1 su 5 e la competizione è serratissima. “Esistono già molti corsi basati per lo più su lezioni frontali o sulla possibilità di svolgere il test in modalità assistita – ricorda Chirolli – La nostra innovazione sta proprio nell’uso dell’intelligenza artificiale: da una parte abbiamo un database enorme con le domande utili per le simulazioni, dall’altra offriamo un percorso di studio personalizzato che si aggiorna in base all’avanzamento dell’apprendimento”.

Sono oltre 15.000 le domande inserite nella banca dati e i fondatori contano di raggiungere quota 30.000 entro l’estate. L’anno scorso ha superato il test il 76% degli studenti iscritti alla piattaforma.

I compagni di viaggio di Chirolli sono Francesco Salvatore, 24 anni, laureato in Economia all’Università di Foggia e studente in Digital marketing, Michele Potenza, 22 anni, studente di Medicina all’Università di Bologna e Antonio Mozzillo, 24 anni, laureato in Graphic design all’Accademia di belle arti di Foggia.

Alla domanda se la loro esperienza universitaria abbia influito sul progetto, Chirolli risponde: “Per quanto mi riguarda, ho vissuto alcune esperienze internazionali legate al mio percorso di studi: sono stato a Hong Kong e in California e ho avuto modo di entrare in contatto con il mondo tech. Adesso, vista la spinta che sta avendo il progetto, l’università non è una nostra priorità: tutti e quattro stiamo continuando a studiare perché manca poco alla fine, ma giocoforza il nostro rendimento è calato”.

Futura, la piattaforma lanciata da Accademia dei Test, prevede anche una parte più standard: video lezioni sia on demand che live tenute da docenti selezionati che permettono di approfondire le proprie lacune e un planner per organizzare il proprio piano di studio. Da alcune settimane gli studenti più competitivi possono gettare un occhio anche alla loro posizione in classifica rispetto agli altri iscritti. “Abbiamo in mente di lanciare corsi pensati per un mercato estero: la piattaforma è molto potente e vogliamo utilizzarla al meglio”, conclude il Ceo.

A Milano il primo corso di laurea per esperti in AI

Per rendere il percorso formativo più utile a chi decide di lanciarsi nel mondo dell’intelligenza artificiale, qualche giorno fa è nato il primo corso di laurea triennale interamente dedicato all’intelligenza artificiale, frutto della collaborazione tra Università di Milano-Bicocca, Università Statale di Milano e Università di Pavia.

Dal prossimo anno accademico, quindi, 180 studenti potranno misurarsi con questa nuova sfida, che prevede la frequenza dei corsi in tutti e tre gli atenei e la lingua inglese.

Accanto a materie tecniche, come la programmazione, la logica computazionale e la statistica ci saranno corsi come l’etica delle tecnologie e la psicologia cognitiva, ma anche l’intelligenza artificiale applicata al marketing e le neuroscienze. Per Giovanna Iannantuoni, rettrice di Milano-Bicocca, infatti, “l’intelligenza artificiale è una realtà sempre più presente in svariati ambiti, dal marketing alla medicina. Per questo occorre formare professionisti in grado di muoversi in tutti i vari campi in cui questa trova applicazione. Un requisito che è garantito dall’impostazione interdisciplinare del corso che, insieme al suo respiro internazionale, apre ai futuri laureati un ampio ventaglio di opportunità occupazionali”.

Quattro i profili che contribuiranno a formare l’esperto in intelligenza artificiale: gestione della conoscenza nella comunicazione e nel marketing, applicazione ai processi manifatturieri intelligenti, interazione uomo-ambiente, applicazioni a modello matematici e tecnologie fisiche.

Questi percorsi potranno poi essere approfonditi durante le lauree magistrali cui i tre atenei stanno lavorando e che contano di mettere in campo a partire dal 2022.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

1 Comment

  1. “utilizzata negli ambiti più disparati: dai suggerimenti di acquisto agli screening medici, dal supporto decisionale in ambito giuridico al riconoscimento facciale.”
    Sarebbe il caso che dedicaste qualche articolo a spiegare cos’è la AI. È evidente che “ambiti” differenti richiedono programmi differenti. Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi. Quanto pesano i pregiudizi di coloro che partecipano alla stesura del software, e…
    Per conto mio gli troverei un altro nome di “intelligente” a ben poco. Sono software sofisticati ma che non sono in grado di gestire la complessità ma solo la complicazione, solo quello che è trasformabile in un algoritmo. Perdendo evidentemente per strada molte informazioni.
    Buona giornata Piero Borelli

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Michela Perrone
Appassionata di montagna e di tecnologia, scrivo soprattutto di medicina e salute. Curiosa dalla nascita, giornalista dal 2010, amo raccontare la realtà che mi circonda con articoli, video e foto. Freelance dentro e fuori, ho una laurea in Comunicazione e un master in Comunicazione della Scienza.
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