AMBIENTE

Reazione a catena

Il clima cambia e gli areali delle specie sul pianeta si modificano: ecco una storia che insegna perché questo ci deve interessare

AMBIENTE  – A meno che non siate tra coloro che si sono costruiti carriera e popolarità sul negazionismo a proposito dei cambiamenti climatici, è probabile che molte delle conseguenze (sia ipotizzate che verificate) di questi ultimi vi siano abbastanza note, almeno nei loro principi generali, ma tra queste ce n’è una che, malgrado mal si presti a effettistiche drammatizzazioni hollywoodiane e venga tratta più di rado dai media, non è meno significativa delle altre (alle quali, peraltro, è ovviamente legata), nonché una delle più direttamente osservabili: gli areali, che in ecologia definiscono lo spazio che occupa una specie, stanno cambiando. Si contraggono, si ampliano, si spostano, e ogni variazione si ripercuote su interi ecosistemi.

E allora? Potrebbero dire i cinici.

Allora ci sono milioni di granchi reali (famiglia Lithodidae) che stanno risalendo la scarpata continentale dell’Antartide, minacciando di spazzare via diverse specie di molluschi che racchiudono quegli inestimabili tesori biochimici che sono i composti antitumorali: più interessati adesso?

Nel 2007 il dottor Sven Thatje (Southampton University) avvistò il primo granchio reale che stava risalendo la scarpata, e ciò non era normale. Questi animali infatti alle basse temperature hanno problemi a regolare gli ioni di magnesio nella loro emolinfa, il che si traduce in effetti narcotici tanto più accentuati quanto più l’ambiente è freddo. Per questo motivo i granchi reali che vivono nell’emisfero sud vivono (o meglio vivevano) a una profondità compresa tra i 2000 e i 3000 metri, lungo la risalita continentale, dove le acque sono sì freddissime, ma non quanto quelle più vicine al continente e alla superficie.

Dopo il primo avvistamento, il professor James McClintock (biologo marino, University of Alabama at Birmingham) e Rich Aronson (paleoecologo, Florida Institute of Technology) hanno allestito una spedizione di monitoraggio sistematico, guidata da Thatje, che ha visto in azione due navi e un sottomarino. I risultati, che probabilmente saranno pubblicati a fine anno, confermano i primi sospetti: i granchi si stanno spostando in massa, risalendo lungo la scarpata. Secondo i ricercatori, la causa scatenante di questa invasione si deve ai cambiamenti climatici, che avrebbero consentito ai granchi di colonizzare un’area prima inaccessibile a causa della temperatura troppo rigida.

Dice McClintock:

L’intero ecosistema potrebbe cambiareE questo è solo un esempio di una specie che si espande in nuovi territori. Ce ne saranno certamente molte di più man mano che il clima continua a riscaldarsi.

A prescindere dal fatto che ci troviamo di fronte a un rapido cambiamento dell’ecosistema di cui ancora sappiamo molto poco, come accennato c’è una ragione in più per preoccuparsi dell’avanzata dei granchi. Queste specie sono note infatti per essere voracissimi predatori di altri invertebrati, ma quelli che stazionano sulla scarpata continentale non sono adattati per questa minaccia, e si trovano totalmente privi di difese: i loro gusci sono addirittura molli, perché non hanno mai dovuto fronteggiare un predatore di questo tipo.

Potete prendere un mollusco antartico e schiacciarlo con le vostre mani.

McClintock e il suo team di ricerca hanno al proprio attivo un centinaio di pubblicazioni su questi organismi, ancora in gran parte sconosciuti, e hanno scoperto in alcuni di essi composti con proprietà antitumorali e altre molecole di interesse medico ora allo studio delle case farmaceutiche. Questi invertebrati, infatti, possono anche fisicamente inermi di fronte ai granchi reali, ma il loro isolamento e le condizioni estreme del loro ambiente hanno fatto evolvere difese biochimiche uniche, ed è a queste che i ricercatori hanno rivolto il loro interesse.

Sono molto preoccupato che queste specie scompaiano, e che possiamo perdere con loro una cura per qualche malattia.

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

4 Commenti

  1. Al posto di “riduciamo le emissioni di gas serra”, sarei per adottare lo slogan “Aiutiamoli a casa loro”.

    1. Buongiorno,
      gli studi di interesse (anche) biomedico McClintock li ha firmati assieme al biochimico Bill Baker. Può trovare le loro pubblicazioni a questo link
      http://goo.gl/1XCMg
      Ho dimenticato di specificare nell’articolo che questi composti fanno parte dell’apparato di difesa biochimico degli invertebrati antartici e che è su questi che i ricercatori si stanno concentrando.
      N.B.: il centinaio di pubblicazioni che cito si riferisce al lavoro pluridecennale di Mcclintock in Antartide su ecologia e fisiologia degli invertebrati preso nel suo complesso, non solo a quelle relative a possibili applicazioni in medicina. Si può dire che il lavoro è appena iniziato in questo senso.

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