mercoledì, Dicembre 2, 2020
CRONACALA VOCE DEL MASTER

Ragni che nuotano come pesci

Un gruppo di ricercatori australiani e tedeschi ha scoperto che alcuni aracnidi riescono a respirare sott’acqua. In maniera simile ai pesci, ma senza branchie.

LA VOCE DEL MASTER – Sapevate che i ragni sanno andare sott’acqua? Ebbene sì: gli aracnidi della specie Argyroneta aquatica sono ottimi nuotatori. Possono passare la vita in immersione, pur non avendo le branchie. Come fanno? Lo hanno spiegato sul Journal of experimental Biology due ricercatori, Roger Seymour dell’Università di Adelaide e Stefan Hetz dell’Università di Humboldt di Berlino.

Agli scienziati era noto che questi animali sapessero adattarsi alla vita acquatica, ma il modo in cui riescano effettivamente a respirare, riuscendo a sguazzare per tempi sorprendentemente prolungati,  è una novità. La tecnica del ragno “sub” è quella di incamerare minuscole bolle d’aria sui peli del corpo, prima dell’immersione. L’aria viene poi rilasciata in una sorta di bolla di seta che il ragno costruisce e si porta in immersione. Come una sorta di bombola d’ossigeno.

Quello che ha lasciato sorpresi i ricercatori è stato il tempo che il ragno riusciva a trascorrere sott’acqua, portandoli a pensare che adottasse una strategia simile ai pesci per respirare in immersione: le branchie. Ovviamente il ragno è sprovvisto di branchie fisiologiche, ma è in grado di utilizzare la sua “campana di seta” come fossero branchie artificiali. Dagli esperimenti effettuati in laboratorio è emerso che la campana non si comporta come una semplice riserva d’aria, ma funziona come sistema dinamico di assorbimento di ossigeno dall’ambiente acquatico. In altre parole, il consumo di ossigeno nella bolla, e quindi la variazione di pressione parziale del gas, induce l’ulteriore assorbimento di ossigeno nella bolla stesa. Questo meccanismo consente al ragno di rimanere in immersione più a lungo, senza doversi ripetutamente rifornire d’aria in superficie. Possono trascorrono addirittura la loro intera vita in immersione. Studi precedenti facevano supporre che il ragno avesse bisogno di frequenti uscite dall’acqua per “rinfrescare” l’aria della bolla. Gli esperimenti condotti da Seymour e Hetz hanno invece dimostrato che il processo dinamico di assorbimento di ossigeno consente al ragno di utilizzare la bolla, senza necessità di  “rinfrescarla”, anche per più di 24 ore.

La strategia utilizzata da  Argyroneta aquatica è, insomma, molto più complessa ed efficiente di quel che si pensava. Ancora una volta, i ragni sorprendono e potrebbero ispirare nuove soluzioni tecnologiche. È già successo con loro tela, che si è scoperto essere non solo qualitativamente simile alla seta, ma elastica come il nylon e tre volte più resistente del Kevlar. Chissà che ora non suggeriscano qualche innovazione al mondo dei sub.

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Anna Sustersic
Mi occupo di comunicazione scientifica legata principalmente a temi di conservazione della natura e attualmente collaboro in Tanzania con PAMS Foundation sviluppando un progetto dedicato all’uso della comunicazione per la promozione della coesistenza fra uomo a fauna selvatica. Dopo il dottorato in Scienze ambientali, ho ho conseguito un master in comunicazione della scienza presso la SISSA di Trieste con una tesi sulla sensibilizzazione dei giovani alle tematiche scientifiche. Ho lavorato come educatore ambientale presso diverse aree protette. Successivamente mi sono interessata alla scrittura come mezzo per la divulgazione scientifica legata a temi naturalistici/conservazionistici. In quest’ambito sono stata collaboratrice e consulente presso musei scientifici, testate giornalistiche nazionali e internazionali, aree protette, case editrici scolastiche e Istituzioni trattando temi legati alla natura e alla sua tutela. Ho scritto diversi libri e guide per sensibilizzare e divulgare temi legati all’ambiente e la sua tutela: "L’anima Perduta delle Montagne" (Idea Montagna – 2019) e, con Filippo Zibordi, "Sulla Via dell’orso. Un racconto Trentino di uomini e natura" (Idea Montagna, 2016) e "Parco Adamello Brenta – Geopark" (PNAB – 2018).
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