CRONACA

Morto Nicola Cabibbo

All’età di 75 anni è morto ieri il grande fisico teorico nonché consigliere del Papa e dal 1993 presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. Lo ricordiamo con un’intervista a Serguey Petcov che l’ha conosciuto personalmente.

NOTIZIE – Noto per i suoi studi di fisica teorica in particolare sulle interazioni deboli, negli ultimi anni Nicola Cabibbo si era concentrato sui supercomputer, in particolare si era dedicato al progetto APE100 con lo scopo di migliorare le prestazioni nelle simulazioni e nei calcoli di fisica teorica.

Il suo nome è comunque legato alla teoria delle interazioni deboli, responsabili di alcuni fenomeni nucleari simili al decadimento beta: la teoria che descrive i processi con cambiamento di stranezza contiene, appunto, il cosiddetto angolo di Cabibbo. La sua teoria fornisce elementi importanti di quella che è oggi chiamato il modello standard delle particelle elementari e che dovrebbe render conto, in un unico quadro, delle tre interazioni fondamentali nucleari: elettromagnetismo, interazione debole e interazioni forti.

Il lavoro di Cabibbo è stato esteso da Makoto Kobayashi eToshihide Maskawa con la matrice che ha poi preso il nome di matrice di Cabibbo-Kobayashi-Maskawa. Il modello proposto mostra che la violazione della simmetria congiunta di coniugazione di carica e parità (simmetria CP) nelle interazioni deboli richiede tre generazioni di quark, e porta a prevedere l’esistenza di sei quark rispetto ai quattro noti all’epoca della formulazione della teoria, cosa che poi è stata effettivamente scoperta.

Solo i due giapponesi hanno ricevuto il premio Nobel per la fisica nel 2008, mentre Cabibbo è rimasto escluso, lasciando una certa irritazione in molti ambienti accademici soprattutto italiani.

Nato a Roma il 10 aprile 1935, Cabibbo si laurea in fisica all’Università della Sapienza e comincia la sua carriera scientifica all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Poi un periodo di spostamenti in giro per il mondo, le cui principali tappe sono il CERN a Ginevra e il Lawrence Berkeley National Laboratory in USA. Tornato in Italia, è stato presidente dell’INFN dal 1983 al 1992 e dell’ENEA, e da 17 anni dirigeva la Pontificia Accademia delle Scienze nella quale era stato chiamato da Giovanni Paolo II.

“Era una persona molto piacevole. Malgrado gli innumerevoli riconoscimenti internazionali, ultimo dei quali la Medaglia Dirac dell’ICTP ottenuta proprio pochi giorni prima della sua morte, è rimasto molto modesto, sempre disponibile, e mai entrava in polemica. Nemmeno nel caso del suo Nobel mancato. Può darsi che se ne sia risentito, ma esternamente non ha mai dimostrato nessuna amarezza,” esordisce così Serguey Petcov, professore del Settore di Teoria delle particelle elementari alla SISSA di Trieste, che ha conosciuto personalmente Nicola Cabibbo e lo ricorda con noi.

“Era anche un ottimo oratore: ho avuto la fortuna di assistere ad alcune sue conferenze e poter ammirare la chiarezza con cui riusciva a trasmettere concetti molto complicati in modo comprensibile.”

“Aveva un’intuizione della fisica formidabile. La prima volta che l’ho incontrato era a una conferenza in Finlandia nel 1985, International workshop on weak interactions and neutrinos. Sono stato testimone di come Cabibbo comprese immediatamente la fisica del cosidetto effetto MSW, dalle iniziali dei nomi degli autori Mikheyev, Smirnov e Wolfenstein. Questo effetto riguarda la probabilità di transizione tra differenti tipi di neutrino (per esempio tra i neutrini elettronici e muonici) per gli effetti della materia che possono avvenire quando i neutrini viaggiano in un mezzo. Cabibbo fece anche una bella analogia tra l’effetto MSW e la rotazione dello spin di una particella a spin 1/2 in un campo magnetico che ruota lentamente.”

Cabibbo non ha mai ricevuto il premio Nobel, anche se più di uno dei suoi contributi avrebbero potuto meritarlo.

“Senz’altro la teoria del mescolamento dei quark connessa con l’angolo di Cabibbo è il suo lavoro più famoso. Ma un altro importante contributo riguarda la possibilità di violazione di simmetria CP nelle oscillazioni dei neutrini, che risale al 1977… forse se fosse vissuto più a lungo avrebbe ottenuto il premio Nobel proprio per questo,” continua Petcov. “Questo è un campo di ricerca molto attuale, ci sono vari progetti in tutto il mondo che cercano di verificare questo processo. In Giappone c’è T2K che ha già cominciato ad acquisire dati, in USA è iniziata la costruzione di NOvA al Fermilab negli Stati Uniti e in Europa si sta discutendo le possibilità.”

“Ha promosso anche lo sviluppo di una nuova generazione di supercalcolatori con un tipo di architettura innovativa, chiamati APE, che servono per calcolare l’effetto delle interazioni forti nei processi caratterizzati da interazioni deboli, che ancora adesso non si sanno trattare.”

“Insomma una persona di cui si sentirà la mancanza sia come scienziato che come uomo. Difficili da dimenticare il suo sorriso gentile e il suo portamento nobile,” conclude Petcov.

Un’ampia biografia è disponibile qui.

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