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Telescopio cerca sponsor

POLITICA – Non c’è pace, sembra, per Vst (Vlt Survey Telescope), il grande occhio italiano che dalla cima del Cerro Paranal, in Cile, ha appena iniziato a gettare lo sguardo nell’immensità dei cieli del sud. Era giugno scorso quando, dopo oltre 10 anni di lavori, 15 milioni di euro investiti e disastrosi incidenti di percorso eroicamente superati, lo scalognato telescopio spalancava la sua pupilla da 2,6 metri di diametro. Le prime immagini, riprese con il suo obiettivo esagerato da 268 mega-pixel, sono mozzafiato. Gli astronomi gongolano. Finalmente le aspettative della comunità scientifica e gli sforzi di tante persone dedicatesi alla costruzione del Vst sono ripagati. Si brinda. Passano pochi mesi (io nel frattempo ho lasciato la redazione di Media Inaf, dove seguivo da vicino le vicende dell’astronomia nazionale e non solo), e leggo un articolo che non lascia presagire niente di buono: “L’Italia non ha soldi per interpretare i dati dal nuovo telescopio in Cile”. È su Science online, e riprende in realtà un allarme lanciato da L’Espresso qualche settimana prima. Ma come? Non ha fatto in tempo a entrare in funzione che già Vst potrebbe dire addio alle stelle (della serie, è stato breve ma intenso)?

Chiedo spiegazioni a Massimo Capaccioli, astrofisico dell’Inaf-Osservatorio astronomico di Capodimonte a Napoli, che guida il progetto dalle sue origini, nel 1998, quando ancora l’Istituto nazionale di astrofisica neanche esisteva. Capaccioli è il papà del Vst ed è lui che ha paventato a mezzo stampa lo scenario peggiore per Vst. “Vuol sapere che succede? Succede che abbiamo tra le mani un gioiello assoluto, abbiamo realizzato un telescopio ottico che è il migliore del mondo nella sua classe e ora rischiamo di non poterlo utilizzare perché la situazione del paese è drammatica. Ci basterebbero 250 mila euro all’anno per l’elaborazione dei dati, una cifra irrisoria se si pensa che il telescopio c’è costato 15 milioni e ne costa altri 5 all’anno all’Eso, lo European Southern Observatory che gestisce il complesso astronomico sul Cerro Paranal”. Grazie a una felice intuizione, il Vst è stato realizzato dall’Italia e affidato poi all’Eso che, in cambio, ci concede gratis il 15 per cento del tempo di osservazione. Non sembra un affare, invece lo è. “Perché costruire un telescopio non basta, poi devi mantenerlo. Come per un’automobile, metterci la benzina, fare il tagliando, portarla dal meccanico… In questo modo, ci siamo garantiti l’utilizzo di Vst per i prossimi 10 anni a costo quasi zero”, spiega Capaccioli.

Vst è capace di riprendere in colpo solo una porzione di cielo pari a un grado quadrato, come quattro lune piene, e può affondare lo sguardo lontano, fino a raggiungere strutture cosmologiche come gli ammassi di galassie, o immortalare in uno scatto oggetti vicinissimi che sfrecciano intorno alla Terra, come gli asteroidi. Insomma, un fuoriclasse nell’astronomia a grande campo. Senza la quota minima di finanziamenti, però, per elaborare le immagini, l’ultimo arrivato tra le quattro cupole del Very Large Telescope, potrebbe entrare in coma appena nato. Ma davvero questi soldi non ci sono? “Il problema dei tagli alla ricerca esiste, ma niente panico”, risponde netto Nanni Bignami, neo presidente dell’Inaf. “Non ho dubbi che troveremo i soldi per Vst. Sarebbe un grave errore, oltre che assurdo, non finanziare questa ricerca dopo lo straordinario impegno per realizzare uno strumento come Vst”. Insomma, invita a calma e sangue freddo. Forse non è il caso di sbracciare dalla disperazione prima del tempo.

Certo, ormai il telescopio napoletano ha fatto il callo alle peripezie. Per conquistare uno dei posti più superbi al mondo per le osservazioni astronomiche – 2.700 metri d’altitudine circondati dal nulla per decine di chilometri – ne ha passate di tutti i colori. Prima, ci fu un incidente nella fase di trasporto che frantumò in mille pezzi lo specchio nuovo di zecca da 2,6 metri di diametro, spezzando anche il cuore a decine di ingegneri, tecnici e all’intera comunità scientifica. Si dovette rifare da capo. Poi, andò in avaria la nave salpata dall’Italia verso il Cile con a bordo delicate componenti per lo specchio che vennero irreparabilmente danneggiate. E si ricostruirono a tempo di record, in sette mesi anziché due anni, lavorando giorno e notte. Ora che finalmente Vst potrebbe godersi la gloria, l’Italia è in momento nero. Verrebbe da dire: San Gennaro, stavolta pensaci tu.

Capaccioli ha un’altra idea: “Ci vorrebbe uno sponsor”, dice. “So che l’Inaf farà tutto il possibile, e anche di più, per garantire il budget necessario. Ma è l’occasione per un momento di riflessione. Faccio appello al paese perché si stringa intorno a ciò che ha di più prezioso. Come Della Valle si è proposto per la ristrutturazione del Colosseo, altri mecenate potrebbero mettere il proprio nome su un’impresa straordinaria come questa, traendo dalle spettacolari immagini del cielo un notevole ritorno di immagine”. Se ve lo state chiedendo, la risposta è sì: siamo piuttosto messi  male.

2 Commenti

  1. Pazzesco, ma possibile che non esista un ente privato come una fondazione bancaria in grado di ovviare al problema?
    Ma poi, cosa secondo me inqueitante, perché sono venuti a mancare i fondi?
    Non basterebbe che ci pensasse lo stato…?
    Ah…!
    Già, dimenticavo, siamo in Italia.
    Bye,
    D.

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