Una nuova specie nel piatto

NOTIZIE – I mercati popolari sono fonti preziosi di biodiversità, specie quelli del pesce. William White e colleghi, della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization di Hobart in Australia, in un mercato di Taiwan hanno trovato una nuova specie di squalo.

Lo Squalus formosus (da Formosa, il vecchio nome di Taiwan), si aggiunge alla lista di specie trovate o ritrovate al mercato: una scimmia, una lucertola e un uccello creduto estinto. I tassonomi se ne vanno spesso a fare un giro al mercato per vedere cosa c’è di nuovo e infatti cosi hanno fatto White e colleghi, per “vedere se c’erano differenze notabili nel pescato degli squali rispetto ai decenni precedenti”.

E lo squalo di profondità, lungo circa un metro, dalla testa tonda e una pinna dorsale motlo robusta, era là. “È difficile che l’aquirente medio se ne accorga”, in genere gli squali come gli altri pesci vengono catturati a casaccio in grandi reti, e le differenze che possono apparire evidenti a un biologo marino, per la maggior parte del pubblico sono indistinguibili.

L’area marina in cui il pesce vive e si riproduce è piuttosto ristretta (in acque tawanesi e giapponesi), ed è molto simile ad altre nella zona. Uno degli scopi di classificare accuratamente tutte queste specie così strettamente collegate e con areali molto ristretti è rendere più facile la valutazione dello stato di salute della specie.

Informazioni su Federica Sgorbissa ()
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento su Una nuova specie nel piatto

  1. Non ci sono commenti e non mi stupisco… Non ho parole, l’indecenza umana è infinita…
    E poi abbiamo il coraggio di chiederci come mai di certe catastrofi “naturali”…

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