Coscia vaccinata o petto transgenico?

Con l’aggiunta di un transgene, i polli potrebbero produrre molecole che impediscono al virus dell’influenza aviaria di replicarsi nelle loro cellule. Per ora i polli transgenici infettati con il virus H5N1-HPAI ne sono morti, ma hanno contagiato pochi dei polli sani, transgenici e non, con i quali erano in contatto

CRONACA – La notizia è stata riferita dai giornali con ottimismo, ma il galletto transgenico allo spiego non è per domani. All’università di Cambridge e al Roslin Institute di Edinburgo, si legge su Science, i virologi, genetisti e veterinari coordinati da Laurence Tiley hanno inserito una sequenza di RNA in un gene – sul cromosoma 2 del pollo – per fargli esprimere delle “esche”: molecole di RNA che si legano alla replicasi del virus, un enzima che gli è indispensabile per riprodurre il proprio patrimonio genetico. Nelle cellule coltivate in vitro, il virus ha replicato anche l’esca. I ricercatori hanno iniettato il virus a venti polli di tre settimane, di cui metà transgenici. Il giorno dopo li hanno messi con venti polli sani, di cui metà transgenici, in località diverse: una per i trans e una per i non-trans. Tutti quelli infettati sono morti, ma nei “gruppi di contatto” entro cinque giorni sono morti  7 dei polli non transgenici e soltanto 2 di quelli transgenici. Un secondo esperimento, con una dose minore di virus, è servito a misurare l’assenza di antigeni per il virus nei polli sani, transgenici e non, messi a contatto con quelli transgenici infetti.

Laurence Tiley e colleghi scrivono che

i dati mostrano che i polli modificati non trasmettono efficacemente l’infezione a quelli in contatto con loro, ma il meccanismo specifico per questo effetto è ignoto.

Infatti i polli transgenici infettati hanno la stessa quantità di particelle virali presente in quelli non transgenici, quindi il virus riesce comunque a replicarsi. Non è del tutto ingannato dall’esca, però perde comunque molta della sua virulenza. I ricercatori precisano che hanno solo “dimostrato la validità di un principio” e concludono che potrebbe sostituire la vaccinazione:

Il controllo dell’influenza aviaria per modificazione genetica comporta evidenti benefici sanitari per i consumatori e i produttori, nonché per il benessere e la produttività degli uccelli. Tuttavia è impostante valutarne i rischi potenziali. Il transgene codifica per un RNA innocuo,  a malapena identificabile con i metodi convenzionali, e con basse probabilità di rischio per i consumatori, per gli uccelli e per l’ambiente. I polli transgenici hanno fenotipi normali… e non ci aspettiamo che cambi la suscettibilità ad altri patogeni, anche se questo resta da stabilire. (…)  La nostra tecnica è applicabile ad altre specie domestiche che ospitano l’influenza A come maiali, anatre, quaglie e tacchini. L’ulteriore sviluppo di resistenza transgenica ai patogeni nei polli e in altri animali di allevamento stimolerà senz’altro il dibattito sull’applicazione di detta tecnologia alla produzione alimentare.

Non è la una soluzione definitiva, solo una tappa nella solita corsa agli armamenti perché i patogeni evolvono rapidamente una resistenza alle nuove difese dei loro ospiti.  E anche se quel pezzo di RNA aggiunto modifica le cellule di pollo più o meno quanto la vaccinazione, stimola senz’altro il dibattito. Siete pronti?

Foto: uno dei galletti transgenici del Roslin Institute (la foto della direttora nel post precedente è molto più carina).

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