AMBIENTE

George, l’armadillo darwiniano.

Lieto evento al Bioparco di Roma. Si chiama George e i genitori lo hanno “presentato” da pochi giorni allo staff e al pubblico del giardino zoologico.

ANIMALI – Non ditelo ai bambini, ma anche se il papà di George si chiama Charlie e la mamma Emma in onore della famiglia Darwin, il fondatore della biologia contemporanea non avrebbe disdegnato fare una ricca colazione con il cucciolo di armadillo villoso (Chaetophractus villosus) che in questi giorni è la star del Bioparco.

Trovammo che la Beagle non era giunta, ed in conseguenza ci risolvemmo a tornarcene indietro, ma i cavalli furono in breve stanchi, e fummo obbligati a passar la notte sulla pianura. Al mattino prendemmo un armadillo, il quale sebbene sia un eccellente vivanda quando si fa arrostire nel suo invoglio, tuttavia non poteva essere una colazione ed un pranzo molto sostanzioso per due uomini affamati.

da Diario di un naturalista giramondo (Gamma Editrice, 1945. Testo integrale scaricabile da Liber liber)

Caratteristiche gastronomiche a parte, Darwin si interessò molto agli armadilli anche dal punto di vista scientifico, come ben sa chi ha avuto l’opportunità di visitare la mostra Darwin 1809-2009. Il naturalista infatti, quando si trovava in Sud America (una delle tappe più importanti del suo viaggio intorno al mondo), ebbe modo di fare un primo confronto tra gli armadilli attuali e alcuni fossili, abbozzando le prime ipotesi: possibile che i giganteschi armadilli estinti come il Gliptodonte (in esposizione anche alla mostra di cui sopra) non fossero semplicemente affini tassonomicamente, ma anche “parenti”?

Ecco come si esprimerà più tardi ne L’Origine della specie :

Nell’America del Sud tale parentela è manifesta, anche ad un occhio inesperto, nei frammenti giganteschi di armature simili a quelle dell’armadillo, trovate in varie parti della Plata; ed è stato dimostrato nel modo più convincente che la maggior parte dei mammiferi fossili sepolti colà in gran numero, sono analoghi ai tipi dell’America del Sud.

Per saperne di più su Darwin e armadilli, vi rimandiamo a questo post del blog Evolve or Die, ma ora ecco le foto di George, sperando che, ora che l’orsetto Knut non c’è più, non diventi la nuova colonna portante delle edizioni di Studio Aperto & Co.

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

3 Commenti

  1. Ciao Stefano! grazie per aver citato il mio articolo! Sì Charlie ha anche mangiato armadilli, ma li amava “beyond all measure” infatti di loro scriveva:
    Sembra quasi una crudeltà uccidere quei graziosi animaletti, perché, come diceva un gaucho: son tan mansos, cioè sono tanto mansueti.”

    Patrizia

    1. In altre parole carini e coccolosi, e in più gustosi. Attingerò a Evolve or die sicuramente anche in futuro, spero solo di non indirizzarti qualcuno dei nostri commentatori in linea con de mattei (pochissimi fortunatamente).

      1. Ah i creazionisti…nn preoccuparti mi piace tantissimo scatenarmi con loro…e poi sono così ignoranti…un target sin troppo facile!

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