Il mentore? Giovane è meglio

Uno studio su Nature rivela che, almeno in matematica, i “maestri” più giovani e con meno studenti da seguire sono i più efficienti

CRONACA – Studiate matematica e siete alla ricerca di un “maestro” a cui affidarvi? Forse la scelta di un grande capo anziano, per quanto prestigiosa possa essere stata la sua carriera, non è la migliore. A lasciarlo intendere è un curioso studio pubblicato oggi su Nature, uno dei pochi a indagare i complessi meccanismi delle relazioni tra mentori e “protetti” .

“Il ruolo del ‘maestro’ nelle performance dei suoi ‘protetti’ è ovviamente una questione di grande importanza non solo in ambito accademico, ma anche nelle aziende e nelle istituzioni”, scrivono nell’introduzione all’articolo i tre autori, ricercatori della Northwestern University, in Illinois. Misurare quanto “pesa” questo ruolo, tuttavia, è piuttosto difficile. Per semplificare il lavoro, Luis Amaral, Julio Ottino e Dean Malgrem sono partiti da un settore particolare, quello della matematica, che offre alcune condizioni favorevoli all’indagine. Prima di tutto, l’esistenza di una sorta di albero genealogico dei matematici, il Mathematics Genealogy Project, che raccoglie dati sui rapporti tra maestri e studenti per migliaia di matematici da Newton in avanti. E, ancora, il fatto che, nella maggior parte dei casi la relazione tra mentore e protetto, in matematica, è di tipo altruista: a differenza di quanto accade in altri campi di ricerca, solo di rado il mentore è co-autore degli articoli scientifici degli studenti.

Amaral e colleghi hanno analizzato alcuni dati relativi alla relazione maestro-studente in una rete relativa a 7259 matematici, laureatisi tra il 1900 e il 1960. In particolare, hanno preso in considerazione la questione delle “fecondità” (numero di studenti seguiti): sia quella del mentore sia quella successiva dei suoi studenti, una volta ottenuti incarichi accademici, prese come indice di efficacia di questa relazione.

Almeno due i risultati più interessanti emersi dall’analisi dei dati. Primo: i maestri con meno studenti “allevano” matematici che, al contrario, tenderanno ad avere a loro volta più studenti della media (il 37% in più). Secondo: in media saranno più fecondi gli studenti allevati da maestri che si trovano nel primo terzo della loro carriera, piuttosto che nell’ultimo terzo, e quindi prossimi alla conclusione delle attività. Certo, si tratta di un dato solo quantitativo, ma già suggerisce qualcosa. Per esempio, che i matematici anziani non sembrano offrire ai più giovani un training  particolarmente efficace, forse perché sono ormai troppo distanti dai problemi tipici di chi inizia un’attività di ricerca, o perché hanno poco tempo da dedicare ai loro studenti. E in effetti, chi ne ha meno (e quindi riesce a stare di più con ciascuno), si rivela più efficiente. Insomma: non troppo in là con gli anni, con pochi studenti (e ovviamente in gamba): ecco l’identikit del mentore migliore.

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

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