The brain revolution

Rita Levi Montalcini compie 101 anni e il 23 aprile si festeggia a Roma con un seminario sulle nuove frontiere di ricerca sul cervello, tutto da seguire online.

Ascolta l’intervista integrale di OggiScienza a Pietro Calissano

CRONACA – Si avvicina un grande compleanno: quello di Rita Levi Montalcini che domani, 22 aprile, spegnerà 101 candeline. Le iniziative per festeggiare con lei non mancano, a partire da una ricca maratona web con le voci dei ricercatori. Non solo; per l’occasione, venerdì si riuniranno a Roma alcuni tra i più noti neuroscienziati di tutto il mondo, per un seminario dal titolo decisamente accattivante: The brain revolution. Le nuove frontiere di ricerca sul cervello. E da Roma, i partecipanti potranno dialogare con altri ricercatori (ma anche studenti, o “semplici” interessati) attaverso la rete: il seminario sarà trasmesso in streaming e il pubblico potrà porre domande attraverso email, Facebook, Twitter o Skype. OggiScienza ha raggiunto al telefono Pietro Calissano, vicepresidente dell’European Brain Research Institute (Ebri, nato a Roma nel 2005 su idea della stessa Levi Montalcini) curatore del programma scientifico del seminario, per sapere in anteprima di che cosa si parlerà .

OS: Prof. Calissano, ci può illustrare alcune delle frontiere che affronterete venerdì?

PC: Parleremo di ricerche che riguardano le funzioni cerebrali superiori, come il pensiero, la memoria e il movimento, e di come certe attività cerebrali possano essere captate da particolari strumenti e “tradotte” in linguaggio informatico, in modo che un computer possa a sua volta  mettere in movimento robot collegati con il cervello. Parleremo anche di nuove conoscenze sui meccanismi con cui si instaurano malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer. Sono conoscenze fondamentali per capire come intervenire e finalmente curare queste malattie.

OS: Dal punto di vista delle possibili ricadute su pazienti, quali sono le frontiere più interessanti di cui si parlerà?

PC: Per esempio quelle che riguardano il trattamento del morbo di Parkinson. Oppure quelle su nuove applicazioni del fattore di crescita nervoso, NGF (la proteina scoperta negli anni Cinquanta da Rita Levi Montalcini). Sono applicazioni emerse solo negli ultimi anni, a dimostrazione che per arrivare alla clinica ci vuole una lunga ricerca di base, e riguardano soprattutto alcune patologie oculari, ma ci sono prospettive future anche per il trattamento del morbo di Alzheimer.

OS: Il titolo del seminario, The brain revolution, fa riferimento al fatto che negli ultimi 10-20 anni le neuroscienze hanno conosciuto una straordinaria esplosione di risultati scientifici. Quali sono stati, secondo lei, tra i più significativi?

PC: Possiamo fare esempi su livelli differenti. A livello di funzionamento delle cellule nervose   possiamo ricordare che esse comunicano tra loro tramite messaggeri di natura chimica. Negli ultimi anni si è ben compresa la natura di questi messaggeri, potendo così mettere a punto farmaci sempre più  efficaci per il trattamento anche di gravi malattie mentali. Si è compreso come funzionano le reti di neuroni, per esempio quelle coinvolte nei meccanismi attraverso cui vediamo. Il terzo livello è quello più complesso e inesplorato e riguarda come il cervello ci fa pensare, ricordare, e contemporaneamente avere coscienza di queste funzioni. Grazie alle nuove tecniche di imaging e ad altre ancora più sofisticate probabilmente nel corso di questo secolo arriveremo a decifrare anche questi misteri del cervello.

OS: Il seminario di venerdi potrà essere seguito in streaming e il pubblico potrà partecipare ponendo domande agli ospiti attraverso gli strumenti del web. Che cosa vi aspettate da questo modello di comunicazione?

PC: Ci aspettiamo di ricreare a livello informatico un network per mettere in comunicazione non solo i ricercatori che saranno fisicamente presenti, ma anche quelli che non potranno esserci.

OS: Questa riunione di neuroscienziati nasce con lo scopo di festeggiare Rita Levi Montalcini, ma è anche un segnale che la Fondazione da lei istituita, l’Ebri appunto, gode di ottima salute e si pone obiettivi per il futuro. Quali?

PC: Il primo obiettivo è quello di espanderci, anche fisicamente: per questo abbiamo in programma il trasferimento in una nuova sede nell’area di Monterotondo, dove ci sono altre realtà scientifiche nazionali e internazionali. Poi intendiamo stringere collegamenti sempre più stretti anche con altri istituti scientifici. Per esempio, abbiamo deciso di stabilire uno stretto collegamento tra i ricercatori dell’Ebri e l’Università di Gerusalemme, cercando di favorirlo anche con borse di studio.

Os: Com’è la situazione dell’Ebri dal punto di vista dei finanziamento pubblici?

PC: Nel mondo in generale e in Italia in particolare la situazione di questi finanziamenti rappresenta in realtà un male cronico. Devo dire però che sia in questo governo, sia in quello precedente di Prodi, il Ministero della ricerca ha sempre aiutato Ebri.

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

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