A volte ritornano

Crediti: Terra3

Gli anni Ottanta tornano ancora una volta a far discutere: stavolta non si parla di moda di cattivo gusto ma di sostanze chimiche rilasciate con lo scioglimento dei ghiacciai

Non sono stati un modello di buon gusto gli anni Ottanta, e si vede. Questa volta non si tratta di spalline, capelli cotonati, spregiudicatezza yuppie e televisione spazzatura, ma di qualcosa di forse peggiore. Lo scioglimento dei ghiacciai alpini, già di per se un grosso problema, ora sta facendo emergere gli strati d’acqua che risalgono proprio al quel periodo, rilasciando nell’ambiente sostanze chimiche pericolose da tempo bandite.

Christian Bogdai e colleghi dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia, hanno monitorato il livelli di inquinamento dei sedimenti sul fondo del lago Oberaar a Berna, in Svizzera, trovando alte concentrazioni di composti chimici illegali, banditi da tempo. Le sostanze derivano principalmente dalla lavorazione industriale della plastica, dispositivi elettronici, profumi e pesticidi, il cui picco di produzione sarebbe stato raggiunto negli anni Settanta, per calare poi durante gli anni Ottanta ed essere bandito nella decade successiva. Gli scienziati però dagli anni Novanta in poi registrano un aumento di queste sostanze nel lago, alcune delle quali sono state collegate all’insorgenza di patologie come il morbo di Parkinson.

La concentrazione di queste sostanze aumenta di anno in anno. Il motivo secondo Bogdai è lo scioglimento dei ghiacciai che a causa del riscaldamento globale accelera di anno in anno e che sta facendo emergere il ghiaccio formatosi della decade 1980-1990. Il fenomeno probabilmente non si limita alle Alpi: certe sostanze vengono trasportate per lunghe distanze dalle correnti atmosferiche per poi precipitare sotto forma di pioggia o neve e depositarsi in altre zone montuose o ai poli.

Bogdai è pessimista: purtroppo non c’è molto da fare, anche se il riscaldamento dovesse miracolosamente arrestarsi prima o poi queste sostanze verrebbero comunque rilasciate nell’ambiente. Inoltre anche se molte sostanze tossiche sono state bandite, altre vengono prodotte ancora oggi e possono a loro volta andare a depositarsi nei ghiacciai mettendo in pericolo le generazioni future.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. “sostanze chimiche pericolose” , “composti chimici illegali”, nel titolo: “sostanze chimiche” che fanno “discutere” … la chimica non se ne esce molto bene da questo articolo, il che non è purtroppo una novità, ma stupisce e addolora che questo avvenga su un sito scientifico. Si poteva togliere benissimo l’aggettivo (“sostanze pericolose” , “composti illegali”, nel titolo: “sostanze”), evitando così di contribuire a creare nell’opinione pubblica l’idea che la chimica è dannosa di per sè, dato che non si legge mai di sostanze chimiche che curano, di sostanze chimiche che sfamano, di sostanze chimiche che vestono, di sostanze chimiche che …

  2. Con un’esposizione chiara e sintetica, Federica ci comunica una “emergenza” reale e concreta che deve farci pensare.
    Parla del ritorno di un pericolo provocato dall’uomo, i cui effetti si manifestano anche decine di anni dopo.
    Bisogna proporre di cambiare molte cose, ma bisogna farlo con la stessa serenità con la quale Federica ci comunica un vero disastro ambientale.

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: