mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACA

Effetti collaterali

Se avete l’HIV e vivete in un Paese in via di sviluppo, probabilmente la cura che vi verrà offerta è quella con l’AZT, uno dei farmaci forse più famosi per trattare questa malattia. Uno dei primi ad essere commercializzati, l’AZT è un farmaco antiretrovirale “vecchio”, che oggi si rivela causa di invecchiamento precoce dei pazienti trattati. Questa è la denuncia che appare sulle pagine di Nature Genetics

NOTIZIE – La scoperta potrebbe spiegare perché le persone con colpite da infezione da HIV e trattate con farmaci antiretrovirali a volte mostrano in anticipo i segni dell’invecchiamento, come le malattie cardiovascolari e la demenza in età precoce. Nei Paesi ad alto reddito, come l’Europa e il Nord America, i farmaci di prima generazione vengono utilizzati sempre di meno, a causa di possibili tossicità ed effetti collaterali se assunti per un lungo periodo di tempo. Dalla parte opposta c’è la situazione dei Paesi a basso reddito in via di sviluppo, che non possono permettersi medicine costose per i propri pazienti e devono ricorrere a questi farmaci. Proprio i farmaci che dovrebbero allungare la vita (migliorandone anche le condizioni) ai malati di AIDS, provocano un rapido e precoce invecchiamento e oggi forse sappiamo il perché.

Stiamo parlando degli analoghi nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI), di cui il più noto è la Zidovudina, conosciuta anche come AZT,  appartenenti alla prima classe di farmaci sviluppati per il trattamento dell’HIV. Quando venne commercializzata negli anni ’90 rappresentava un importante passo avanti nel trattamento della malattia, ampliando notevolmente la durata della vita dei malati contribuendo a trasformare l’HIV in una condizione cronica, piuttosto che una malattia terminale.

Ashley Price e Patrick Chinnery hanno analizzato le biopsie muscolari di 33 pazienti al di sotto dei 50 anni (che avevano assunto l’AZT) e hanno confrontato i dati con quelli di 10 persone di controllo, dimostrando il meccanismo molecolare alla base di questo fenomeno. I pazienti trattati con gli analoghi nucleosidi, progressivamente accumulano mutazioni somatiche del DNA mitocondriale (mtDNA), simili a quelle che si sviluppano nel normale processo di invecchiamento. Basandosi sui dati ricavati grazie alle nuove tecnologie di sequenziamento del DNA, i ricercatori ritengono che l’aumento della mutazioni somatiche non sia causato da un aumento della stessa mutagenesi, ma potrebbe invece essere causate da un turnover accelerato del DNA mitocondriale. L’aumento del ritmo di replicazione del DNA causa infatti l’espansione clonale delle mutazioni che normalmente si creano nella sequenza del DNA con l’età.

I mitocondri sono degli organelli che si trovano nel citoplasma delle cellule e costituiscono la centrale energetica della cellula stessa, producendo tra le altre cose, l’ATP necessaria alle reazioni enzimatiche. Il DNA dei mitocondri viene copiato nel corso della vita, accumulando naturalmente errori. Quello che viene dimostrato nell’articolo è che questi farmaci accelerano la velocità con cui questi errori si accumulano. Così nel giro di dieci anni, il DNA mitocondriale di una persona accumula gli stessi errori che una persona sana sviluppa in 20-30 anni di normale invecchiamento.

Non dobbiamo però dimenticare che nei Paesi poveri, dove l’epidemia di HIV ha un impatto sociale molto rilevante, l’utilizzo di questi farmaci non è un’opzione di cura, ma è un obbligo e che, nonostante questi limiti, l’AZT ha permesso ai malati di sopravvivere più di 20 anni all’infezione (e rientra ancora oggi nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). Questo effetto collaterale può sembrare inaccettabile, ma in questo caso rappresenta il male minore, in attesa di nuovi farmaci, più efficaci e soprattutto meno costosi.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2009 circa 33,3 milioni di persone nel mondo avevano il virus dell’HIV che causa l’AIDS e sebbene 30 milioni di questi vivevano in Paesi poveri o in via di sviluppo, la percentuale dei malati che ricevono cure adeguate è piuttosto bassa.

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