LA VOCE DEL MASTER

Se si scalda la balena

Come rispondono, i cetacei, ai mutamenti del loro ambiente, riscaldamento globale compreso?

LA VOCE DEL MASTER – In occasione del recente summit sui cambiamenti climatici di Copenhagen, e a un anno di distanza dalla pubblicazione del rapporto Whales in hot water, la WDCS (Whale and Dolphin Conservation Society) ribadisce che i cambiamenti climatici riguardano anche le balene. Ora, l’ultima decade è stata la più calda dalla seconda metà del 19° secolo. E secondo l’IPCC un aumento di 2.5° C della temperatura media del pianeta metterebbe a rischio di estinzione il 30% di tutte le specie animali. Balene comprese. Ma come rispondono, i cetacei, ai mutamenti del loro ambiente? Per gli esperti non esiste un’unica risposta, perché dipenderà dall’entità del cambiamento e dalle capacità di adattamento di ogni singola specie.

A partire dall’ estate del 2007 i biologi marini di Tethys, un istituto di ricerca per lo studio e la conservazione dei cetacei, hanno osservato un’inusuale abbondanza di capodogli in mar Ligure, nel cuore dell’area marina protetta nota come Santuario dei Cetacei. Nella stessa zona il Gruppo Nazionale di Oceanografia Operativa (GNOO) ha invece rilevato un’anomalia nelle temperature delle acque superficiali; nei mesi di giugno e luglio 2007 sono state addirittura di 3 gradi inferiori alla media degli ultimi anni.

“Verosimilmente non si tratta di una crescita della popolazione di capodogli in Mediterraneo – sottolinea Sabina Airoldi, direttore del progetto di ricerca sui cetacei che Tethys sta conducendo nel Mar Ligure – ma di un aumento localizzato, dovuto a un gruppo di animali che si sono spostati per cause che non conosciamo. Il nostro obiettivo sarà quello di capire se esiste una relazione fra i cambiamenti climatici e la variazione di distribuzione dei capodogli nel Mediterraneo occidentale”.

Predire quali saranno gli effetti dei cambiamenti climatici sulle balene non è una questione semplice. I cetologi, coloro che si occupano dello studio di balene e delfini, sanno ancora poco dell’abbondanza di questi animali. Ben 40 delle 67 specie inserite nella Lista rossa della IUCN (Unione internazionale per la conservazione della Natura) sono considerate data deficient: vale a dire che non si hanno dati sufficienti per stabilire lo stato di salute di una popolazione.

I climatologi hanno iniziato solo da pochi anni a capire il funzionamento di una macchina complessa come quella del clima. Anzi, secondo Franco Prodi, studioso di fisica dell’atmosfera, “la scienza sa ancora troppo poco dell’evoluzione climatica, e i nostri modelli sono nella loro infanzia”. Ecco perché la WDCS invita la comunità scientifica a uno sforzo per prevedere scenari futuri attendibili e proporre delle soluzioni sulla base delle osservazioni di questi anni; il cambiamento delle temperature delle acque, l’innalzamento del livello dei mari, i fenomeni di acidificazione e il cambiamento delle correnti oceaniche, che sono alla base della sopravvivenza di molti ecosistemi marini.

Quanto siano delicati i rapporti all’interno di un ecosistema è evidente nel caso di una specie minacciata come la balenottera comune. Questo meraviglioso animale, che supera i venti metri di lunghezza, frequenta il mar Ligure perché durante l’ estate trova in queste acque cibo in abbondanza. Enormi banchi di un gamberetto lungo solo pochi centimetri, la Meganyctiphanes norvegica. Durante i mesi di maggio e giugno si verifica un’abbondanza eccezionale di questo piccolo gamberetto, noto anche come krill, la cui presenza è legata a particolari fattori, tra cui la temperatura dell’acqua. Lievi cambiamenti di questi parametri ambientali potrebbero ripercuotersi sull’abbondanza della Meganyctiphanes in un certa area, e su tutta la catena alimentare con esiti imprevedibili. E se manca la preda — com’è accaduto in alcune zone dell’ antartico, dove il krill si è già ridotto dell’80% — il predatore rischia di non passarsela per niente bene.

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