AMBIENTEULISSE

I costi dell’inazione

AMBIENTE – La strategia dello struzzo ci costerebbe 1.4 miliardi di dollari da qui a fine secolo. A tanto, infatti, ammonterebbe il costo dei danni creati dai cambiamenti climatici nel caso in cui non venisse presa alcuna misura efficace di riduzione dei gas serra in atmosfera. A dirlo è il rapporto Valuing the Ocean Environment: Economic perspectives pubblicato in questi giorni dal SEI (Stockolm Environmental Institute).

Per giungere a una simile conclusione Frank Ackerman e Elizabeth A. Stanton, autori del rapporto, hanno preso in considerazione due possibili scenari futuri, descritti in precedenza dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC).

Il primo (“low emission scenario”) prevede una rapida riduzione delle emissioni di gas serra e quindi il raggiungimento di una temperatura media di “solo” 2.2 °C al di sopra dei livelli pre-industriali entro il 2100. Il secondo (“high emission scenario”) assume il mantenimento delle emissioni al livello attuale, con un conseguente aumento di 4 °C della temperatura per fine secolo.

I ricercatori hanno quindi calcolato l’impatto economico dei cambiamenti climatici su pesca e turismo, sulla gestione del territorio (a seguito degli uragani e dell’innalzamento del livello del mare) e sulla capacità degli oceani di assorbire il carbonio atmosferico per ognuno di essi. Ne emerge una discrepanza di 1,4 miliardi di dollari: il costo dell’inazione.

Il fardello maggiore spetterebbe agli stati tra i più poveri, soprattutto quelli africani e asiatici, dove è prevedibile una riduzione delle catture di pesca e un innalzamento del livello del mare (ad es. in Vietnam e Bangladesh) con conseguenze severe sulle popolazioni locali e sul turismo.

Tutto questo, ovviamente, senza calcolare l’incalcolabile, cioè il valore delle specie e degli habitat che finirebbero inesorabilmente persi.

Crediti immagine: jordiet

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