domenica, Novembre 29, 2020

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Cinquanta primavere, e non le dimostra.

NOTIZIE - La settimana scorsa, uno dei volumi fondamentali per comprendere le origini del pensiero ambientalista ha compiuto cinquant'anni. Pubblicato nel 1962 negli Stati Uniti, Primavera silenziosa ('Silent Spring' nell'originale inglese) della biologa Rachel Carson è ben presto diventato un classico dell'ambientalismo, oltre ad aver dato inizio, secondo alcuni, allo stesso movimento ambientalista moderno. Qual è oggi, a cinquant'anni di distanza dalla pubblicazione, l'eredità di Primavera silenziosa? Fin dalla pubblicazione, ebbe un impatto innegabile su temi di protezione ambientale e produzione agroalimentare e sollevò l'importante questione della tossicità dei pesticidi sulla salute umana e su quella di altre specie animali. La primavera silenziosa del titolo si riferiva appunto alla scomparsa di uccelli canori, causata secondo l'autrice dall'uso diffuso e sconsiderato di pesticidi. Il volume della Carson scatenò reazioni particolarmente vivaci nell'industria chimica (supportata dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti), ma rifletté anche le inquietudini del suo tempo (un periodo che vide la nascita della controcultura nordamericana): in particolare, il fatto che le tecnologie moderne, combinate con un consumismo vorace, causassero problemi ambientali mai notati prima di allora o, peggio, 'omessi' per interessi commerciali.

Peggio di Hitler + Stalin + Pol Pot

Undici accademici e lobbisti hanno scritto a Nature per criticare una retrospettiva sull'influenza di Primavera silenziosa, il libro del 1962 in cui Rachel Carson descriveva i danni ambientali e sanitari dei pesticidi come il DDT. Gli autori della lettera ritengono l'autrice responsabile della più grande strage mai compiuta nella storia dell'umanità.