AMBIENTE

L’altro dibattito sulla CO2

AMBIENTE – Come ogni anno, in Australia sta per iniziare la caccia al rospo della canna, il Bufo marinus importato dall’America latina 75 anni fa quale lotta biologica contro i coleotteri che divoravano le piantagioni di canna da zucchero in uno stato del Nord-Est. Una volta sul posto però, ha trovato prede ben più succulenti e nessun predatore, perché dalla pelle essuda tossine così potenti da avvelenare un coccodrillo.

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Così è cresciuto e s’è moltiplicato. D’estate milioni di rospi – sui 9-15 cm cadauno – avanzano cantando compatti “come tapis roulant” verso nuovi territori dai quali eliminare la biodiversità e ormai hanno attraversato il continente. Incoraggiati dal governo, volontari armati di bastoni e martelli li uccidono a botte, o li tramortiscono e li mettono in freezer e dopo il sugerlamento assestano la botta finale. O tramortiti, i rospi, li mettono in un sacchetto di plastica e li gassano con l’anidride carbonica.

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Per la caccia di quest’anno però, la Real società australiana per la protezione degli animali dalla crudeltà ha convinto lo stato del Western Australia a vietare la CO2: a volte il Bufo si riprende e muore per asfissia, sostiene un ricercatore dopo prove in laboratorio, la quale sarebbe più dolorosa delle botte o del congelamento.

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Non è vero, secondo l’esperto consultato da The Scientist e i Kimberley Toad Busters.

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