AMBIENTECRONACA

La catastrofe del Pakistan

Le immagini dal satellite mostrano la tragedia che ha investito il Pakistan: non si tratta solo di una devastazione naturale, ma di un evento che ha delle implicazioni sul clima, sulla società, sull’economia, sulla politica, sulla popolazione che vanno al di là di una, per quanto storica, inondazione.


Nell’immagine a sinistra il Pakistan circa un anno fa, l’8 agosto 2009. L’immagine a destra mostra la stessa area l’11 agosto scorso. L’acqua sta ora raggiungendo la foce del fiume Indu. Si congiungerà con le acque di marea e inonderà la piana intorno alla foce. Oggi ci sono già milioni di profughi senza un tetto e molti altri saranno colpiti da malattie collegate al disastro.

NOTIZIE – Le piogge dei monsoni, che stagionalmente arrivano tra maggio e giugno nell’Asia meridionale, sono state quest’anno estremamente intense e violente, molto al di sopra della norma, e hanno durato un mese intero senza sosta. Secondo gli scienziati del clima questo cocmportamento è ampiamente previsto dai modelli di riscaldamento globale, ed è stato osservato che negli ultimi cinquat’anni i monsoni nel subcontinente asiatico sono diventati progressivamente più intensi.

Già nel 2006, un gruppo di scienziati dell’Indian Institute of Tropical Meteorology di Pune e del Centre for Atmospheric and Oceanic Science di Bangalore, sempre in India, avevano dimostrato che nel periodo tra il 1951 e il 2000 le piogge monsoniche erano state più frequenti e più intense nell’India centrale e prevedevano anche un aumento del rischio legato a tali eventi nell’immediato futuro. La ricerca era stata pubblicata su Science.

Dagli anni settanta, la temperatura dell’oceano è aumentata di circa 2 gradi, e questo produce una maggiore quantità di vapore acqueo che si immette nell’atmosfera, circa l’8% in più, che va a incremetnare il monsone. Questo 8% è, secondo gli esperti, sufficiente a trasformare un normale monsone in un monsone devastante come è capitato quest’anno in India e Pakistan.

Altre foto da satellite della zona colpita dalle inondazioni sono disponibili qui.

2 Commenti

  1. Post molto interessante e istruttivo. Volevo solo segnalare una piccola precisazione: secondo la legge di Clausius-Clapeyron, ad ogni aumento di temperatura di 1 grado C corrisponde un aumento del 7% della capacità, da parte dell’aria, di trattenere vapore. Questo rinvigorisce i processi idrologici in gioco, ad es. incide sull’evaporazione, velocizza e facilita la convezione, intensifica i fenomeni amplificandone gli effetti. Si ipotizza che da quel 7% in più di acqua in atmosfera possa scaturire quasi il doppio in più di pioggia.
    Ora: se le SST e le T dell’aria sovrastante l’oceano Indiano settentrionale sono aumentate di quasi 2 gradi C in 30 anni, significa che l’aria contiene quasi il 14% in più di vapore, con tutti gli effetti potenziali associati. Questo non si traduce automaticamente in 1/4 in più di pioggia potenziale, perché ci sono altri fattori che ne possono influenzare la formazione. Per es. la produzione antropica di aerosol (solfati, nitrati, fuliggine…), ad oggi ancora forte in quella parte del mondo, provoca degli impatti sulle nubi: gli aerosol sono in grado di modificare le proprietà microfisiche e la durata di vita delle nubi, ritardando la formazione di pioggia.

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