CRONACA

Continenti a zonzo

CRONACA – Dove starà l’Italia fra 100 milioni di anni? Forse più vicina al Polo Nord. Insieme alla gran parte delle altre terre emerse peraltro, a formare il nuovo supercontinente Amasia. Almeno secondo un nuovo studio fresco fresco di pubblicazione su Nature.

300 milioni di anni fa c’era Pangea, un supercontinente situato intorno all’equatore pian piano disgregato dalle spinte tettoniche. Che esista una deriva dei continenti è noto da parecchio tempo, e gli scienziati stimano che i cicli di superaggregazione e di disgregazione durino più o meno 500 milioni di anni. Non è però facile nè capire esattamente come erano disposte le terre in passato ne come lo saranno in futuro. Le ipotesi attuali sono principalmente due: quella dell’introversione (i continenti tornano verso la Pangea originale) e quella dell’estroversione, il supercontinente si forma dalla parte opposta a dove stava pangea. Secondo questo studio recente invece esiste una terza ipotesi, quella dell’ortoversione e cioè della formazione di un supercontinente in direzione perpendicolare alla linea che unisce le due altre ipotesi (verso l’artico, appunto).

La tecnica usata anche da Ross Mitchell, dell’Università di Yale, e colleghi in questo studio è quella di osservare l’orientamento magnetico nei campioni di roccia prelevati in diverse parti del mondo. Le tracce che troviamo oggi hanno l’orientamento che avevano nel momento in cui la roccia si è solidificata. In questo modo è possibile (tenendo conto della posizione dei poli magnetici) capire la posizione relativa che il campione di roccia aveva nel momento della solidificazione. Se però è abbastanza semplice capire la latitudine meno facile è fare lo stesso con la longitudine, che varia poco spostandosi di meridiano in meridiano.

Il team di Mitchell però ha pensato di utilizzare il fenomeno delle deriva dei poli (il poli si spostano pian pianino in risposta ai movimento delle masse interne del pianeta). I ricercatori hanno dunque prima ricostruito il movimento passato dei poli e grazie a questo hanno anche ottenuto la posizione antica dei campioni di roccia analizzati. In base ai movimenti passati hanno poi costruito un modello per prevedere quelli futuri.

Conoscere il modo in cui i continenti si sono divisi durante le ere geologiche è importante anche per ricostruire le migrazioni degli animali e delle specie vegetali nel passato (e offre indicazioni anche per cercare petrolio e gas naturale, che si formano nei punti in cui i continenti si dividono), hanno spiegato gli autori.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

4 Commenti

  1. Ma quanta approssimazione in tutti gli articoli di biologia (zoologia-botanica-biogeografia) e geologia che si legge in questa rivista, ma veramente cronica.

  2. Non essendo laureato in alcuna materia scientifica, leggendo certi commenti al negativo mi verrebbe da chiedere di motivare esattamente tutte queste inesattezze o, meglio, approsimazioni rilevate nel presente articolo così che i comuni mortali possano capirne meglio, ma sembra più facile buttare il sasso del disappunto e scappare via.

  3. Che lei non è laureato in scienze si vede, studi e capirà….è facile assorbire come una spugna tutto quello che arriva…..i poli si spostano pian pianino trallallero trallallà…!

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