mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACAULISSE

Un simulatore per gli embriologi

Avete presente l’espressione Not exactly rocket science? Si tratta di un motto ironico che, purtroppo, ancora oggi è utilizzato per liquidare le scienze che non siano, per qualcuno, abbastanza “dure”.

Ad esempio: Studi paleontologia eh? Beh, non è proprio la scienza dei missili (sì, in italiano non rende molto…).

Eppure questa versione “pop” della sentenza di Ernest Rutherford “la scienza è fisica o collezionismo di francobolli”, diventa ogni giorno più parodistica.

In Spagna, ad esempio, ora esiste un simulatore per addestrare gli embriologi. Sì, un simulatore, i cui principi di funzionamento sono identici a quelli usati nell’industria aerospaziale: come si cerca di evitare che piloti (e ingegneri) mettano a repentaglio milioni di dollari di attrezzature e vite umane, questo simulatore permette agli embriologi di allenarsi nei delicati interventi di microiniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi per tutto il tempo che necessario senza distruggere materiale biologico umano di enorme valore (principalmente ovociti), e allo stesso tempo risparmiare il materiale consumabile, non certo economico (aghi, pipette, ecc…).

TEST (The Embryologist Station Training) è nato dalla collaborazione fra gli informatici di WebDecision Group (MHU, Miguel Hernandez University of Elche) guidati da Federico Botella e José-Jesús López-Gálvez della clinica per la fertilità Villa Hermosa che appunto gestisce a MHU a corsi universitari di medicina riproduttiva.

L’interfaccia del simulatore (a sx) è una console, semplificata, di un micromanipolatore (lo strumento usato per le microiniezioni), che via USB si può collegare a qualunque computer con installato il programma di gestione. A differenza di un normale allenamento, l’uso del simulatore permette anche di quantificare il risultato e i progressi.

Il progetto va avanti dal 2008, ma ora, con il coinvolgimento della compagnia farmaceutica Merck il prodotto è pronto per essere immesso sul mercato e l’Università ha richiesto un brevetto internazionale.  In futuro Botella e il suo gruppo prevedono di sviluppare simulatori adatti anche ad altre procedure di medicina riproduttiva. Con questi dispositivi insomma si formeranno nuovi specialisti in grado di aiutare coppie con problemi di fertilità. Nel mondo il numero di queste coppie è stimato attorno ai 150 milioni.

Not exactly rocket science…

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

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