AMBIENTE

Autostrade oceaniche

AMBIENTE – In questi giorni sono apparsi su Nature i risultati di uno dei più consistenti progetti biologici mai finanziati ad oggi, denominato progetto TOPP (Tagging of Pacific Predators), che negli ultimi 10 anni ha coinvolto più di 75 fra biologi, oceanografi, ingegneri e informatici. Un’indagine di portata senza precedenti, assimilabile ad quelle che coinvolgono per lo più la fisica e l’astronomia, che ha permesso di comprendere i tragitti percorsi da 23 specie diverse di predatori marini dell’Oceano Pacifico, visibili anche qui

Attraverso l’applicazione di alcune piccole trasmittenti sul dorso degli animali, quest’ultimi stati letteralmente spiati via satellite per conoscerne le migrazioni e gli habitat più frequentati. Dai medesimi ‘tag’ elettronici sono state ottenute anche informazioni riguardanti la temperatura dell’acqua, salinità e la profondità degli spostamenti effettuati.

Una dei risultati più sorprendenti è l’utilizzo da parte di specie diverse (dai tonni, alle tartarughe, dai pinnipedi agli squali fino agli uccelli marini) di aree comuni per migrare: si tratta della Corrente della California, che scorre in direzione sud lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, e della cosiddetta North Pacific Transition Zone, che collega la parte occidentale e quella orientale del Pacifico, formando una vera “autostrada” migratoria transoceanica. Diverse preferenze verso le condizioni ambientali (temperatura ad esempio) da parte delle singole specie permetterebbero poi di… evitare la formazione di ingorghi !

Non si tratta ovviamente di aree casuali bensì di porzioni oceaniche in cui il cibo è molto abbondante grazie ad un’alta produzione primaria (trasformazione dell’anidride carbonica in composti organici tramite fotosintesi algale), base di tutta la catena alimentare.

L’altra osservazione stupefacente riguarda la precisione con cui le specie marine migratorie riescono a ritornare nel punto in cui sono state taggate per la prima volta, fornendo agli scienziati un quadro di periodicità – e quindi prevedibilità – stagionale molto preciso.

E proprio in queste periodicità si trova – secondo i ricercatori – la chiave per conservare attraverso misure di protezioni temporali o spaziali, i predatori marini e le aree oceaniche sempre più in pericolo a causa delle pressioni umane, come tristemente dimostrano le news di questi giorni.

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