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Disastro ambientale in Nuova Zelanda

AMBIENTE – I disastri ambientali non mancano mai, e uno che ha avuto poca eco sui nostri mezzi di comunicazione sta accadendo proprio ora in Nuova Zelanda. Mercoledi scorso la nave-cargo Rena, si è scontrata con l’Astrolabe reef e ha iniziato a rilasciare grandi quantità di greggio nel mare, e la situazione, a causa anche del maltempo sta peggiorando. La nave non solo sta perdendo le scorte di combustibile che trasportava ma anche oltre 70 container che, visto che la nave si è girata su un fianco, stanno cadendo in mare.

Due ufficiali delle Rena (il cui nome non è stato reso noto) sono stati denunciati per negligenza.

Il combustibile ha raggiunto ormai le spiagge della vicina Tauranga  e oltre 200 uccelli sono stati trovati morti. La causa principale di morte secondo gli esperti del NZ Wildlife Health Centre (Oiled Wildlife Response Centre) è l’ipotermia, conseguenza dell’essere inzuppati di olio. Gli scienziati sono sicuri che il numero di animali morti aumenterà.

Le operazioni di soccorso continuano, con lo scopo principale, per ora, di mettere in sicurezza il combustibile ancora presente sul cargo. Purtroppo anche  a causa del maltempo molti pensano che la nave si squarcerà presto in piu pezzi. In molti hanno già definito questo uno dei disastri ambientali più gravi della Nuova Zelanda.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. La mia modesta impressione è che i disastri legati ai combustibili fossili non abbiano quasi alcuna eco, come gli incidenti automobilistici sono entrati da tempo a far parte della nostra quotidianità e sono diventati “normali”. Non li temiamo più, anche se provocano stragi. Quel che temiamo è l’insolito, ciò di cui abbiamo poca o nulla esperienza nella quotidianità, ecco perché un forno che esplode ottiene un’enorme attenzione se c’è la parola “nucleare”, mentre qualche decina di morti in miniera ogni settimana non fanno notizia.
    A questa interpretazione si potrebbe obiettare che invece altre attività/tecnologie pur essendo nuove e quindi lontane dall’esperienza di tutti i giorni non scatenano le stesse paure. Ad esempio gli operai morti nell’installazione di impianti ad energia rinnovabile ottengono appena l’attenzione dei giornali provinciali (almeno 12 morti nell’installazione di fotovoltaico nel periodo marzo 2010-marzo2011).
    Forse mentalmente li classifichiamo nella quotidianità degli incidenti sul lavoro sui tetti e su impianti elettrici?

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