CRONACA

A suon di cromatofori

CRONACA – Sapete che cosa sono le macchie di colore che ballonzolano al suono della musica dei Cypress Hill qui sopra? Cromatofori sulla pelle della seppia (qui in particolare di Loligo pelalei). Il video impazza in rete, ma se non vi piace il rap potete provare con una versione più classica, come questa:

Da qualche parte si è detto che questi cromatofori sono responsabili dell’iridescenza che si osserva sulla pelle delle seppie (qui un esempio in un’altra specie), ma non è del tutto esatto. Inanzitutto l’iridescenza è una proprietà delle superfici di cambiare colore quando si cambia l’angolo da cui le si guarda, e invece il colore che vediamo prodotto dai cromatofori è sempre lo stesso anche spostando l’occhio sopra la macchia colorata. In natura la bio-iridescenza è fenomeno comune, lo si osserva sulle ali delle farfalle, sul guscio chitinoso dei coleotteri per esempio e i metodi per ottenerla possono essere molto diversi, ma si basano in generale sulla modulazione che avviene sulla luce che colpisce una superficie, attraverso fenomeni di interferenza. Mi spiego meglio: in genere perché avvenga l’iridescenza sono necessari più strati di superfici semistraparenti, la luce che li colpisce viene riflessa più volte dai vari strati e subisce degli spostamenti di fase. Le diverse riflessioni inoltre fanno interferenza le une con le altre. In pratica la struttura fisica della superficie è in grado di modulare la luce che la colpisce amplificando o smorzando selettivamente certe frequenze luminose. In che modo questo fenomeno sia ottenuto varia di caso in caso, a volte con superfici chitinose, in altri casi con cristalli e così via.

I cromatofori invece si basano unicamente sulle proprietà di un pigmento e non sfruttano il fenomeno fisico descritto sopra. Un cromatoforo come dice la parola stessa è una cellula che contiene del pigmento: se il pigmento è rosso si vedrà rosso, se è giallo, giallo e così via. La modulazione avviene sì ma sull’estensione di superficie pigmentata visibile (in questo caso modulata da contrazioni muscolari). Il fenomeno è comunque interessante e il video godibile (è stato prodotto da Backyard Brains, un gruppo che mette a punto sistemi per registrare l’attività nervosa a basso costo a scopi educativi: hanno prima creato un dispositivo che traduce in segnale elettrico l’onda sonora e poi l’hanno applicata all’epidermide della seppia, col risultato di “suonare” letteralmente i cromatofori).

Qualcosa a che fare con l’iridescenza in realtà c’è. Infatti i cromatofori (che in questa specie sono rossi, gialli e marroni) si trovano su uno strato di pelle più superficiale, mentre più in profondità si trovano gli iridofori che invece provocano una vera e propria iridescenza. Un paper (sui Proceedings of the Royal Society B) recente ha dimostrato che gli iridofori in effetti possono essere modulati temporalmente, ma hanno comunque tempi di modifica molto più lunghi dei cromatofori, che come invece si vede nel video cambiano davvero rapidamente.

Qui il video degli iridofori:

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

2 Commenti

  1. Le ricerche iniziate con l’assone del calamaro gigante trovano di quetsi seguiti, interessanti dal punto di vista ludico, ma da approfondire per la conoscenza dei meccanismi più fini che presiedono alla interazione cellulari. Ci si sposta dal vecchio paradigma substrato-recettore-reazione al recente segnale-recettore-reazione. Che le ricerche possano continuare, magare seguite da quelche utile applicazione.

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