SALUTE

Un tubetto di gel contro l’Hiv

Dal Sudafrica, una buona notizia dopo molti fallimenti: una prevenzione s’è most
rata efficace per più di metà delle donne che hanno partecipato all’esperimento
clinico

SALUTE – Il 10,6% delle ragazze incinte sotto i 16 anni ha contratto l’Hiv; il numero delle donne gravide tra i 23 e i 24 anni sieropositive sale al 51,1%. Questo è il Sudafrica, secondo una ricerca effettuata nelle zone rurali del Paese tra il 2005 e il 2008.

Ma questa situazione potrebbe subire un cambio totale di rotta grazie allo studio, che potremmo in tutta coscienza definire epocale, condotto dai coniugi Quarraisha e Salim Abdool Karim per conto del Centre for the AIDS Programme of Research in South Africa-CAPRISA (www.caprisa.org). La risposta all’epidemia di Hiv che colpisce in particolare le donne dei paesi africani potrebbe provenire proprio dal Sudafrica e si nasconde in un “semplicissimo” gel vaginale.

È la prima volta in assoluto che si può parlare di un sistema topico in grado di bloccare inequivocabilmente sia la trasmissione dell’Hiv che quella dell’herpes genitale: la ricerca, durata quasi quattro anni, ha mostrato che il trattamento ha ridotto del 39% il rischio di infezione da Hiv e del 51% quello da herpes nelle donne che hanno partecipato all’esperimento.

I microbicidi (molecole sperimentali in grado di bloccare il passaggio del virus) in forma di gel vengono inseriti nel tratto genitale della donna dodici ore prima dell’atto sessuale e una seconda volta subito dopo il rapporto. Il gel, che potrebbe prevenire oltre mezzo milione di nuove infezioni da Hiv nei prossimi dieci anni e circa 800.000 morti solo in Sudafrica, contiene l’1% di tenofovir, una sostanza antiretrovirale già nota in forma di pillola perché comunemente usata nei cocktail per il trattamento dell’Hiv: “Il tenofovir gel costituisce un’importante strumento per le donne che non sono in grado di concordare con il partner l’uso del preservativo o che non hanno fedeltà reciproca – ha spiegato la principal investigator della ricerca, la dottoressa Quarraisha Abdool Karim, direttore associato di CAPRISA e professore di epidemiologia alla Columbia University – Questa nuova tecnologia ha il potenziale di fermare il corso dell’Hiv, soprattutto in Sudafrica, dove le donne sono costrette a portare il peso di questa piaga devastante”.

Il tenofovir lavora inibendo la crescita del virus all’interno della cellula e in forma di pomata ad uso locale sarebbe in grado di bloccare l’ingresso del virus nell’organismo, senza impedire però il passaggio degli spermatozoi e senza danneggiarli permettendo comunque la fecondazione.

Lo studio CAPRISA 004 ha coinvolto 889 donne sudafricane sia nella zona rurale che in quella urbana di KwaZulu-Natal; la metà delle donne è stata trattata con il gel, mentre le restanti 444 con una sostanza placebo. Al termine dello studio 98 donne hanno contratto il virus dell’Hiv durante il periodo di test effettivo; di queste 38 erano appartenenti al gruppo trattato con il tenofovir gel, mentre ben 60 appartenevano al gruppo di quelle trattate con gel placebo. Chi ha asserito di aver usato il gel per più dell’80% dei rapporti sessuali ha avuto una riduzione del 54% della possibilità di infezione, mentre quelle che hanno usato il gel in meno della metà dei loro rapporti hanno comunque ridotto la possibilità di contrarre il virus del 28%. Per quel che riguarda l’herpes simplex, delle 434 donne risultate negative ad inizio percorso 29 sono state infettate tra quelle che hanno fatto uso del tenofovir gel mentre sono state 58 tra quelle non trattate. “Il gel ha una doppia potenzialità nel prevenire l’Hiv – ha spiegato Salim Abdool Karim, co-principal investigator e ricercatore dell’Università di  KwaZulu-Natal – poiché siccome le donne affette da herpes genitale sono più facilmente attaccate da Hiv, la protezione addizionale del gel contro l’herpes crea un secondo meccanismo per il quale il gel stesso potrebbe avere un impatto maggiore nella protezione da Hiv”.

Il progetto CAPRISA 004 è stato presentato con successo alla diciottesima Conferenza Internazionale di Vienna sull’AIDS e sta già partendo la seconda fase di studio prima che il presidio medico possa essere immesso sul mercato. Nelle mani del progetto VOICE e della dottoressa Sharon Hillier ora il compito di confermare i dati  e controllare che non ci siano – come sembra – effetti collaterali attraverso un secondo studio su 5.000 donne sudafricane che si concluderà nel 2015. È molto probabile infatti che gli effetti secondari del gel siano notevolmente minori rispetto all’uso profilattico di un farmaco per via orale che al contrario causerebbe un maggiore assorbimento delle sostanze potenzialmente nocive nel sistema sanguigno.

Allo stesso tempo Quarraisha e Salim torneranno alle loro postazioni in laboratorio per poter trovare una spiegazione al fatto che alcune donne trattate con il gel abbiano comunque contratto il virus. Cosa determina la capacità del tenofovir gel di proteggere la maggior parte delle pazienti, ma non tutte? E quali le caratteristiche delle donne comunque infettate che possono aver ridotto la capacità protettiva della sostanza?

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