AMBIENTE

Fuoco amico

IL PARCO DELLE BUFALE – Riccardo Luna elogia su La Repubblica la “scoperta italiana della plastica pulita”. Da quanto scrive, l’elogio va ancora meritato.

Marco Astorri e il suo socio francese Guy Cicognani producono le “micro-antennine” negli skipass di plastica e nel 2006 notano che gli sciatori buttano migliaia di skipass nella neve. Appena questa si scioglie, le piste sembrano pattumiere. I due chiudono con gli skipass e cercando in rete a che cosa dedicarsi scoprono

un’università in mezzo all’Oceano Pacifico dove un gruppo di ricercatori sta sperimentando un modo per produrre la plastica con gli scarti della lavorazione dello zucchero: il melasso, sostanza che oggi ha un costo per essere smaltito ma può diventare invece la materia prima per una plastica davvero bio.

La sostanza viene ingerito da batteri che la metabolizzano in PHA, degli alcani che da una trentina d’anni aziende multinazionali e non derivano dal mais e dalla canna da zucchero e trasformano in sacchetti, bicchieri, posate ecc. di plastica biodegradabile. Astorri e Cicognani vanno in mezzo all’Oceano e “comprano” il brevetto per250 mila dollari.

Nel 2007 il nuovo polimero viene battezzato Minerv… Un anno dopo arriva la certificazione internazionale: “Il Minerv è biodegradabile in terra, acqua dolce e acqua di mare”, attestano a Bruxelles. Astorri lo spiega così: “In 10 giorni i granuli di MinervPHA si dissolvono in acqua senza alcun residuo “. Miracolo.

Nasce una start-up:

L’accordo è con la cooperativa agricola emiliana CoProB che produce il 50 per cento dello zucchero italiano. Oltre a tantissimo melasso. Saranno loro, i contadini emiliani, i titolari del primo impianto BioOn – con l’aiuto del colosso degli impianti industriali Techint – che aprirà a fine anno…

I metaboliti usciti dal bioreattore della CoProB e assemblati in MinervPHA verranno venduti a produttori di

occhiali da sole italiani, computer californiani, televisori coreani e persino confezioni di merendine per bambini. “Tutti mi dicono che sono seduto su una montagna d’oro ma non è così che mi sento, dice Astorri. Mi sento su una scala di cui non si vede la fine”.

Riccardo Luna conclude:

L’inizio in compenso si vede benissimo. Era il 1954 e a pochi chilometri da Minerbio, Ferrara, negli stabilimenti della Montecatini, un grande chimico italiano scopriva la regina delle plastiche, il polipropilene isotattico, noto come il Moplen…  Il 12 dicembre 1963 Giulio Natta e il chimico tedesco Karl Ziegler ricevevano il premio Nobel. Nella motivazione si legge: “Le conseguenza scientifiche e tecniche della scoperta sono immense e ancora non possono essere valutate pienamente”. Sarebbe la seconda volta che un italiano reinventa la plastica.

Che il collega faccia un uso improprio delle foglie di barbabietola? si chiede la custode.
La reinvenzione è di Jian Yu a parecchi chilometri da Minerbio. Una plastica che dopo l’uso si può buttare tranquillamente in terra, fiumi, laghi e mari – invece di riusare, ricuperare e riciclare – incoraggia a imitare gli sciatori sporcaccioni. L’aggiunta spensierata di PHA nell’ambiente non può che alterare l’equilibrio del microbiota da quale dipende la catena alimentare.
Daniela Pietropoli, l’esperta di Valutazione Ambientale Strategica che per Oggi Scienza ha consultato la Parte quarta del Codice dell’ambiente, il melasso va considerato un sottoprodotto come da art. 184-bis:
la norma prevede che “d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana
Ci sono buoni motivi per non sottrarre gli avanzi di melasso al ciclo dei rifiuti, aggiunge Daniela. La custode ha anche una domanda. Con il melasso si fanno mangimi per bovini, suini, pennuti d’allevamento, scioglierlo in terra e in acqua farà aumentare di quanto il prezzo del cibo?

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