Esportazione

IL PARCO DELLE BUFALE – Da tempo fautore dell’inquinamento da anidride carbonica e co-autore di un’esilarante parodia del IV rapporto del Panel intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC – chi non vuol comprarlo, lo trova on-line in inglese), il professor Franco Battaglia ha presentato le proprie idee anche in Svizzera. Da un ricercatore residente nel Canton Ticino, abbiamo saputo che erano riassunte nell’intervista al professore – di chimica ambientale all’università di Modena – pubblicata dal Quotidiano del Popolo alla vigilia dell’evento.

Dopo le bufale usuali che i visitatori del parco troveranno cacciate e parcheggiate qui da specialisti, all’imbeccata dell’intervistatore:

Cosa sta succedendo all’IPCC? L’impressione è che l’agenzia ONU finora abbia lavorato più per scopi politici che scientifici.

il professore risponde:

L’IPCC nacque con una missione ben precisa, che recita: “studiare i cambiamenti climatici indotti dall’uomo”. V’è quindi un pregiudizio iniziale. Dovessero dire che l’uomo non induce cambiamenti climatici, dovrebbero chiudere battenti. (…)

Bisognerebbe chiudere l’IPCC e lasciare i ricercatori studiare in pace una scienza (quella del clima, ndr) che è ancora alla sua infanzia.

A parte che la scienza ha superato l’infanza, è nata nel 1822, la missione recita:

L’IPCC (…) passa in rassegna e valuta l’informazione scientifica, tecnica e socio-economica prodotta in tutto in mondo, e rilevante per la comprensione del cambiamento climatico. Non svolge alcuna ricerca, né monitora dati o parametri relativi al clima.

4 Commenti

  1. Non intendevo esserlo. Facevo solo vedere la differenza tra le convinzioni del prof. Battaglia e i fatti.

  2. Battaglia ha torto ad accusare di irrilevanza, se non peggio, il lavoro dell’IPCC.Ha ragione a dire che il sistema clima è estremamente complesso e difficile da studiare e modellare quantitativamente in modo scientificamente affidabile.
    Propongo però una riflessione un po’ diversa.
    Prendiamo i dati sperimentali delle concentrazioni di gas serra in atmosfera, che si trovano proprio sul sito dell’IPCC( ma anche su tanti altri siti).Usando i dati desunti dalle carote di ghiaccio, con un metodo scientificamente accettato da tutti come valido, chi ha studiato l’argomento è arrivato a ricostruire l’andamento fino a circa 800000 anni fa.Negli ultimi cento anni sono disponibili anche molti dati sperimentali derivanti da monitoraggio diretto, ovviamente più accurati.Dal tutto risultano due fatti sperimentali:
    La concentrazione di CO2 ha fluttuato molto nei millenni passati, e il massimo valore raggiunto più volte è stato di quasi 400ppm, cioè grosso modo quello attuale.
    La velocità con cui sono avvenuti i cambiamenti di concentrazione in epoche in cui l’umanità non era presente sulla terra è stata molto ( ma veramente molto!) inferiore a quella con cui, dall’inizio della rivoluzione industriale attorno al 1750 fino ad ora, la concentrazione di CO2 p.e. è cambiata da circa 280 ppm a circa 390 ppm.Questo secondo me porta a dover ragionevolmente ammettere che l’aumento di concentrazione in questione è dovuto a cause antropiche, cioè al fatto che stiamo bruciando grandissime quantità di combustibili fossili e liberando grandissime quantità di gas serra, che i classici assorbitori (vegetazione, oceani, suoli) non riescono a fissare:di qui l’aumento di concentrazione in atmosfera.
    Ora, se è vero che gli scenari elaborati da IPCC per l’evoluzione futura del clima e in particolare per l’aumento di temperatura potrebbero essere sbagliati, è altrettanto vero che cambiare la composizione dell’atmosfera altera il bilancio energetico del pianeta.
    Non è facile prevedere il futuro, ma noi stiamo facendo un esperimento da apprendisti stregoni sull’unico pianeta che abbiamo a disposizione, senza sapere come andrà a finire: e potrebbe anche andare finire molto male!
    Quindi:non abbiamo conoscenza scientifica sufficiente per prevedere con sicurezza cosa succederà, ma sufficiente per dire che stiamo modificando un meccanismo molto complesso e delicato, con conseguenze possibilmente nefaste.Allora, senza aspettare ulteriori conoscenze sul clima futuro ottenute da ipotetici scienzati più seri di quelli dell’IPCC, credo che la pura razionalità imporrebbe un velocissimo ripensamento del nostro sistema energetico, e anzi di tutto il nostro modello di sviluppo, senza catastrofismi inutili, ma anche senza pigrizie mentali!
    Ricordiamoci che non dobbiamo “salvare il pianeta”, dobbiamo cercare di non compromettere il futuro dell’umanità.Al pianeta non potrebbe fregare di meno se ci sarà un riscaldamento anche di 6 gradi: diventerà semplicemnte più ospitale per qualche specie vivente diversa da “homo sapiens” ( che a mio parere si sta comportando in modo molto poco sapiens…)

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