CRONACA

Plastica senza petrolio

È stato messo a punto un nuovo metodo per produrre plastica con la pirolisi che potrebbe essere sufficientemente efficiente da diventare una vera alternativa industriale al petrolio.

NOTIZIE – Ci sono tanti modi per produrre plastica senza petrolio, ma tutti hanno degli svantaggi che non ne permettono lo sfruttamento su larga scala. Un gruppo di ricercatori americani, cinesi e britannici ha realizzato una variazione di un metodo già esistente, la pirolisi, che aggiunge delle zeoliti al processo tradizionale.

La pirolisi tradizionale è un processo che decompone materiali organici a temperatura elevata (oltre 430°C) in assenza di ossigeno, così non brucia. La pirolisi è attualmente utilizzata in moltissime applicazioni industriali, per produrre carbone vegetale, carbonio attivo, metanolo e altre sostanze a partire dal legno, per fare PVC, coke dal carbone, per convertire biomasse in miscele di gas, nei processi di trattamento dei rifiuti e in molti altri casi.

Dalla pirolisi di può produrre anche olio combustibile a costi molto bassi. Purtroppo però l’olio della pirolisi, per essere utilizzato, deve essere scomposto in idrocarburi più piccoli e inoltre contiene degli acidi ricchi di ossigeno che lo rendono corrosivo e non adatto a motori o contenitori convenzionali.

Il processo alternativo prevede due fasi aggiuntive. Nella prima si fa reagire l’olio della pirolisi con un catalizzatore di platino e rutenio che elimina la maggior parte dei corrosivi acidi contenenti ossigeno e aggiunge idrogeno. Il prodotto che risulta dalla reazione è stabile ed è meno probabile che formi coke nel secondo stadio di reazione. A questo punto si fanno intervenire le zeoliti, minerali che hanno un alto potere catalitico e sono infatti usate in molti settori industriali primo fra tutti la produzione di detersivi. Queste aumentano il contenuto di idrogeno dell’olio stesso producendo diversi tipi di alcol, cosicché l’olio risulta meno corrosivo, e allo stesso tempo scompongono le lunghe catene di idrocarburi in altri composti, che sono comunemente usati nell’industria chimica.

Questo permette di aumentare l’efficienza e non perdere troppo materiale utile sotto forma di coke, monossido di carbonio o anidride carbonica, cosa che capita comunemente nel tradizionale processo di pirolisi. Le zeoliti riescono infatti a convertire il 60% delle lunghe catene di idrocarburi in idrocarburi più corti, in particolare in benzene, toluene, xilene, propilene e etilene. Questi sono 5 composti, dei 7 totali, utilizzati come materia prima nell’industria petrolchimica (i rimanenti due sono il metanolo e il butadiene), un’industria che fattura centinaia di miliardi di euro all’anno e che ha un enorme impatto ambientale e deve affrontare i noti problemi di esaurimento delle risorse petrolifere.

La ricerca è stata pubblicata su Science.

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