Niles Eldredge: “Uomo? Questione di fortuna”

CRONACA – Domenica 19 settembre il paleontologo Niles Eldredge è intervenuto al Festival della Filosofia di Modena, quest’anno dedicato al tema della “fortuna”.

La presenza di Eldredge, che assieme al celebre collega e amico Stephen Jay Gould (1941-2002) ha formulato e popolarizzato il modello degli Equilibri Punteggiati, non poteva essere più appropriata.

Il lavoro dei due scienziati e divulgatori, infatti, si è sempre concentrato sul ruolo della contingenza nel processo evolutivo.

Eldredge ha incominciato citando lo storico libro di Jacques Monod, Il Caso e la Necessità (binomio che è stato uno dei leitmotiv del Festival), ma si è poi spostato ancora più indietro nel tempo, ricordando l’italiano Gian Battista Brocchi (1772-1826), un naturalista purtroppo poco conosciuto ma che influenzò, attraverso il geologo Charles Lyell (1797-1875), il pensiero di Darwin, come dimostrano gli appunti contenuti nel Taccuino Rosso.

Darwin era affascinato dalle idee di Brocchi, il quale credeva che le specie si estinguessero in base a una sorta di orologio interno, proprio come gli individui muoiono di vecchiaia.

Un’ipotesi di questo tipo, che rendeva gli individui analoghi alle specie, implicava che queste fossero anche in grado di “accoppiarsi” e “nascere”, e questo a sua volta aveva condotto Darwin a una concezione vicina a quella formulata negli anni ’70 con gli Equilibri Punteggiati: il cambiamento a livello di specie non è necessariamente graduale e la speciazione può essere velocissima.

Darwin però, una volta intuito il principio della selezione naturale, abbandonò questa linea di pensiero e sottolineò come il cambiamento avvenga sempre per piccoli passi.

Secondo Eldredge e Gould, gli Equilibri Punteggiati diventano evidenti quando il paleontologo si confronta con le grandi crisi biologiche, dette anche “estinzioni di massa”. Quella del Permiano è stata la più catastrofica, e cancellò il 96% delle specie marine.

Ma in un brevissimo intervallo geologico, la diversità perduta è ripristinata, e le specie entrano in un successivo periodo di stabilità detto “stasi”.

Le diversità biologica è ripristinata soprattutto grazie al fatto che queste ecatombi lasciano spazio e risorse ai sopravvissuti, liberi anche di sperimentare innovazioni morfologiche anche molto profonde.

Lo sterminio delle specie dovuto a circostanze catastrofiche, è completamente cieco: chi è risparmiato lo è solo grazie, appunto, alla “fortuna”, ed è grazie a questa che anche noi esistiamo: 65 milioni di anni fa un meteorite colpì la Terra sterminando i dinosauri e spianando la strada ai mammiferi, la classe a cui apparteniamo.

Il Darwin dei Taccuini sembrava quindi più interessato al ruolo della “fortuna” (sebbene, come Brocchi e Lyell, rifiutasse il catastrofismo come causa delle estinzioni) di quanto non sia poi diventato il Darwin dell’ Origine delle specie, così come, secondo Eldredge, non lo furono abbastanza e non lo siano oggi molti biologi evolutivi: Eldredge prosegue così il dibattito alla tavola alta dell’evoluzione che ebbe come principali contendenti Gould e Richard Dawkins, disputa descritta dal filosofo Kim Sterelny nel suo libro La sopravvivenza del più adatto – Dawkins vs Gould (2004), di cui è riportata di seguito la copertina.

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

2 Commenti

  1. Tipo: la sfortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo?
    A parte gli scherzi, non ho potuto assistere fino in fondo alla conferenza di Eldredge, ma mi pare non abbia detto niente di nuovo, se non reiterare il suo pensiero (e di Gould) sulla contingenza. Credo che queste interpretazioni del quadro paleontologico e in definitiva storico siano nuove solo per gli intellettuali italiani che hanno letto Flaubert, come direbbe Baricco, ma non sanno niente di scienza, quando non la schifano perché non fa parte della cultura (intorno a me, all’inizio della conferenza, ho sentito espressioni di stupore per ipotesi e idee vecchie di almeno trent’anni). E vanno alle conferenze di un paleontologo solo quando questo è presente al festival della filosofia. Una collocazione ectopica se ce n’è una.
    Ciao

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: