SALUTE

Per combattere la malaria, usiamo le zanzare

Anopheles stephensi, vettore della malaria in Medio Oriente e nel Sud dell'Asia, la specie utilizzata dai ricercatori

SALUTE – Grandi speranze per un nuovo tipo di zanzara geneticamente modificata, che sembra inattaccabile dal plasmodio responsabile della malaria. Lo studio pubblicato su PLoS Pathogens.

Alle nostre latitudini, la zanzara è solo un fastidiosissimo insetto che d’estate causa prurito e qualche imprecazione, ma in altre regioni del mondo è il vettore della malaria, malattia causata da protozoi del genere Plasmodium. Non esistono vaccini, né protezioni assolutamente efficaci e solo nell’Africa subsahariana 250 milioni di persone contraggono ogni anno la malattia e un milione di queste, in maggioranza bambini, muoiono. A sorpresa, però, il colpo di grazia a questa terribile piaga potrebbe venire proprio dalle zanzare, geneticamente modificate in modo da non poter più essere infettate dal plasmodio .

Da tempo si cercava di ottenere in laboratorio zanzare immuni alla malaria, ma i risultati non erano abbastanza soddisfacenti, poiché se anche solo una piccola frazione degli insetti ingegnerizzati contraeva comunque il parassita, questo era sufficiente per rendere l’animale inutile a contrastare la malattia nell’uomo. Infatti basta una sola cellula per infettare una persona attraverso una puntura, che poi diventa un incubatore di parassiti pronti a riprendere il volo con le successive punture di zanzare di non ancora contagiate.

La nuova ricerca, pubblicata su Public Library of Science Pathogens dal professor Michael Riehle e dai suoi collaboratori (UA’s College of Agriculture and Life Sciences) dimostra invece come è possibile ottenere zanzare (Anopheles stephensi, nella foto) totalmente inattaccabili dal plasmodio. Il loro genoma è stato modificato in modo da rendere permanente l’attività dell’enzima Akt (protein chinasi b), una molecola segnale utilizzata nelle risposte immunitarie, oltre che nello sviluppo larvale e nella determinazione della lunghezza del ciclo vitale. In questo modo, il sistema immunitario delle zanzare risulta “potenziato”, e il plasmodio non riesce a sopravvivere.

E Sempre lavorando sull’attività di Akt, i ricercatori hanno ottenuto un risultato ancora più radicale. Sappiamo che solo le femmine più vecchie sono in grado di trasmettere il parassita, poiché il plasmodio che entra in contatto con la zanzara attraverso il sangue infetto deve prima raggiungere la parete dell’intestiono e incistarsi. Prima che le oocisti maturino e che migliaia di nuove cellule (gli sporozoiti) vadano a colonizzare le ghiandole salivari, il processo totale richiede almeno dieci giorni. Ma normalmente le zanzare vivono da adulte solo un paio di settimane, ed essendo Akt implicato anche nella longevità, un solo gene modificato è stato sufficiente ad alterarne l’azione in modo tale che le Anopheles, pure infettate, non vivessero abbastanza a lungo da diventare vettori.

Uno sporozoito che si muove nel citoplasma dell’epitelio intestinale di una zanzara (immagine da Plos biology)

Non si può però già affermare che possiamo chiudere il capitolo malaria. Come spiega Michael Riehle, il problema successivo è fare in modo che questi nuovi genomi creati in laboratorio si affermino su quelli selvatici, soppiantando le popolazioni patogene. Ed è il passo più difficile, poiché non si sa ancora bene in che modo e in che misura la modifica all’attività dell’enzima possa ripercuotersi sulla fitness, anche se nelle loro teche a prova di fuga all’University of Arizona, gli animali sembrano stare egregiamente.

Intanto, la malaria è una malattia ormai dimenticata in molti paesi industrializzati (l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò nel 1970 che la malaria in Italia era stata eradicata) e per molte ragioni non è ritenuta particolarmente rilevante dal punto di vista  mediatico. Esistono tuttavia progetti umanitari che invece si concentrano specificamente su questo problema.

Tra le personalità pubbliche più attive in questo campo spicca Bill Gates, il fondatore dell’impero Microsoft. Forse rifacendosi alla teatralità in cui è maestro il rivale Steve Jobs (fondatore della Apple) quando deve presentare un nuovo gadget, Gates alla fine del suo TED talk a febbraio 2009, ha aperto un contenitore pieno di zanzare e le ha liberate nella sala giustificandosi:

“Non vedo perché solo le persone povere debbano provare tutto questo”

per poi aggiungere subito dopo

“Queste zanzare non sono infette…”

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

3 Commenti

  1. l’opinione critica di mia figlia Chiara, che lavora per Oxford in Thailandia sulle zanzare, è che:

    Prova a fare un esperimento con una zanzara vecchia…non si infetta neanche se gli impianti le oocisti nello stomaco… Piu’ giovani sono (dai 5 ai 7 gg di vita) piu’ arzille sono…E poi ci sono tante specie o sub specie non suscettibili all’infezione parassitaria…

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