CRONACA

Diffidare delle imitazioni

CRONACA – Anche nella scienza, la refurtiva ha un mercato. Con una spesa modesta, alcuni businessman aprono catene di riviste in open access nelle quali gli autori pagano per riciclare  merce rubata sotto la propria firma. In cambio di una spesa ancora più modesta, gli editori che contano possono dotarsi di software in grado di identificare i plagi. Alcuni non lo fanno.

Il motto “pubblicare o perire” è esagerato, ma all’università di Sidney 100 professori sono appena stati licenziati per non aver pubblicato “risultati di ricerca” nei tre anni precedenti. In tutto il mondo il numero delle pubblicazioni contribuisce agli indici che determinano stipendio, carriera o bonus, con il risultato che la quantità prevale sulla qualità e sulla credibilità di editori, riviste, autori, centri di ricerca e società scientifiche.

Un professore del Policlinico universitario Agostino Gemelli e dell’università del Sacro Cuore, Roma, che in un recente convegno si presentava così

Sono Massimo Antonelli, sono il presidente eletto della Società italiana di terapia intensiva e anestesia, e siedo nel consiglio direttivo della Società europea

si ritrova per esempio a essere co-autore di un articolo uscito nel 2010 sul Journal of Clinical Monitoring and Computing di cui molti paragrafi sono presi dall’articolo di Marya Zilberberg et al., dell’università del Massachusetts, uscito nel 2009 sul ben più quotato Critical Care Medicine. Sorprende che il prof. Antonelli non abbia consultato la letteratura prima di partecipare alla stesura del testo. Sorprende ancora di più che un colosso come la Springer non usi turnitin, o nel caso di ristrettezze economiche (1) duplicheckerViper. Sono entrambi gratuiti e li consigliamo anche al prof. Antonelli.

Inoltre Springer sta segando il ramo sul quale è seduto. Su Retraction Watch, dove Marya Zilberberg ha raccontato con ironia la sua disavventura, un commento riassume la situazione:

Casi di plagio come questi fanno carta igienica degli accordi sul trasferimento di copyright (dall’autore all’editore, ndr) … Sanzioni per aver violato l’accordo? Nessuna all’apparenza. Ritiro quanto ho detto. La carta igienica almeno un uso ce l’ha.

Non ce l’ha nemmeno un articolo di seconda mano, come sanno editori e autori. Infatti:

Ogni rivista di buona reputazione costringe gli autori a dichiarare per iscritto che il loro lavoro è originale.

Il gruppo Springer ha adottato le norme COPE che prevedono il ritiro dell’articolo in caso di plagio. Tuttavia alla richiesta di risolvere la vicenda, fatta da Marya Zilberberg il 6 gennaio scorso, il responsabile ha risposto il 5 marzo:

In linea con l’abituale policy di Springer, abbiamo offerto (al primo autore Shai Efrati, ndr) l’opportunità di scrivere a tale scopo un errata corrige, che poi verrà pubblicato.

Il dott. Efrati non si è ancora fatto vivo, ma speriamo di leggerne presto l’errata corrige che sarà sicuramente un “lavoro originale”. Quanto alla “policy” di Springer ricorda quella di certe riviste open access nel senso di aperte a ricercatori beatamente ignari dei progressi dell’informatica.

(1) La multinazionale ha un margine di profitto del 36%.

Crediti immagine: JanneM

3 Commenti

  1. Io lavoro per la Elsevier e noi si usa questo suftware: http://www.ithenticate.com/
    fa il cross check anche con ArXiv e con praticamente qualsiasi altro publisher. Il plagio è veramente un grosso problema: vengono assunte persone quasi esclusivamente per controllare gli articoli. Inoltre non è infrequente che personaggi famosi in un certo campo vengano inseriti nella lista degli autori senza il loro permesso… in teoria potremmo mandare un’email di conferma a tutti gli autori, ma spesso questa è una seccatura per gli autori stessi….
    La settimana scorsa ci siamo accorti per caso (tramite la segnalazione di due referee) che un autore ha mandato lo stesso identico articolo a 3 riviste diverse in contemporanea… Purtroppo la ricerca è troppo basata sulla pubblicazione come metro di giudizio e spesso si valuta di più la quantità rispetto alla qualità, soprattutto nei paesi emergenti.

  2. @Eleonora P.
    Sono d’accordo, quando servono sempre più poliziotti c’è qualcosa di marcio in Danimarca…

    grazie del link a ithenticate, il blog potrebbe interessare i lettori

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