SALUTE

Prima si comincia, meglio s’impara: l’alcol come la musica?

SALUTE – Ridurre l’età legale per l’acquisto di alcolici non servirebbe a farne consumare meno ai giovani. Lo sostiene Richard A. Scribner, medico e ricercatore della Louisiana State University School of Public Health, negli Stati Uniti. L’affermazione potrebbe sembrare ovvia, ma non è così: infatti, i rettori di alcune università statunitensi hanno sostenuto recentemente che un abbassamento dell’età minima legale per l’acquisto di alcol possa aiutare a tenere a freno gli eccessi etilici degli studenti. Il nuovo studio, che sarà pubblicato in gennaio sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, suggerisce al contrario che una misura del genere sarebbe totalmente inefficace.

Il gruppo di rettori, riunitisi nel 2008 in un progetto chiamato Iniziativa Ametista – nome che, per la verità, sembra più consono a un gruppo eversivo che a un consesso di accademici -, aveva come scopo ripensare l’età minima legale di accesso agli alcolici, che negli Stati Uniti è di ventun anni, contro i sedici dell’Italia (diciotto per i superalcolici), dal momento che, secondo i rettori, la legge incoraggiava gli studenti al di sotto di quest’età a concedersi sfrenatamente all’alcol in occasione di festini organizzati sul campus. Nella pratica, il pensiero dei rettori è questo: se si permettesse di consumare alcolici in bar e ristoranti già a partire dai diciott’anni, gli studenti potrebbero abituarsi a modi di bere più moderati, il che potrebbe di conseguenza portare a non strafare durante le feste universitarie. Come per l’iniziazione a uno strumento musicale, insomma: prima si comincia, più virtuosi si diventa. Poiché lo studente agogna alla bottiglia di birra da molto prima dell’età legale, e visto che la legge gliela vieta fino a quell’età, non appena superata la soglia legale si sente in diritto di recuperare i litri e i gradi persi. Se si ridimensiona il divieto, si ridimensiona anche la frenesia da alcol, almeno secondo i rettori.

Si potrebbe pensare che il ragionamento non faccia una piega: si guardi all’Italia o alla Francia, dove il divieto è molto più blando che negli Stati Uniti o nel Regno Unito, e il problema dell’alcol è molto più ridotto (non che sia assente). Ma è davvero così? «Abbassare semplicemente l’età per il consumo di alcolici senza prima comprenderne gli effetti costituirebbe un “esperimento radicale”» dice Scribner, uno degli autori dello studio. Così, lui e alcuni suoi colleghi dell’impresa in cui lavora, insieme ad altre istituzioni, hanno usato un modello matematico per stimare gli effetti che un’età legale ridotta avrebbe sui costumi alcolici degli studenti.

Il modello, basato su dati di un sondaggio somministrato a 32 studenti di varie università statunitensi, si è proposto di valutare gli “effetti di percezione distorta”, o dispercezione, sottolineati dall’Iniziativa Ametista: cioè, l’idea che studenti al di sotto dell’età legale percepiscano livelli di alcol “normali” come più alti di quanto siano effettivamente, e che, se si trovano in un ambiente di bevitori sociali piuttosto che in uno di festaioli beoni, riescano comunque ad adattare le loro abitudini.

Nel complesso, i ricercatori hanno visto che i campus in cui era più probabile notare un decremento del consumo di alcol grazie a un’età legale ridotta erano quelli che applicavano meno efficacemente le leggi sul consumo – per esempio, se nella zona del campus ci sono bar che non controllano i documenti d’identità – e che presentavano un livello significativo di dispercezione delle quantità considerate “normali” (cioè, i campus i cui studenti pensano che il loro collega medio consumi molto più alcol di quanto faccia in realtà). Se non erano presenti distorsioni nella percezione, o se erano a livelli medi, si assisteva a un potenziale maggiore consumo di alcol nel caso di un abbassamento dell’età legale.

«Perché l’Iniziativa Ametista possa sperare di aver una qualche efficacia, il livello di dispercezione dovrebbe essere tanto più alto quanto più efficace fosse l’applicazione delle leggi contro il consumo precoce di alcolici», ha spiegato il capo del gruppo di ricerca, Jawaid W. Rasul, della BioMedware Corporation. E invece avviene l’opposto.

Senza dati che supportino le prove di alti livelli di dispercezione tra gli studenti, afferma Rasul, ridurre l’età legale difficilmente potrebbe frenare la frenesia da alcol. Scribner indica anche che un abbassamento dell’età legale non soltanto avrebbe conseguenze sugli studenti universitari, ma su tutti i giovani che sono attualmente al di sotto di quell’età. E ricerche passate hanno suggerito che quando l’alcol diventa più facilmente accessibile ai giovani, crescono anche i problemi collegati all’alcol, come la guida in stato di ebbrezza. Insomma, l’educazione all’alcol e quella musicale non sembrano funzionare nello stesso modo.

2 Commenti

  1. ABBASSO OGNI PROIBIZIONISMO!!…Secondo mia esperienza personale e privata prima s’inizia a bere alcool meglio il cervello lo sopporta e lo gestisce durante la vita. Io bevevo: ferrochina, vino, birra, vermouth quando avevo 2 o 3 anni!!…E mio nonno qualche volta mi portava nelle fraschette, del mio paese, insieme a lui. Il mio cervello ha cominciato a funzionar meno bene quando a 15 – 16 anni ho preso a bere solo acqua, perché vino e birra non mi piacevano più! E comunque a circa 20’anni ero refrattario a qualsiasi effetto dell’alcool sul mio cervello…lo sò ché per esperimento ho cercato di prendermi qualche grossa sbornia (proprio quando di fatto bevevo quasi sempre acqua o bibite varie tipo aranciata)…e non ci sono mai riuscito: al massimo mi veniva un pò di mal di pancia! Ero refrattario anche al tipo più pesante di hashish e oggi a psicofarmaci vari (anche quando ne avrei bisogno!) nel senso che mi fanno ben poco effetto!! Da quando ho ripreso a bere vino: lambrusco rosso amabile (il vero nettare spirituale) ne bevo circa un bicchiere a pasto…e sto bene così. Ma possibile che non capite che la repressione o qualunque tipo di regolamentazione forzata e persecutoria è sempre peggiore degli effetti della libertà?! Attualmente (x fortuna) ci stanno intere popolazioni che per motivi (che voi sapete) aborriscono alcool e da circa 40anni anche l’innocua cannabis… Io chiedo sono esse popolazioni e nazioni felici: un esempio da seguire x i nostri giovani?! Ma poi lo capite che gli uomini non sono e non devono essere standardizzati!! Ognuno di noi è un mondo a sé…quel ch’è benefico o utile per uno può essere dannoso per un altro…ma chi è che può decidere questo? Selezione ed evoluzione naturale c’ha fatti diversi…rispettino tutti queste diversità! Bastano solo un pò di buon senso e ragione, che producono prudenza e tolleranza, non sceriffi o inquisitori!! E a me gli accademici che servono Stati amanti di proibizioni e divieti e carceri vari mi suscitano il voltastomaco. W Gesù quando a Cana trasformò bidoni pieni d’acqua in anfore di vino…divino! Ciao, v’auguro né ubriachezza e né astemia! E ricordate che il primo abuso al mondo è ed è sempre stato: la persecuzione…più o meno motivata da buoni propositi (apparenti).

  2. il fatto che esistano culture diverse, con diverse abitudini non inficia a mio parere in nulla i risultati dello studio, né dovrebbe far propendere per un relativismo sanitario tout court. a mio parere, è riduttivo dire che, dato che esiste un fattore di diversità antropologica, allora la ricerca medica prescrittiva può andare a farsi benedire. come sai che gli accademici – e quelli di questo studio in particolare – “servono Stati amanti di proibizioni e divieti e carceri”?
    e se invece il conflitto d’interessi fosse quello dei rettori, o se non ce ne fosse nessuno, e semplicemente ognuno dei due gruppi difendesse un suo punto di vista sulla base di osservazioni? se hai avuto modo di leggere anche l’articolo linkato, avrai notato che esiste, oltre allo studio statunitense, anche un allarme lanciato da medici italiani su un tema analogo.
    è chiaro, poi, che le esperienze personali sono utili da conoscere in medicina, ma fino a un certo punto: intendo dire che uno studio non si basa su un individuo, ma su gruppi di persone, e da lì si cerca di vedere se esistono tendenze. Per esempio, un individuo può anche fumare un numero spropositato di sigarette al giorno per ottant’anni e non sviluppare mai il cancro al polmone: ma questo non vuol dire che fumare sia innocuo, perché magari se prendi un numero elevato di individui con le stesse abitudini, troverai che ben pochi se la cavano senza riportare danni.
    infine, l’affermazione “che la repressione o qualunque tipo di regolamentazione forzata e persecutoria è sempre peggiore degli effetti della libertà” meriterebbe un capitolo a parte, che però esula dagli scopi di questa rivista. Noto soltanto che esistono alcune fasce d’età più vulnerabili all’influenza esterna, che è quella degli adolescenti, e ti faccio una domanda un po’ provocatoria: tu aboliresti il reato di pedofilia in caso di minorenne consenziente, giustificando la tua eventuale richiesta con il fattore culturale? immagina un/una minorenne di dieci anni.

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